LONDRA – “Alla mia incoronazione non lo voglio”. È quello che avrebbe detto il principe William, commentando la rinuncia ai titoli reali annunciata venerdì dallo zio Andrea per il suo coinvolgimento nello scandalo del miliardario pedofilo Jeffrey Epstein. Una decisione formalmente volontaria, quella di rinunciare a farsi chiamare duca di York, agli altri titoli nobiliari di conte e barone, e all’Ordine della Giarrettiera, il più antico ordine cavalleresco del Regno Unito: ma in realtà, come scrivono tutti i giornali inglesi, ottenuta sotto le pressioni di re Carlo e di suo figlio William. Solo che per l’erede al trono la punizione di Andrea non finisce qui. Anche perché nuove rivelazioni ne aggravano ulteriormente la posizione.
Secondo indiscrezioni del Sunday Times, William avrebbe manifestato l’intenzione di proibire allo zio di partecipare alla sua cerimonia di incoronazione, quando verrà il momento di salire al trono. Non solo: se prima non lo farà il padre Carlo, una volta divent…
LONDRA – “Alla mia incoronazione non lo voglio”. È quello che avrebbe detto il principe William, commentando la rinuncia ai titoli reali annunciata venerdì dallo zio Andrea per il suo coinvolgimento nello scandalo del miliardario pedofilo Jeffrey Epstein. Una decisione formalmente volontaria, quella di rinunciare a farsi chiamare duca di York, agli altri titoli nobiliari di conte e barone, e all’Ordine della Giarrettiera, il più antico ordine cavalleresco del Regno Unito: ma in realtà, come scrivono tutti i giornali inglesi, ottenuta sotto le pressioni di re Carlo e di suo figlio William. Solo che per l’erede al trono la punizione di Andrea non finisce qui. Anche perché nuove rivelazioni ne aggravano ulteriormente la posizione.
Secondo indiscrezioni del Sunday Times, William avrebbe manifestato l’intenzione di proibire allo zio di partecipare alla sua cerimonia di incoronazione, quando verrà il momento di salire al trono. Non solo: se prima non lo farà il padre Carlo, una volta diventato re William intenderebbe togliere ad Andrea anche l’appellativo di “principe”, riservato fin dalla nascita al figlio di un re o di una regina e ai suoi eredi. E vorrebbe pure espellerlo dal cottage in cui Andrea vive nel territorio intorno al castello di Windsor, che non è una casetta di campagna, come parrebbe suggerire il nome, bensì una lussuosa residenza di 32 stanze.
Intanto giungono nuove rivelazioni. Il Mail e il Telegraph, citando fonti della polizia, scrivono che Andrea aveva chiesto a Scotland Yard di cercare informazioni compromettenti sul conto di Virginia Giuffré Roberts, la donna che lo accusava di avere abusato di lei quando era minorenne, presentatagli da Epstein: in pratica pretendeva che le forze dell’ordine lo aiutassero a gettare del fango sulla propria vittima, per screditare le accuse nei suoi confronti. Successivamente, per mettere a tacere le accuse perlomeno in tribunale, Andrea si accordò per un patteggiamento extra-giudiziario, accettando di pagare un indennizzo di 12 milioni di sterline a Giuffrè: ora però il Guardian afferma che potrebbe essere aperta un’inchiesta sulla provenienza di quei soldi. Il principe non li aveva. Si disse che era stata sua madre, la regina Elisabetta, a pagarli per lui. Un’indagine sarebbe in ogni caso motivo di imbarazzo per la famiglia reale.
Infine, a proposito di soldi, il Sun afferma che fu Epstein a pagare debiti e fornire assistenza finanziaria a Sarah Ferguson, l’ex-moglie di Andrea (con la quale il principe è sempre rimasto in ottimi rapporti, al punto da suscitare ipotesi che i due si risposassero), quando quest’ultima si è ritrovata in difficoltà economica. E tutto questo mentre sul New York Times escono altre email su Epstein, rivelatrici dei metodi ricattatori e addirittura “crudeli” con cui il miliardario esigeva pagamenti di decine o talvolta centinaia di milioni di dollari dai suoi clienti o soci d’affari. Insomma, una storia ancora ben lontana dal finire: il fratello di Virginia Giuffrè afferma che finora è stato pubblicato soltanto l’1 per cento dei documenti e dei video collegati allo scandalo.