Gelo tra Zelensky e Trump nell’incontro a Washington: il nodo restano i territori
dal nostro inviato Paolo MastrolilliWASHINGTON – Di cosa parleranno a Budapest Trump e Putin, se nel giro di un paio di settimane si incontreranno? Qual è il piano di pace che ha in mente il capo della Casa Bianca, dopo quello proposto per Gaza? A giudicare dalle indiscrezioni su come il presidente americano ha trattato l’ospite ucraino Zelensky durante la visita di venerdì, in cui sperava di ottenere i missili Tomahawk, e dai termini del negoziato di Anchorage rivelati da fonti con una conoscenza diretta della trattativa, il rischio è che Washington torni ad abbracciare la linea massimalista di Mosca, inaccettabile per Kiev e gli europei.
Secondo il sito Axios, l’incontro nello Studio Ovale è stato “duro”. Zelensky era venuto con la convinzione che Trump avesse finalmente compreso l’indisponibilità di Putin a fermare la guerra, e quindi fosse pronto a dargli armi più potenti per convincere il Cremlino a trattare, e magari imporre le sanzioni secondarie sulle esportazioni di petrolio e gas che potrebbero davvero paraliz…
WASHINGTON – Di cosa parleranno a Budapest Trump e Putin, se nel giro di un paio di settimane si incontreranno? Qual è il piano di pace che ha in mente il capo della Casa Bianca, dopo quello proposto per Gaza? A giudicare dalle indiscrezioni su come il presidente americano ha trattato l’ospite ucraino Zelensky durante la visita di venerdì, in cui sperava di ottenere i missili Tomahawk, e dai termini del negoziato di Anchorage rivelati da fonti con una conoscenza diretta della trattativa, il rischio è che Washington torni ad abbracciare la linea massimalista di Mosca, inaccettabile per Kiev e gli europei.
Secondo il sito Axios, l’incontro nello Studio Ovale è stato “duro”. Zelensky era venuto con la convinzione che Trump avesse finalmente compreso l’indisponibilità di Putin a fermare la guerra, e quindi fosse pronto a dargli armi più potenti per convincere il Cremlino a trattare, e magari imporre le sanzioni secondarie sulle esportazioni di petrolio e gas che potrebbero davvero paralizzare l’economia russa. La telefonata di giovedì fra Donald e Vladimir però ha cambiato tutto. Secondo due fonti informate sul vertice di venerdì, «non è stato facile». Anzi, «è andato male». Durante i colloqui «nessuno ha urlato», come era accaduto nel disastroso bilaterale di febbraio, «ma Trump è stato duro. Ha fatto diverse dichiarazioni forti e ad un certo punto le emozioni sono emerse». Zelensky ha spiegato perché avrebbe bisogno dei Tomahawk e come intenderebbe usarli, ma il presidente si è rifiutato, perché ora è concentrato sullo sforzo diplomatico. Durante la conversazione, secondo il New York Post, il capo della Casa Bianca ha anche mostrato al collega di Kiev il progetto per il tunnel proposto dall’inviato russo per gli investimenti Kirill Dmitriev, che dovrebbe collegare la costa più orientale del suo paese all’Alaska. Il costo del “Putin-Trump Tunnel” sotto lo stretto di Bering sarebbe 65 miliardi di dollari, con la vecchia tecnologia, ma verrebbe ridotto a 8 se a costruirlo fosse la Boring Company di Elon Musk. Donald ha chiesto a Volodymyr cosa ne pensava e lui ha risposto così: «Non ne sono felice». Trump ha riso e replicato: «Non penso che ti piacerà». Dopo circa due ore e mezza il capo della Casa Bianca ha chiuso l’incontro: «Credo che abbiamo finito. Vediamo cosa succederà la prossima settimana».
Fonti coinvolte personalmente nelle trattative hanno rivelato a Repubblica cosa era accaduto prima di Anchorage, e come si potrebbe riallacciare il filo a Budapest. Secondo il ministro degli Esteri russo Lavrov, la proposta fatta dall’inviato americano Witkoff a Putin, che il vertice in Alaska avrebbe dovuto ratificare, prevedeva la cessione a Mosca della Crimea, l’intero Donbass e il sud del paese aggredito, in cambio di pace e garanzie di sicurezza per il resto dell’Ucraina. Invece di rispondere subito sì, il capo del Cremlino aveva detto che era interessato, ma voleva discutere alcuni dettagli. Perciò era sceso saltellante dall’aereo, convinto di essere ad un passo dalla vittoria. In realtà non si erano compresi bene, oppure Trump nel frattempo aveva cambiato idea, e quindi il vertice era fallito.
Ora non si capisce di cosa discuteranno a Budapest. Forse una forma rivista di questo accordo, che però l’Ucraina non accetterà mai e gli europei non vogliono. La verità è che sul terreno le forze si Kiev conservano il controllo di tre “fortezze” chiave, Kramatorsk, Sloviansk, Kostyantynivka, e più giù Druzhkivka. I russi non sono riusciti a scalfire queste postazioni e forse non le conquisteranno mai, anche perché ora inizia l’inverno che frena gli eserciti. Finché non le prenderanno non ci sarà motivo per l’Ucraina di cedere, perché le quattro fortezze impediscono a Mosca di controllare l’intero Donbass, anche se come tutti si aspettano Trump non darà mai i Tomahawk. Non c’è ragione dunque per accettare la pretesa massimalistica di Putin, che vuole terre dove le sue truppe non sono entrate e non riescono a farlo, o rispolverare la proposta di Anchorage, che andrebbe anche oltre il congelamento del fronte attuale.
Il timore però è che Trump stia pensando agli affari del dopoguerra, soprattutto l’industria energetica russa che ha bisogno di essere modernizzata dalle compagnie americane. Per questo potrebbe convincersi di scaricare Kiev a Budapest.