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L’Iran considera chiuso l'accordo del 2015 sul nucleare

Il ministro degli Esteri iraniano
Il ministro degli Esteri iraniano 

Teheran ha annunciato di non essere più soggetto a restrizioni sul suo programma nucleare a seguito della scadenza di oggi del Trattato di non proliferazione nucleare

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L'Iran ha annunciato di non essere più vincolato all’accordo, firmato nel 2015 tra Teheran e le potenze mondiali, che limitava il programma atomico iraniano in cambio della revoca delle sanzioni.

"Tutte le disposizioni dell'accordo, comprese le restrizioni sul programma nucleare iraniano e sui meccanismi correlati, sono considerate rescisse", ha dichiarato il ministero degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in una nota.

Il Trattato di non proliferazione nucleare era in crisi da quando gli Stati Uniti lo avevano abbandonato nel 2018 e avevano reintrodotto sanzioni. L'Iran aveva risposto accelerando gradualmente il suo programma nucleare, arricchendo l'uranio al 60%, ben al di sopra del limite consentito dall'accordo. La situazione si è ulteriormente deteriorata dopo la guerra di 12 giorni lanciata a metà giugno da Israele, seguita dagli Stati Uniti, che hanno bombardato gli impianti nucleari iraniani. I colloqui tra Casa Bianca e Iran iniziati ad aprile sono stati interrotti e Teheran ha sospeso la cooperazione con l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea), ripresa poi all'inizio di settembre.

L'intesa aveva come data di scadenza il 18 ottobre 2025, dieci anni dopo la sua ratifica da parte dell'Onu con la risoluzione 2231. Tuttavia, il 28 settembre, le risoluzioni in vigore prima della firma del patto sono state ripristinate. La misura è stata promossa da Francia, Germania e Regno Unito (E3), che ritenevano che Teheran non avesse rispettato i propri impegni.

Teheran ha affermato di rimanere impegnata nella diplomazia, ma ha chiesto che il programma nucleare del Paese venga rimosso dalle questioni in sospeso del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. "Il programma nucleare iraniano deve essere trattato allo stesso modo di qualsiasi programma nucleare di un Paese membro del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) non dotato di armi nucleari", ha sottolineato il ministero degli Esteri. Nella dichiarazione ha anche denunciato l'"abuso" da parte dell'E3 del meccanismo di ripristino automatico delle sanzioni Onu contro Teheran e ha sottolineato che le azioni dei tre Paesi europei "non pregiudicano in alcun modo le disposizioni giuridiche della Risoluzione 2231, inclusa la sua data di scadenza".

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in una lettera ai vertici delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza, ha sottolineato che la Risoluzione 2231 del Consiglio è "scaduta e terminata" oggi, 18 ottobre 2025, definendo "illegale e nulla" la recente decisione delle Nazioni Unite di attivare il meccanismo di snapback e di reimporre sanzioni contro l'Iran, sulla base della richiesta "illecita" dei Tre E (Regno Unito, Francia e Germania) per il mancato impegno del Paese nei confronti dell'accordo sul nucleare dal 2019.

"Il Segretariato delle Nazioni Unite non è un organo decisionale o interpretativo; non può alterare o estendere gli effetti giuridici delle decisioni del Consiglio di Sicurezza, né vincolare gli Stati membri con pronunciamenti unilaterali", ha affermato Araghchi, citato dall'Isna. "Qualsiasi notifica o conferma da parte del Segretariato che implichi il contrario sarebbe giuridicamente invalida e minerebbe la credibilità istituzionale delle Nazioni Unite", ha aggiunto il capo della diplomazia iraniana.

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