PARIGI – L’allarme del Louvre è scattato ieri mattina soltanto alle 9.37, quando i rapinatori se n’erano già andati. Secondo la procuratrice di Parigi, Laure Beccuau, l’operazione è stata di una «rapidità sconcertante». Il sistema d’allarme risultava attivo, ma potrebbe non essere risuonato all’interno della Galleria d’Apollo. La procuratrice non esclude che sia stato ignorato dai custodi, forse nella concitazione del momento. I custodi d’altronde, ha precisato, non sono armati e la loro priorità era mettere al riparo i visitatori in un orario in cui il museo era già aperto.
Per ritrovare la refurtiva e il commando, una sessantina di investigatori sono già al lavoro. C’è la scena del crimine, ci sono le immagini del Louvre e delle telecamere nelle strade adiacenti. Un passante ha segnalato alla polizia un gilet giallo abbandonato da uno dei rapinatori durante la fuga. In un video diffuso ieri da Bfmtv si vede uno dei banditi muoversi con calma nella Galleria d’Apollo, mimetizzato in c…
PARIGI – L’allarme del Louvre è scattato ieri mattina soltanto alle 9.37, quando i rapinatori se n’erano già andati. Secondo la procuratrice di Parigi, Laure Beccuau, l’operazione è stata di una «rapidità sconcertante». Il sistema d’allarme risultava attivo, ma potrebbe non essere risuonato all’interno della Galleria d’Apollo. La procuratrice non esclude che sia stato ignorato dai custodi, forse nella concitazione del momento. I custodi d’altronde, ha precisato, non sono armati e la loro priorità era mettere al riparo i visitatori in un orario in cui il museo era già aperto.
Per ritrovare la refurtiva e il commando, una sessantina di investigatori sono già al lavoro. C’è la scena del crimine, ci sono le immagini del Louvre e delle telecamere nelle strade adiacenti. Un passante ha segnalato alla polizia un gilet giallo abbandonato da uno dei rapinatori durante la fuga. In un video diffuso ieri da Bfmtv si vede uno dei banditi muoversi con calma nella Galleria d’Apollo, mimetizzato in casacca da cantiere. Nessuna guardia nelle vicinanze. Un’operazione «chirurgica», secondo la polizia, che non esclude possibili complicità interne. La sicurezza del Louvre è affidata in larga parte ad agenzie private, come ha ricordato ieri il ministero dell’Interno. Un altro dettaglio che oggi accende le polemiche.
Gli inquirenti stanno raccogliendo tracce di dna, impronte e micro-particelle lasciate sulle vetrine in cui erano custoditi i gioielli, sul gilet giallo ritrovato e sul camion con piattaforma elevatrice utilizzato per introdursi nel museo. Prima di darsi alla fuga, i rapinatori hanno tentato di incendiare il veicolo per cancellare ogni indizio, ma senza riuscirci. Nelle prossime ore saranno interrogati i vari testimoni, dipendenti compresi. L’obiettivo è ricostruire non solo quei sette minuti, ma anche i giorni precedenti per identificare possibili sopralluoghi, movimenti sospetti del commando che ieri ha messo in scacco il Louvre.
Il museo parigino, colosso stratificato nei secoli, non è mai apparso così fragile. Con oltre nove milioni di visitatori l’anno, vie di fuga obbligatorie, circuiti separati per personale e opere, cantieri quasi permanenti che modificano percorsi e prospettive, si è creata una topografia instabile che i quattro rapinatori hanno saputo sfruttare. Recinzioni, impalcature e barriere provvisorie creano varchi potenziali per chi intenda osservare e mimetizzarsi. Già a giugno il personale del museo aveva scioperato proprio per segnalare gravi falle nella sicurezza. Ma senza ottenere risposte.
Qualche ora dopo la rapina, la direttrice del Louvre, Laurence des Cars, ha inviato una nota interna ai dipendenti ricordando come i musei non siano più “santuari”. Nel 2024, la prima donna a guidare il museo di Parigi in oltre 230 anni di storia aveva scritto una lettera al ministero della Cultura che doveva restare riservata: nel testo, des Cars descriveva uno stato di degrado avanzato tra infiltrazioni d’acqua, allagamenti e obsolescenza tecnica.
Il furto di ieri è un déjà vu. Nel 1976, sempre nella Galleria d’Apollo, erano state rubate la corona e la spada dell’incoronazione di Carlo X. La spada non è mai stata ritrovata. Nel 1995 il Louvre aveva subito tre furti in pochi mesi. «Non sono purtroppo episodi inediti», osserva l’esperto Didier Rykner, direttore della Tribune de l’Art, che da anni denuncia lo stato di abbandono del Louvre. «Esiste una vulnerabilità strutturale nei grandi musei, ma qui è ancora più grave». E se più di un secolo fa, nel 1911, era stato possibile rubare la Gioconda, il museo non sembra oggi molto più protetto visto che è stato così facile partire con una refurtiva dalla sala che accoglie gioielli della Corona di Francia «dal valore inestimabile». Proprio davanti al capolavoro di Leonardo da Vinci, nel gennaio scorso, Emmanuel Macron aveva promesso un massiccio piano di investimenti, oltre 700 milioni di euro, per rinnovare gli spazi e crearne di nuovi verso il lato est, scavando sotto alla Cour Carré, accanto alle vestigia medievali, e progettando una sala blindata per la Gioconda. Il capo dello Stato aveva promesso una «nouvelle renaissance» per il museo. Il Nouveau Louvre dovrebbe essere pronto per il 2031 ma l’incredibile rapina di ieri, per alcuni un’umiliazione del prestigio culturale della Francia, rischia di accelerare la tabella di marcia.