Trump-Putin, riparte il dialogo: presto un summit a Budapest. Gli Usa frenano sui Tomahawk
dal nostro inviato Paolo MastrolilliWASHINGTON – Due ore al telefono, per darsi appuntamento a Budapest nel futuro prossimo, «entro due settimane». La conversazione di ieri fra il presidente americano Trump e quello russo Putin riapre e rilancia il dialogo per mettere fine alla guerra in Ucraina alla vigilia dell’incontro di oggi nello Studio Ovale con il leader di Kiev Zelensky. Resta da capire se questo è l’effetto della minaccia di fornire i missili Tomahawk al Paese aggredito, che potrebbe aver convinto il capo del Cremlino a prendere sul serio il negoziato, o se l’ex agente del Kgb è riuscito ancora una volta ad irretire l’ex costruttore di New York, riportandolo dalla sua parte proprio mentre sembrava pronto a dare armi e imporre sanzioni allo scopo di mettere pressione. Atterrando a Washington, ieri sera, Zelensky ha commentato: «Mosca ha riaperto il dialogo quando ha sentito parlare dei Tomahawk, speriamo che la fine della guerra in Medio Oriente aiuti a far cessare anche quella con la Russia».
È stato lo s…
WASHINGTON – Due ore al telefono, per darsi appuntamento a Budapest nel futuro prossimo, «entro due settimane». La conversazione di ieri fra il presidente americano Trump e quello russo Putin riapre e rilancia il dialogo per mettere fine alla guerra in Ucraina alla vigilia dell’incontro di oggi nello Studio Ovale con il leader di Kiev Zelensky. Resta da capire se questo è l’effetto della minaccia di fornire i missili Tomahawk al Paese aggredito, che potrebbe aver convinto il capo del Cremlino a prendere sul serio il negoziato, o se l’ex agente del Kgb è riuscito ancora una volta ad irretire l’ex costruttore di New York, riportandolo dalla sua parte proprio mentre sembrava pronto a dare armi e imporre sanzioni allo scopo di mettere pressione. Atterrando a Washington, ieri sera, Zelensky ha commentato: «Mosca ha riaperto il dialogo quando ha sentito parlare dei Tomahawk, speriamo che la fine della guerra in Medio Oriente aiuti a far cessare anche quella con la Russia».
È stato lo stesso Trump ad annunciare la chiamata sul suo social, alle 11 e 21 minuti di ieri mattina: «Sarà lunga». Circa due ore dopo ha rivelato com’era andata: la conversazione «è stata molto produttiva». Esito positivo, ma anche probabile indizio che la fornitura dei Tomahawk è rimandata. «Putin si è congratulato per il grande traguardo della pace in Medio Oriente. Credo davvero che quel successo contribuirà ai nostri negoziati per porre fine alla guerra con Russia e Ucraina». È possibile, ma si tratta anche dell’abituale tecnica di Vladimir di lusingare Donald per tirarlo dalla sua parte, come conferma anche il passaggio successivo nel messaggio del capo della Casa Bianca: «Abbiamo anche trascorso molto tempo a parlare di scambi commerciali tra Russia e Usa una volta terminata la guerra», alimentando il sospetto che lo sfruttamento delle risorse energetiche di Mosca sia il vero obiettivo, capace di far cambiare posizione a Trump. «Al termine della chiamata abbiamo concordato che la prossima settimana si terrà una riunione dei nostri consiglieri di alto livello. I primi incontri con gli Usa saranno guidati dal segretario di Stato Marco Rubio. La sede dell’incontro deve ancora essere definita».
Dunque il capo della diplomazia americana e quello russo Lavrov si parleranno a breve, e si incontreranno, per preparare il vertice tra i leader: «Putin e io ci incontreremo poi in una località concordata, Budapest, in Ungheria, per valutare se possiamo porre fine a questa “ingloriosa” guerra. Zelensky e io ci incontreremo nello Studio Ovale, dove discuteremo della mia conversazione con Putin e di molto altro. Credo che la chiamata di oggi abbia prodotto grandi progressi».
Poco dopo la portavoce Karoline Leavitt ha confermato che il nuovo vertice è molto probabile e vicino. Quindi ha aggiunto che Trump «non ha chiuso la porta alla possibilità di mettere Putin e Zelensky nella stessa stanza».
Il primo vertice di Anchorage era fallito, un po’ per le incomprensioni tra l’inviato speciale Witkoff e il capo del Cremlino, e molto perché Mosca non aveva intenzione di fermare la sua offensiva, mentre guadagnava terreno. Trump si era risentito ed aveva iniziato ad alzare la voce, dicendosi «molto deluso» da Vladimir. Alle parole sono seguiti i fatti, l’appuntamento di oggi con Zelensky, che doveva servire a decidere se fornirgli i Tomahawk, necessari a colpire le retrovie logistiche delle forze armate russe per deragliare i loro attacchi, ma anche lanciare a Putin il segnale che non può vincere la guerra. Donald e Volodymyr intendevano parlare anche delle difese aeree Patriot e delle sanzioni per bloccare l’export di petrolio e gas russo. Ora l’agenda cambia, anche perché Vladimir ha avvertito che i missili a lunga gittata danneggerebbero le prospettive di pace. «Non possiamo esaurire le nostre scorte, servono anche a noi», ha frenato ieri Trump. Ora si tratta di vedere se Zelensky riuscirà a riportare il tycoon dalla sua parte, o vedrà nella telefonata di ieri uno spiraglio per negoziare.