✕

Trump-Putin, Bruxelles in ansia per il sostegno americano. La grana dell’ingresso di Putin in Europa

Ascolta l'audio

Disagio per la scelta di Budapest: provocazione che porrà anche il problema del diritto di sorvolo per l’aereo del presidente russo
2 minuti di lettura

BRUXELLES – Imbarazzo e perplessità. La Ue e quasi tutte le Cancellerie europee hanno assistito alle dichiarazioni di Casa Bianca e Cremlino con un certo disagio. Perché, è la sensazione emersa nei Palazzi delle istituzioni europee, «tutto il duro lavoro fatto per riportare il leader statunitense dalla parte giusta è di nuovo traballante».

Fino a tarda sera, allora, da Bruxelles non è stata rilasciata alcuna dichiarazione ufficiale. Ma la tempistica e la modalità con cui Donald Trump ha annunciato il possibile vertice a Budapest ha preoccupato non poco. Per una serie di motivi. Il primo è appunto che si rischia di tornare al vertice dello scorso agosto in Alaska in cui gli States apparivano schiacciati sulle richieste di Putin. Il secondo riguarda la circostanza che la telefonata è intercorsa proprio a 24 ore dell’incontro a Washington con il presidente ucraino Zelensky. Colloquio che era stato fissato per discutere la consegna da parte Usa dei missili a lungo raggio Tomahawk. Ch…

BRUXELLES – Imbarazzo e perplessità. La Ue e quasi tutte le Cancellerie europee hanno assistito alle dichiarazioni di Casa Bianca e Cremlino con un certo disagio. Perché, è la sensazione emersa nei Palazzi delle istituzioni europee, «tutto il duro lavoro fatto per riportare il leader statunitense dalla parte giusta è di nuovo traballante».

Fino a tarda sera, allora, da Bruxelles non è stata rilasciata alcuna dichiarazione ufficiale. Ma la tempistica e la modalità con cui Donald Trump ha annunciato il possibile vertice a Budapest ha preoccupato non poco. Per una serie di motivi. Il primo è appunto che si rischia di tornare al vertice dello scorso agosto in Alaska in cui gli States apparivano schiacciati sulle richieste di Putin. Il secondo riguarda la circostanza che la telefonata è intercorsa proprio a 24 ore dell’incontro a Washington con il presidente ucraino Zelensky. Colloquio che era stato fissato per discutere la consegna da parte Usa dei missili a lungo raggio Tomahawk. Che, a questo punto, potrebbe essere rimessa in discussione.

Non solo. Nei prossimi giorni, la Ue dovrà fare i conti su come reagire alla situazione che il ras di Mosca possa mettere piede in territorio comunitario. Al di là del mandato di cattura emesso dalla Corte penale internazionale, di cui Budapest non fa più parte, l’Unione dovrà decidere se le sanzioni già emesse in qualche modo possano creare un caso. Per arrivare nella capitale ungherese Putin dovrà sorvolare almeno la Polonia o la Romania (non potendo passare sui cieli ucraini). Come gestire questa circostanza? Un quesito che provoca diversi impacci. Anche perché la proposta di tenere il summit in Ungheria non era stata concordata con nessuno dei vertici del Vecchio Continente, ad eccezione ovviamente del premier Viktor Orbán. Una modalità che viene considerata una provocazione e un modo per far capire agli “alleati” europei che non saranno loro a decidere come arrivare alla pace in Ucraina.

L’altro aspetto riguarda il Consiglio europeo della prossima settimana che dovrebbe discutere le nuove sanzioni contro la Russia. La contrarietà già manifestata da Orbán e dallo slovacco Fico assume adesso un valore diverso. Confrontarsi su questa misura mentre gli “sherpa” di Washington e Mosca parlano di come trovare un accordo diventa a dir poco complicato. E poi tutto passa sulla testa dell’Europa che riperde il ruolo che credeva di aver riconquistato.

Tra l’altro la conversazione Trump-Putin si è svolta mentre la Commissione Ue presentava la “Roadmap” sulla difesa per essere “Pronti” entro il 2030 a tenere testa alla Russia. L’Unione prova infatti a organizzare una prima forma di difesa da realizzare nei prossimi 5 anni. Ma nel progetto c’è un baco: «Sulla difesa europea gli Stati membri sono al comando», hanno ammesso l’Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, e il commissario competente, Andrius Kubilius. E infatti il tutto viene in sostanza affidato a “coalizioni volontarie di capacità”. In sostanza i singoli Stati dovranno o potranno concordare modalità di azione senza alcun obbligo comunitario. Questo è anche il risultato di diversi “stop” ricevuti dai governi, in particolare quelli di Francia, Germania e Italia che hanno ricordato a Ursula von der Leyen che la competenza è nazionale.

Lo schema, dunque, assomiglia più a un suggerimento. Si basa sulle “coalizioni di capacità”: gruppi di Stati che lavorano insieme per portare al 40% entro il 2030 (oggi è al 20%) la quota di acquisti congiunti e garantire che almeno il 55% di investimenti vada a industrie europee. Quattro i progetti bandiera: il muro di droni operativo entro due anni; la Guardia del fianco est; lo scudo aereo europeo e quello spaziale. Finanziamenti da chiarire. Kubilius parla di un “big bang” da 6.800 miliardi in dieci anni «dai bilanci nazionali» e dell’uso di 300 miliardi non spesi del Recovery Fund.

Leggi i commenti