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Usa-Venezuela, venti di guerra Maduro: Trump vuole il golpe

(afp)
Missioni segrete della Cia, aerei e soldati nelle basi dei Caraibi. Il tycoon: “Operazione di terra”. E la Nobel Machado applaude
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New York – Dopo che Donald Trump ha annunciato di aver autorizzato gli 007 della Cia a compiere operazioni segrete in Venezuela, il presidente venezuelano Nicolás Maduro parla apertamente di «golpe organizzato dalla Cia» e avvia esercitazioni militari. Poche ore dopo, la Casa Bianca torna alla carica e dichiara Maduro «illegittimo». Nel mezzo si è inserisce la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado – vincitrice del Nobel per la pace e alleata del tycoon – che chiede agli Stati Uniti di «fermare la guerra cominciata da Maduro».

I segnali di un potenziale conflitto cominciano a essere molti. Secondo il Washington Post, l’unità americana d’élite dell’aviazione è volata nelle acque caraibiche a meno di 150 chilometri dalla costa del Venezuela. Video finiti sulla rete all’inizio di ottobre mostrano elicotteri d’attacco Little Bird e Black Hawk muoversi sopra il mare aperto, vicino a una piattaforma petrolifera. Il Post sostiene che fossero al largo di Trinidad, vicino al…

New York – Dopo che Donald Trump ha annunciato di aver autorizzato gli 007 della Cia a compiere operazioni segrete in Venezuela, il presidente venezuelano Nicolás Maduro parla apertamente di «golpe organizzato dalla Cia» e avvia esercitazioni militari. Poche ore dopo, la Casa Bianca torna alla carica e dichiara Maduro «illegittimo». Nel mezzo si è inserisce la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado – vincitrice del Nobel per la pace e alleata del tycoon – che chiede agli Stati Uniti di «fermare la guerra cominciata da Maduro».

I segnali di un potenziale conflitto cominciano a essere molti. Secondo il Washington Post, l’unità americana d’élite dell’aviazione è volata nelle acque caraibiche a meno di 150 chilometri dalla costa del Venezuela. Video finiti sulla rete all’inizio di ottobre mostrano elicotteri d’attacco Little Bird e Black Hawk muoversi sopra il mare aperto, vicino a una piattaforma petrolifera. Il Post sostiene che fossero al largo di Trinidad, vicino al Venezuela. Farebbero parte di un addestramento in vista di un possibile attacco.

Salutato pochi giorni fa come «presidente della pace», Trump ormai parla apertamente di «operazioni di terra» e accusa Maduro di guidare la gang di narcotrafficanti “Cártel de los Soles” e di «aver infestato l’America di criminali». Sulla sua testa Washington ha messo una taglia da 50 milioni di dollari. Diecimila soldati sono dislocati nelle basi Usa nei Caraibi, sette navi da guerra e un sommergibile navigano nell’area. Nelle ultime settimane l’esercito americano ha fatto esplodere, in acque internazionali, cinque imbarcazioni che trasportavano presunti narcotrafficanti partiti dal Venezuela. Ventisette le persone uccise. L’ultimo raid è avvenuto martedì.

Lo scontro tra un presidente populista e uno che si considera l’erede rivoluzionario di Hugo Chávez e Fidel Castro ha alzato la tensione nei Caraibi al punto da far parlare di riedizione della crisi del ’62, quando il presidente John F. Kennedy lanciò la sfida a Cuba con blocchi navali e minaccia di lancio di missili. L’angoscia era quasi apocalittica. I parallelismi sono facili da tracciare, ma la storia stavolta appare diversa. Allora Kennedy parlava di minaccia comunista, adesso Trump di narcotraffico. Allora c’era Fidel, leader carismatico, ora Maduro, la cui legittimità è contestata a livello internazionale. Sessant’anni fa le operazioni erano sottotraccia, mentre adesso tutto passa attraverso social e tv.

The Donald pubblica ogni settimana su Truth video dei raid contro le barche di narcotrafficanti, di cui non indica mai i nomi, mentre cita al grammo il quantitativo di droga a bordo. Dopo l’annuncio del tycoon sul via libera alla Cia, Maduro ha annunciato “l’Operazione Indipendenza 200”, esercitazioni militari nelle zone confinanti con la Colombia. «Attiveremo l’intera forza militare di difesa globale, difesa popolare e difesa di polizia».

Subito dopo, però, è andato in tv e lanciato un appello al popolo degli Stati Uniti: «No ai colpi di stato orchestrati dalla Cia, che tanto ci ricordano le 30 mila persone scomparse nei golpe in Argentina e in Cile». Per poi aggiungere: «Ascoltatemi, no alla guerra, sì alla pace». Non proprio alla Fidel.

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