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Raid Idf a Rafah: “Risposta all’attacco di Hamas”. I miliziani negano: “Israele viola la tregua”

(afp)

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Scambio di accuse dopo che l’esercito israliano ha bombardato alcuni obiettivi nel sud della Striscia. L’estrema destra di Ben Gvir chiede al premier israeliano di “riprendere la guerra”. Netanyahu convoca i vertici della sicurezza: “Agire con tutta la forza”
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IL CAIRO – La scossa che fa vacillare la tregua a Gaza arriva intorno alle 11 del mattino quando l’esercito israeliano bombarda alcuni obiettivi nel sud della Striscia, a Rafah, in risposta a quello che descrive come un attacco di Hamas. Inizia uno scambio di accuse, con il gruppo islamista che prima sostiene di non aver preso di mira i soldati israeliani ma le milizie a loro affiliate del clan Shabab, poi smentisce totalmente di essere coinvolto nell’incidente. A metà mattina, Netanyahu convoca i vertici della sicurezza e ordina all’esercito di “agire con tutta la forza”.

La ricostruzione fornita dall’Idf punta il dito contro i “terroristi che hanno lanciato un missile anticarro e sparato contro le truppe israeliane impegnate nello smantellamento delle infrastrutture terroristiche nell'area di Rafah, nel sud di Gaza, in conformità con l'accordo di cessate il fuoco”. Indiscrezioni da Gaza raccontano che l’obiettivo dei miliziani erano in realtà contractor privati ingaggiati dal g…

IL CAIRO – La scossa che fa vacillare la tregua a Gaza arriva intorno alle 11 del mattino quando l’esercito israeliano bombarda alcuni obiettivi nel sud della Striscia, a Rafah, in risposta a quello che descrive come un attacco di Hamas. Inizia uno scambio di accuse, con il gruppo islamista che prima sostiene di non aver preso di mira i soldati israeliani ma le milizie a loro affiliate del clan Shabab, poi smentisce totalmente di essere coinvolto nell’incidente. A metà mattina, Netanyahu convoca i vertici della sicurezza e ordina all’esercito di “agire con tutta la forza”.

La ricostruzione fornita dall’Idf punta il dito contro i “terroristi che hanno lanciato un missile anticarro e sparato contro le truppe israeliane impegnate nello smantellamento delle infrastrutture terroristiche nell'area di Rafah, nel sud di Gaza, in conformità con l'accordo di cessate il fuoco”. Indiscrezioni da Gaza raccontano che l’obiettivo dei miliziani erano in realtà contractor privati ingaggiati dal genio militare israeliano per distruggere tunnel e postazioni di Hamas. Il gruppo sostiene comunque di non avere nulla a che fare con lo scambio di fuoco e anzi accusa Israele di violare il cessate il fuoco continuando a colpire Gaza, ostacolando l'ingresso massiccio degli aiuti e dei materiali necessari alla ricostruzione: “Non abbiamo informazioni su incidenti o scontri avvenuti nella zona di Rafah, che è sotto il controllo dell'occupazione. I nostri contatti con i gruppi presenti lì sono stati interrotti dallo scorso marzo. Non abbiamo alcun collegamento con alcun evento che si verifichi in quella zona e non abbiamo modo di comunicare con i nostri combattenti lì presenti, ammesso che qualcuno di loro sia ancora vivo".

L’estrema destra di Ben Gvir chiede al premier israeliano di “riprendere la guerra”, ma il ministro della Difesa Israel Katz, pur promettendo una risposta dura, non si sbilancia. Oggi in Israele è atteso l’inviato Usa Steve Witkoff, un viaggio per provare a sciogliere i nodi che ostacolano l’avvio della fase due. Il primo riguarda proprio il valico di Rafah. Israele ha detto che resterà chiuso fino a nuovo ordine, fino a quando Hamas non avrà restituito tutti i corpi degli ostaggi morti. Il gruppo palestinese afferma che questo renderà ancora più complicato il recupero delle salme. Oggi i miliziani dovrebbero riconsegnare un altro cadavere. La chiusura di Rafah è un grosso problema soprattutto per i palestinesi: feriti e malati non possono uscire dalla Striscia per essere curati.

Senza la riapertura di Rafah sarà difficile discutere le prossime fasi del cessate il fuoco che dovrebbero concentrarsi sul disarmo di Hamas, sul ritiro israeliano da ulteriori aree sotto il suo controllo a Gaza e sulla futura gestione del territorio di Gaza devastato da due anni di guerra. Uno dei nodi più ostici riguarda la composizione e il mandato della forza di stabilizzazione internazionale che dovrebbe assumere il controllo della sicurezza a Gaza. A guidarla potrebbe essere l’Egitto, ma gli Stati Uniti vogliono che abbia un mandato Onu. Una volta insediata, potrebbe essere incaricata di raccogliere le armi di Hamas, anche se il gruppo continua a dire che le armi leggere sono un diritto “della resistenza” sotto “l’occupazione israeliana”.

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