✕

L’autocrate Orbán incassa l’assist di Trump e Putin: “Siamo pronti per la pace

(reuters)

Ascolta l'audio

Per il magiaro in difficoltà nei sondaggi ospitare il vertice è un regalo degli amici Donald e Vladimir da sfruttare in chiave elettorale
2 minuti di lettura

L’incontro in programma tra i presidenti di Russia e Stati Uniti è una grande notizia per le persone del mondo che amano la pace. Siamo pronti!». Viktor Orbán gongola. Si affretta a chiamare Donald Trump, per assicurarlo che ha già avviato i preparativi per il vertice. Non c’è ancora una data, ma il summit più importante dopo quello - fallito - in Alaska tra Trump e Putin si terrà a Budapest, capitale dell’Ungheria, Paese che l’autocrate governa con pugno di ferro da 15 anni. Il formidabile assist al «grande leader», come Trump ha definito Orbán più volte, non potrebbe arrivare in un momento più propizio.

Per la prima volta da quando è al potere, il premier magiaro rischia di perdere le elezioni: «Il suo rivale Peter Magyar lo insidia nei sondaggi e potrebbe batterlo nella primavera 2026», sottolinea Marton Gergely, direttore di uno dei pochissimi settimanali ancora liberi in Ungheria, Hvg, interpellato al telefono da Repubblica. La scelta di tenere il summit lì è dunque un regal…

L’incontro in programma tra i presidenti di Russia e Stati Uniti è una grande notizia per le persone del mondo che amano la pace. Siamo pronti!». Viktor Orbán gongola. Si affretta a chiamare Donald Trump, per assicurarlo che ha già avviato i preparativi per il vertice. Non c’è ancora una data, ma il summit più importante dopo quello - fallito - in Alaska tra Trump e Putin si terrà a Budapest, capitale dell’Ungheria, Paese che l’autocrate governa con pugno di ferro da 15 anni. Il formidabile assist al «grande leader», come Trump ha definito Orbán più volte, non potrebbe arrivare in un momento più propizio.

Per la prima volta da quando è al potere, il premier magiaro rischia di perdere le elezioni: «Il suo rivale Peter Magyar lo insidia nei sondaggi e potrebbe batterlo nella primavera 2026», sottolinea Marton Gergely, direttore di uno dei pochissimi settimanali ancora liberi in Ungheria, Hvg, interpellato al telefono da Repubblica. La scelta di tenere il summit lì è dunque un regalo di entrambi, Trump e Putin, a un alleato fedele che nessuno dei due ha interesse a perdere. Ed è uno schiaffo all’Unione europea e un messaggio poco rassicurante verso l’Ucraina.

Tra Trump e Orbán i rapporti sono strettissimi da anni, e l’erosione profonda della democrazia attuata dall’autocrate è un esempio per il presidente americano. I repubblicani Maga e Fidesz, il partito di Orbán, si vedono regolarmente nelle riunioni del Cpac, incontri a porte chiuse dove scambiano idee e road map da anni. Il potere del premier ungherese e dei suoi è sempre più schiacciante, erode la libertà di stampa, annichilendo il Parlamento e strappando ogni autonomia a una parte della magistratura. Che Trump stia seguendo lo stesso modello è sotto gli occhi di tutti. E che voglia proteggere chi lo applica brutalmente in Europa, altrettanto.

Mantenere Orbán al potere è anche nell’interesse di Putin, che ha avuto nel premier il suo più fedele e stretto alleato in Europa. Budapest si è opposta sistematicamente ai pacchetti di sanzioni Ue, e Orbán ha negoziato per se stesso delle eccezioni quando l’intero continente ha cominciato a chiudere i rubinetti del gas e del petrolio russo. Ed è la testa d’ariete in Europa di un modello autoritario che Orbán ha copiato proprio da Putin, dalla repressione dell’opposizione alla criminalizzazione delle ong e la persecuzione delle minoranze Lgbtqi+.

Inoltre non è un caso, fa notare Gergely, «che Putin già prima del vertice in Alaska avesse suggerito l’Ungheria come sede di un eventuale vertice a due con Trump». Perché l’altro aspetto poco rassicurante per un summit in Ungheria sulla guerra in Ucraina è la viscerale avversione di Orbán contro Zelensky. «Da mesi sta organizzando una campagna di odio verso Zelensky che sfrutta per danneggiare il suo avversario, Peter Magyar», racconta il direttore di Hvg. L’ultima trovata di Orbán è suggerire che i servizi segreti ucraini abbiano creato a tavolino il partito di Peter Magyar, Tisza. Per prevenire nuovi attacchi e nuova campagne diffamatorie, il leader dell’opposizione ha scritto ieri sera su Facebook che «accoglie con favore» la scelta di tenere il summit Trump-Putin a Budapest. «Ogni giorno che continua a infuriare la guerra - ha scritto Magyar - è un giorno buio».

Leggi i commenti