✕

L’America in piazza: “Salviamo il Paese da Donald il monarca”

Ascolta l'audio

Gente comune, politici e celebrità manifestano in più di duemila cortei. La replica del presidente: “Ma io non sono un re”
2 minuti di lettura

WASHINGTON – L’esperimento americano è in pericolo, ma il popolo lo salverà». Così ha parlato il senatore Bernie Sanders, partecipando alla marcia organizzata a Washington dal movimento “No Kings”. Un atto di fede, che tuttavia da quando è cominciato il secondo mandato di Donald Trump non ha trovato grandi riscontri nella risposta dell’opposizione, finora largamente incapace di fermarlo, giudici a parte. E questo sullo sfondo dello “shutdown” che dall’inizio di ottobre ha paralizzato le attività non essenziali dello Stato e mandato a casa migliaia di dipendenti pubblici, senza provocare finora effetti clamorosi di reazione da parte della società civile o nei sondaggi di popolarità.

(afp)

“No Kings” è un movimento di cui fanno parte organizzazioni progressiste come MoveOn o 50501, politici, personaggi dello spettacolo e milioni di americani. Prende il nome da un riferimento al George III, monarca brita…

WASHINGTON – L’esperimento americano è in pericolo, ma il popolo lo salverà». Così ha parlato il senatore Bernie Sanders, partecipando alla marcia organizzata a Washington dal movimento “No Kings”. Un atto di fede, che tuttavia da quando è cominciato il secondo mandato di Donald Trump non ha trovato grandi riscontri nella risposta dell’opposizione, finora largamente incapace di fermarlo, giudici a parte. E questo sullo sfondo dello “shutdown” che dall’inizio di ottobre ha paralizzato le attività non essenziali dello Stato e mandato a casa migliaia di dipendenti pubblici, senza provocare finora effetti clamorosi di reazione da parte della società civile o nei sondaggi di popolarità.

(afp)

“No Kings” è un movimento di cui fanno parte organizzazioni progressiste come MoveOn o 50501, politici, personaggi dello spettacolo e milioni di americani. Prende il nome da un riferimento al George III, monarca britannico che voleva soffocare l’aspirazione delle colonie alla libertà. A giugno, il giorno del compleanno di Trump e la parata militare ordinata nelle strade di Washington, aveva organizzato oltre duemila marce di protesta in tutta l’America. Ieri il “No Kings Day” è tornato con più di 2.600 cortei, da New York alla California, dalla Florida a Seattle, coprendo tutto il territorio nazionale. “Giuro fedeltà — recitava un cartello alzato a Times Square — a nessun re”.

I motivi per protestare sono tanti e variamo da persona a persona. Si va dalle scelte economiche del “Big Beautiful Bill”, che taglia le tasse ai ricchi riducendo i servizi al resto della popolazione, all’offensiva contro le università, la libertà di espressione, le deportazioni degli immigrati e i soldati schierati nelle strade di Washington o Los Angeles. Gente vestita da Zio Sam o Superman, preoccupata come Clark Furley, che ha spiegato così alla Nbc la scelta di andare davanti al Lincoln Memorial di Washington: «Non riconosco più il mio Paese e cosa sta accadendo».

(afp)

L’attore Robert De Niro ha pubblicato un video per schierarsi: «Ci stiamo nuovamente sollevando, alziamo le nostre voci in maniera non violenta, per dichiarare: no re». Il senatore Schumer, capo della minoranza democratica al Senato, è andato in strada a New York: «In America non abbiamo dittatori e non permetteremo a Trump di continuare ad erodere la nostra democrazia». Il problema è come, visti gli scarsi risultati ottenuti finora.

Trump si è limitato a rispondere che “non sono un re”, e dopo aver ospitato venerdì sera a Mar a Lago una cena da un milione di dollari a persona per raccogliere finanziamenti politici, è rimasto a giocare a golf. Lo speaker della Camera Johnson ha commentato che «è la marcia di chi odia l’America». Gli organizzatori sperano che serva a mobilitare la resistenza, soprattutto in vista delle elezioni midterm del prossimo anno, prima vera occasione politica per fermare Trump.

(afp)

Leggi i commenti