GERUSALEMME – Siamo nel mezzo di una crisi della tregua, questo è innegabile. Quel che è successo a Rafah e la reazione del governo israeliano, che ha deciso di bloccare l’ingresso degli aiuti umanitari, dimostrano quanto sia fragile il cessate il fuoco. Se e quanto durerà, però, non dipende né da Israele né da Hamas: dipende da Donald Trump». Michael Milshtein, uno dei più noti analisti politici israeliani, ed ex colonnello dell’intelligence , legge così gli eventi delle ultime ore a Gaza.
Basterà il peso di Trump?
«È l’unico fattore che sta impedendo a Netanyahu di ricominciare la guerra. Nel suo governo sono in tanti a volerlo».
Cosa succederà adesso?
«Ci sarà probabilmente un negoziato segreto mediato dal Qatar e dalla Turchia per ripristinare la tregua piena. Mi aspetto che Hamas riconsegni altri ostaggi nelle prossime ore, facendo leva su qualcosa che a Israele interessa. Il periodo è confuso, le Idf potrebbero colpire ancora nella zona di Deir al Balah, che era stata la meno be…
GERUSALEMME – Siamo nel mezzo di una crisi della tregua, questo è innegabile. Quel che è successo a Rafah e la reazione del governo israeliano, che ha deciso di bloccare l’ingresso degli aiuti umanitari, dimostrano quanto sia fragile il cessate il fuoco. Se e quanto durerà, però, non dipende né da Israele né da Hamas: dipende da Donald Trump». Michael Milshtein, uno dei più noti analisti politici israeliani, ed ex colonnello dell’intelligence , legge così gli eventi delle ultime ore a Gaza.
Basterà il peso di Trump?
«È l’unico fattore che sta impedendo a Netanyahu di ricominciare la guerra. Nel suo governo sono in tanti a volerlo».
Cosa succederà adesso?
«Ci sarà probabilmente un negoziato segreto mediato dal Qatar e dalla Turchia per ripristinare la tregua piena. Mi aspetto che Hamas riconsegni altri ostaggi nelle prossime ore, facendo leva su qualcosa che a Israele interessa. Il periodo è confuso, le Idf potrebbero colpire ancora nella zona di Deir al Balah, che era stata la meno bersagliata perché sapevamo che gli ostaggi vivi erano anche lì».
Gli scontri tra Hamas e i clan, la tregua che non è una vera tregua… ci sono precedenti?
«Mi ricorda il Libano dopo il 2000, quando a sud le milizie sostenute dalle Idf sono dovute scappare in Israele perché Hezbollah voleva regolare i conti».
Pare evidente che Netanyahu sta usando la riapertura del valico di Rafah come una leva, per fare pressione. È così?
«Si, anche perché per Hamas quel valico è cruciale. Se viene aperto Gaza potrà avere un po’ di normalità, da lì passeranno anche molti camion e, spera Hamas, i materiali per costruire armi».
Solo per le armi?
«Ci sono 150mila palestinesi che sono usciti dalla Striscia di Gaza, molti dei quali vogliono rientrare».
La squadra di soccorso turca, che dovrebbe aiutare a cercare i resti degli ostaggi, è stata bloccata lì.
«Turchia e Qatar entreranno a Gaza, i primi col team search and rescue , i secondi voglio far parte della forza di stabilizzazione internazionale. In Israele entrambi vengono considerati paesi ostili. Per Netanyahu questa è una sconfitta».