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Trump frena Zelensky: “Niente Tomahawk, la guerra finisca ora”

Il presidente dopo il vertice alla Casa Bianca: “Putin vuole la pace”. E indica: “Si fermino dove sono, la storia giudicherà chi ha vinto”
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WASHINGTON – I droni ucraini sì, i Tomahawk americani forse. La pace verrà, ma non si sa quando. Dopo aver fatto credere al presidente ucraino Volodymyr Zelensky che gli avrebbe fornito i missili a lungo raggio, e ventiquattr’ore dopo la telefonata con il leader russo Vladimir Putin che quasi certamente gli ha detto di non farlo, il tycoon si è presentato al mondo come il mediatore equidistante. Ha fatto i complimenti a Zelensky («è un leader forte, che ne ha passate molte, è un onore averlo» alla Casa Bianca), ma anche sostenuto che dargli i Tomahawk rappresenterebbe una drammatica escalation. Ha dichiarato che Putin «vuole mettere fine alla guerra», senza però indicare come. Lo aveva detto anche alla vigilia dello storico incontro ad Anchorage, in Alaska, prima che Mosca intensificasse i raid sull’Ucraina.

Il bilaterale avvenuto alla Casa Bianca aveva tutta la coreografia della diplomazia ma niente della sua sostanza. L’incontro, il primo con Zelensky non “scortato” dai leader europ…

WASHINGTON – I droni ucraini sì, i Tomahawk americani forse. La pace verrà, ma non si sa quando. Dopo aver fatto credere al presidente ucraino Volodymyr Zelensky che gli avrebbe fornito i missili a lungo raggio, e ventiquattr’ore dopo la telefonata con il leader russo Vladimir Putin che quasi certamente gli ha detto di non farlo, il tycoon si è presentato al mondo come il mediatore equidistante. Ha fatto i complimenti a Zelensky («è un leader forte, che ne ha passate molte, è un onore averlo» alla Casa Bianca), ma anche sostenuto che dargli i Tomahawk rappresenterebbe una drammatica escalation. Ha dichiarato che Putin «vuole mettere fine alla guerra», senza però indicare come. Lo aveva detto anche alla vigilia dello storico incontro ad Anchorage, in Alaska, prima che Mosca intensificasse i raid sull’Ucraina.

Il bilaterale avvenuto alla Casa Bianca aveva tutta la coreografia della diplomazia ma niente della sua sostanza. L’incontro, il primo con Zelensky non “scortato” dai leader europei dopo l’agguato di fine febbraio, ha segnato un pareggio. Ma con il passare dei minuti, e i monologhi di Trump, quello che era stato annunciato come l’incontro della svolta si è rivelato a tratti solo un altro evento tv in cui da una parte c’era un uomo che combatte per la sopravvivenza del suo Paese e un altro che combatte per la propria immagine. Lo stesso palcoscenico ma per due storie diverse, che non ha visto vincitori, almeno tra i presenti. L’unico, se ce n’è uno, è stato Putin. Trump ha fatto un passo indietro. «Consegnare i missili Tomahawk a Kiev sarebbe un’escalation, ma ne parleremo», ha detto con tono secco. «Speriamo — ha aggiunto — di arrivare alla fine della guerra senza doverglieli dare». E sul possibile vertice a tre, lui, Zelensky e Putin, anche lì ha gettato acqua tiepida. «Sarà un doppio incontro, separato — ha spiegato — ma saremo in contatto con Zelensky». «Questi due leader non si piacciono, io sono stato presente a incontri di leader che non si apprezzavano, non si amavano, ma questa è una situazione diversa».

Scottato dal primo incontro allo Studio Ovale finito a insulti, Zelensky puntava a tornare a Kiev con qualcosa di concreto. Per questo aveva scelto la stessa strategia adottata alla Casa Bianca in estate, quando è arrivato accompagnato dai leader europei: ha adulato il tycoon, ne ha celebrato la leadership. «Trump — ha detto — ha la possibilità di mettere fine a questa guerra. Noi abbiamo bisogno del cessate il fuoco, ma la cosa più importante per gli ucraini è avere le garanzie di sicurezza e le armi». Nel mezzo delle dichiarazioni, rilanciate dai due presidenti che sedevano uno di fronte all’altro, in una sala affollata di giornalisti, Zelensky ha rivelato di aver incontrato le aziende militari americane, e poi ha proposto pubblicamente lo scambio: «Agli Stati Uniti possiamo offrire droni», ha detto. Trump ha risposto che gli Usa «sono molto interessati» ma non ha concesso niente. E non ha parlato di sanzioni a Mosca.

La sensazione è che non volesse irritare quello che, nonostante l’apparente neutralità, resta la persona a lui più vicina: Putin. Quando gli hanno chiesto se fosse preoccupato dal fatto che il presidente russo, con l’ennesima telefonata cordiale, avesse voluto solo guadagnare tempo, Trump ha risposto: «Sì, lo sono, ma per tutta la vita i migliori ci hanno provato e ne sono sempre uscito bene». E dopo il vertice, ha rilanciato su Truth: «Ho detto a Zelensky e a Putin di smettere di uccidere e di fare un accordo. I confini territoriali sono stati definiti dalla guerra, dovrebbero fermarsi dove sono. Lasciamo che entrambi rivendichino la vittoria, lasciamo che sia la storia a decidere» chi ha vinto.

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