Siria, riapre al turismo la cittadella di Aleppo: il patrimonio Unesco bombardato durante la guerra
di Elena DusiDall’alto sembra una corona illuminata. Non c’è molta corrente elettrica ad Aleppo, ma per l’inaugurazione della cittadella, patrimonio mondiale dell’Unesco, bombardata a più riprese durante la guerra civile, il nuovo governo della Siria ha voluto riaccendere ogni lampada distrutta da tredici anni di conflitto e dal terremoto del 2023.
Le luci circondano le mura, il portale di ingresso, anche una torre avvolta dalle impalcature. La festa di inaugurazione della cittadella restaurata ha attirato i visitatori del paese, ma non manca una coppia di giapponesi che saluta, scatta foto e regala un buon auspicio per la ripresa del turismo in un paese dall’economia ancora strozzata.
“Abbiamo ripulito le macerie, ricostruito la pavimentazione, piantato alberi e installato panchine. Le infrastrutture per l’acqua e l’elettricità sono state rifatte. Abbiamo restaurato anche il teatro e la moschea di Nureddine Zengi” elenca Munir al-Qasqas, l’energico direttore delle Antichità e dei Musei di Aleppo…
Dall’alto sembra una corona illuminata. Non c’è molta corrente elettrica ad Aleppo, ma per l’inaugurazione della cittadella, patrimonio mondiale dell’Unesco, bombardata a più riprese durante la guerra civile, il nuovo governo della Siria ha voluto riaccendere ogni lampada distrutta da tredici anni di conflitto e dal terremoto del 2023.
Le luci circondano le mura, il portale di ingresso, anche una torre avvolta dalle impalcature. La festa di inaugurazione della cittadella restaurata ha attirato i visitatori del paese, ma non manca una coppia di giapponesi che saluta, scatta foto e regala un buon auspicio per la ripresa del turismo in un paese dall’economia ancora strozzata.
“Abbiamo ripulito le macerie, ricostruito la pavimentazione, piantato alberi e installato panchine. Le infrastrutture per l’acqua e l’elettricità sono state rifatte. Abbiamo restaurato anche il teatro e la moschea di Nureddine Zengi” elenca Munir al-Qasqas, l’energico direttore delle Antichità e dei Musei di Aleppo.
Intorno al castello la città è un’alternanza di luci e ombre. Il suq turistico è stato ricostruito, mentre quello locale originario resta in macerie. Al museo nazionale di Aleppo è tornata la missione degli archeologi dell’università di Firenze. “Ma le sale non sono ancora visitabili. Dopo un periodo di corso per i curatori locali procederemo all’allestimento del giardino esterno. Poi passeremo anche all’interno” spiega Marina Pucci, che insegna Archeologia e storia dell’arte del vicino oriente antico.
“Per fortuna i furti e i traffici illegali di reperti, diffusi nel resto della Siria, hanno risparmiato il museo di Aleppo. I curatori non hanno mai abbandonato le sale, anche nei periodi di guerra più duri”. Gli archeologi di Firenze hanno già restaurato la statua di basalto alta due metri del decimo secolo a.C. che raffigura un uomo ornato di gioielli. Un colpo di mortaio nel 2015 l’aveva frantumata in tre pezzi.
“Le scene di distruzione - conferma al-Qasqas, nominato dal nuovo governo - sono ancora presenti attorno alla cittadella, simbolo della violenza del regime di Assad contro gli uomini e le pietre. I suoi aerei hanno lanciato bombe direttamente sugli edifici storici della città, distruggendo molti resti archeologici”.
Non è andata troppo meglio a Ebla, il sito del terzo millennio a.C. scavato dagli archeologi dell’università Sapienza di Roma guidati da Paolo Matthiae. Qui nel palazzo reale, esattamente 50 anni fa, sono state ritrovate 17mila tavolette cuneiformi, una delle scoperte recenti più importanti del vicino oriente antico.
“Durante la guerra civile il sito è stato usato come accampamento militare” spiega Davide Nadali, l’archeologo della Sapienza che ha ereditato da Matthiae la direzione degli scavi di Ebla. “Più che a scavare, in realtà. al momento pensiamo a come recuperare i danni che si sono accumulati soprattutto tra il 2014 e il 2019”.
La collina fortificata che ospitava l’antica città, 55 chilometri a sud di Aleppo, durante la guerra civile era diventata base dei ribelli di Daesh, che a dicembre del 2024 sono riusciti a cacciare il governo di Bashar al-Assad. Quella che era una milizia islamista oggi occupa il potere con il presidente Ahmad al-Shara, ha organizzato elezioni semi-rappresentative e vuole insufflare aria nell’economia del paese anche attraverso il turismo. “C’è interesse per il restauro di Ebla, ma dobbiamo stare attenti perché l’esterno del sito è ancora minato” spiega Nadali.
I segni della base militare resteranno probabilmente visibili a lungo. “I tunnel e le trincee usati per scopi militari ci costringeranno a effettuare degli studi di stabilità” aggiunge Nadali. “Ci sono stati scavi clandestini e segni del passaggio dei bulldozer. I resti del palazzo reale non sono più leggibili. Anche la semplice incuria ha contribuito a danneggiare edifici fatti di mattoni crudi, che avrebbero avuto bisogno di essere protetti dalla pioggia”.
Damasco e Aleppo sono comunque tornate città vive e trafficate, con aerei, alberghi e cambiavalute, mentre più incerta resta la situazione nelle aree rurali del nord. “La città è sicura, i turisti sono tornati da ogni parte del mondo per visitare la cittadella” dice di Aleppo al-Qasqas. Due giorni di sparatorie tra esercito e curdi, in realtà, tra il 5 e il 7 ottobre hanno fatto momentaneamente ripiombare la città nella paura.
“Ora il clima è tornato tranquillo - racconta Pucci – anche se nei quartieri cristiano e armeno durante la guerra civile diversi abitanti hanno venduto le case, chiuso i negozi e sono emigrati altrove. Aleppo sta cercando il suo nuovo equilibrio. La decisione del governo di dividere maschi e femmine nelle scuole, ad esempio, è stata rifiutata dagli abitanti di una delle città più multietniche e aperte della Siria”.
Più indietro nella ricostruzione restano il Crac dei Cavalieri, anche lui bombardato dal cielo, e soprattutto Palmira, il simbolo dell’archeologia siriana più macchiato di sangue. Nella città dell’antica regina Zenobia, altro patrimonio dell’Unesco, i ribelli islamici nel 2015 hanno fatto saltare il tempio di Baal e l’arco di trionfo, considerati simboli di idolatria.
Il curatore del sito, l’82enne Khaled al-Asaad, uno dei più importanti archeologi siriani, è stato decapitato per aver rifiutato ai ribelli l’accesso ad alcuni reperti. Ci vorrà più tempo, ma quando anche uno dei siti più remoti nel deserto siriano sarà reinaugurato, l’archeologia del paese potrà tornare a dirsi pienamente illuminata.