Louvre, colpo in pieno giorno: una banda di finti operai ruba i gioielli di Napoleone
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – Arsenio Lupin torna al Louvre di Parigi in versione operaio con gilet giallo. È la scena da film che si è svolta ieri mattina nel museo più famoso del mondo, quando una banda di ladri ha messo a segno un colpo fulmineo e spettacolare nella Galleria d’Apollo, portando via nove gioielli della collezione di Napoleone Bonaparte. Il Louvre aveva appena aperto le porte al pubblico. In pochi minuti, la routine dei custodi e dei primi visitatori è stata stravolta. Alle 9.30 un camion montacarichi si è fermato sul lato della Senna, fingendo un intervento tecnico. Quattro minuti più tardi, i rapinatori, incappucciati e travestiti da operai con le casacche gialle, erano già dentro la sala che custodisce i gioielli della Corona di Francia. Alle 9.37, la banda stava fuggendo su due scooter di grossa cilindrata.
Il museo è stato immediatamente evacuato e chiuso per l’intera giornata. I visitatori, intrappolati per qualche minuto, hanno raccontato di aver visto la polizia correre verso…
PARIGI – Arsenio Lupin torna al Louvre di Parigi in versione operaio con gilet giallo. È la scena da film che si è svolta ieri mattina nel museo più famoso del mondo, quando una banda di ladri ha messo a segno un colpo fulmineo e spettacolare nella Galleria d’Apollo, portando via nove gioielli della collezione di Napoleone Bonaparte. Il Louvre aveva appena aperto le porte al pubblico. In pochi minuti, la routine dei custodi e dei primi visitatori è stata stravolta. Alle 9.30 un camion montacarichi si è fermato sul lato della Senna, fingendo un intervento tecnico. Quattro minuti più tardi, i rapinatori, incappucciati e travestiti da operai con le casacche gialle, erano già dentro la sala che custodisce i gioielli della Corona di Francia. Alle 9.37, la banda stava fuggendo su due scooter di grossa cilindrata.
Il museo è stato immediatamente evacuato e chiuso per l’intera giornata. I visitatori, intrappolati per qualche minuto, hanno raccontato di aver visto la polizia correre verso la Piramide, cercando di forzare le porte laterali. «L’evacuazione è avvenuta in modo ordinato per consentire agli investigatori di preservare le tracce», ha spiegato la ministra della Cultura Rachida Dati. Nessuno è rimasto ferito. I ladri hanno approfittato dei lavori in corso sul lato che affaccia sulla Senna per parcheggiare il montacarichi con una piattaforma mobile e sono riusciti a salire dall’esterno fino a una finestra del primo piano, tagliando i vetri con una smerigliatrice. Una volta nella Galleria d’Apollo, hanno forzato due teche con i gioielli dell’Impero, tra cui il diadema dell’imperatrice Eugenia, la collana e gli orecchini di zaffiri di Maria Amalia e Ortensia, la parure di smeraldi di Maria Luisa, una spilla reliquiario e un grande nodo da corsetto. Pezzi dal “valore inestimabile”, secondo il ministro dell’Interno Laurent Nunez, arrivato sul posto insieme alla ministra Dati.
«È stato un colpo condotto da professionisti che avevano compiuto diversi sopralluoghi», ha spiegato Nunez, che non esclude l’ipotesi di una banda straniera. I ladri hanno ignorato il “Régent”, uno dei diamanti più celebri al mondo. Altra anomalia, tra i pezzi rubati, la corona dell’imperatrice Eugenia, ornata di smeraldi e aquile imperiali, è stata ritrovata in strada, abbandonata accanto al camion, forse persa dal commando nella fretta di scappare.
La refurtiva, notano molti esperti, è composta da pezzi talmente riconoscibili, catalogati da tutte le grandi case d’asta, che sono invendibili sul mercato. Per questo alcuni specialisti pensano che il movente del furto possa non essere puramente finanziario. «Non esiste un mercato parallelo» spiega Pierre-Jean Chalençon, noto collezionista di oggetti napoleonici. «I gioielli rubati al Louvre non possono né essere rivenduti così come sono, né facilmente smontati senza distruggere la quasi totalità del loro valore storico». Chalençon ipotizza una regia straniera, un colpo inferto alla Francia, alla storia di Napoleone, figura spesso accostata a Emmanuel Macron dai suoi detrattori, tra cui Putin. «Ho scritto a Macron per suggerirgli questa pista» dice il collezionista.
La procuratrice di Parigi, Laure Beccuau, che guida le indagini, conferma che nessuna pista è esclusa ma sembra propendere per un’operazione della criminalità organizzata che negli ultimi mesi ha firmato diversi furti in musei più piccoli della capitale. «Ritroveremo le opere e gli autori saranno consegnati alla giustizia», ha promesso ieri sera Macron. «Tutto è stato messo in campo, ovunque, per riuscirci», ha aggiunto, definendo il colpo «un attentato a un patrimonio che amiamo perché è la nostra Storia». Sul clamoroso fallimento della sicurezza al Louvre, si innesca anche la politica. Il Rassemblement National, attraverso la leader Marine Le Pen e il presidente Jordan Bardella, denuncia «una ferita all’anima francese» e «un’umiliazione per il Paese». «Fino a che punto arriverà il disfacimento dello Stato?» accusa Bardella. Dalla sinistra, l’ex presidente socialista François Hollande invita a non «alimentare polemiche» e a rispondere con unità. «Quando la Francia è attaccata, la prima delle risposte è restare uniti».