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Ecco perché senza Patriot la resistenza ucraina è a rischio

(reuters)

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Zelensky: ho chiesto agli Usa di comprare 25 batterie. Le consegne però avverrebbero tra anni. E i russi sfruttano il buco nella contraerea per distruggere fabbriche e centrali
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Quanto può resistere l’Ucraina se venissero meno le forniture belliche americane? Le cessioni gratuite di equipaggiamenti militari sono terminate all’inizio dell’estate, ma pressione della Casa Bianca per trovare una soluzione al conflitto potrebbe determinare il blocco anche delle vendite di armi. Una prospettiva che scarica sull’Europa e su poche altre nazioni – Canada e Australia – il peso di sostenere la resistenza di Kiev.

Il freno della Casa Bianca

La recente statistica del Kiel Institute – diventato il termometro del contributo occidentale al governo Zelensky – mostrano come pure Ue e Gran Bretagna hanno tagliato i fondi: a luglio e agosto sono crollati dai 3,85 miliardi di euro del 2024 a 1,65 miliardi, con un calo del 57 per cento. C’è soprattutto un problema: l’Ucraina ha bisogno delle batterie contraeree Patriot di ultimo modello – chiamato Pac 3 - , le uniche in grado di fermare i missili balistici e ipersonici russi. Il meccanismo varato da Donald Trump a luglio prev…

Quanto può resistere l’Ucraina se venissero meno le forniture belliche americane? Le cessioni gratuite di equipaggiamenti militari sono terminate all’inizio dell’estate, ma pressione della Casa Bianca per trovare una soluzione al conflitto potrebbe determinare il blocco anche delle vendite di armi. Una prospettiva che scarica sull’Europa e su poche altre nazioni – Canada e Australia – il peso di sostenere la resistenza di Kiev.

Il freno della Casa Bianca

La recente statistica del Kiel Institute – diventato il termometro del contributo occidentale al governo Zelensky – mostrano come pure Ue e Gran Bretagna hanno tagliato i fondi: a luglio e agosto sono crollati dai 3,85 miliardi di euro del 2024 a 1,65 miliardi, con un calo del 57 per cento. C’è soprattutto un problema: l’Ucraina ha bisogno delle batterie contraeree Patriot di ultimo modello – chiamato Pac 3 - , le uniche in grado di fermare i missili balistici e ipersonici russi. Il meccanismo varato da Donald Trump a luglio prevede che tutti gli equipaggiamenti americani vengano acquistati dai Paesi Nato che li girano a Kiev. Una procedura che comporta l’autorizzazione del Congresso e spesso la produzione ex novo dei missili, mentre le donazioni dell’amministrazione Biden venivano prelevate direttamente dai magazzini dell’Us Army. Attualmente, solo una manciata di Patriot pagati dalla Germania a giugno seguendo questo schema sono arrivati al fronte: Berlino li ha sottratti dai quantitativi commissionati anni prima dal suo esercito e ci sono comunque voluti quasi quattro mesi tra l’ordine e la consegna dei primi esemplari.Il nodo della contraerea. Oggi Zelensky ha dichiarato di aver “avviato trattative con aziende del settore della difesa per preparare un contratto per 25 sistemi Patriot”. Senza una corsia preferenziale, passerà moltissimo tempo prima che siano pronti. Attualmente alla Raytheon servono 12-14 mesi per costruire una batteria, composta da un radar, una centrale di comando e quattro lanciatori. La catena di montaggio ne completa sei ogni anno, che dovrebbero diventare diciotto entro il 2027 grazie a un nuovo impianto.

Quanto ai missili, l’ultimo dato sosteneva che entro fine 2025 negli Usa si sarebbe arrivati a realizzarne 800 l’anno, che aumenteranno progressivamente fino a mille mentre a fine 2026 entrerà in funzione pure una fabbrica in Germania. Tutta la produzione è già vincolata dagli ordini emessi dal 2019 in poi da 19 nazioni: se qualcuna non rinuncia alla propria commessa, ogni batteria per l’Ucraina andrà in coda e sarà pronta dopo il 2030.

Bombardamenti senza ostacoli

Lo stesso Zelensky ha parlato di una “lista d’attesa”, ma Kiev non può aspettare: i Patriot costituiscono lo scudo fondamentale. Nei raid delle scorse settimane Mosca ha usato un numero senza precedenti di missili balistici – anche ventidue in una singola notte - , che distruggono le fabbriche militari e le infrastrutture energetiche. Lo stato maggiore ucraino – solitamente ottimista - ad agosto sosteneva di riuscire a intercettarne il 33 per cento ma a settembre il risultato è sceso al 6 per cento e continua a peggiorare. In pratica, questo tipo di incursioni non trova più ostacoli. E il fatto che siano concentrate contro le industrie belliche influisce sulla capacità di resistenza del Paese, che era riuscito a costruire in patria quasi metà degli equipaggiamenti. La censura di Kiev nega le informazioni su questi attacchi ma il bersaglio privilegiato sembrano le catene di montaggio dei droni a lungo raggio: nella capitale è stata bombardata quella appena inaugurata della Bayraktar turca, altre sarebbero state devastate a Dnipro e Leopoli.

Gap senza alternative

Ci sono alternative? Nelle scorse settimane sono stati segnalati movimenti da Israele, che ha tolto dal servizio i suoi Patriot in parte sovvenzionati dagli Usa: è stato ipotizzato che due batterie fossero state trasferite in Ucraina, ma si tratterebbe comunque di un modello vecchio. Francia e Italia hanno donato due batterie dei missili Samp-T, che hanno anche una capacità seppur limitata contro gli ordigni balistici russi, ma stando alle indiscrezioni sono rimaste senza munizioni all’inizio dell’estate. La produzione degli intercettori Aster 30 condotta dal consorzio europeo Mbda finora ha avuto una crescita ridotta e le richieste sono altissime: solo il prossimo anno ci sarà un aumento significativo delle forniture e sarà pure disponibile la nuova versione progettata proprio per fermare i missili balistici.Munizioni e tank non si trovano. Senza gli Usa, ci saranno difficoltà pure nel reperire proiettili d’artiglieria in calibro 155mm: anche in questo caso, nella Ue si cerca di rivitalizzare le fabbriche ma non c’è ancora la possibilità per garantire il volume di munizioni bruciato sui campi di battaglia. E ci sarà una carenza di mezzi corazzati pesanti, come i carri armati e i cingolati da combattimento Ifv: le riserve presenti nei depositi degli eserciti europei sono state girate agli ucraini, inclusi veicoli vetusti come i blindati M113 di ogni versione. Adesso però pure i vecchi tank Leopard 1 sono ricercatissimi e non si trova più nulla per sostituire le perdite subite nel Donbass o a Zaporizhzhia.

In Europa oggi si costruiscono pochissimi carri Leopard 2 e tutti gli eserciti stanno modernizzando quelli in servizio: insomma, nessuno è disposto a cedere quelle che ha, giudicati insufficienti per la difesa nazionale.

Le fabbriche sotto tiro

Le fabbriche di Kiev invece realizzano veicoli su ruote, sia per il trasporto della fanteria che cannoni semoventi. E con il contributo di Danimarca e Gran Bretagna stanno assemblando i missili cruise Flamingo, i più potenti per colpire il territorio russo che finora sono stati lanciati contro obiettivi distanti cinque-seicento chilometri. Le nuove industrie militari russe, come il complesso di Yalabuga che sforna migliaia di droni Shahed-Geran, sono però sorte molto più lontano: soltanto i cruise Tomahawk americani potrebbero raggiungerle, ma su questo capitolo ormai c’è una chiusura americana. Non bastano i soldi. Lo scenario che ha davanti il presidente Zelensky è decisamente cupo.

Un nucleo di Paesi della Ue – a partire dalla Francia – insiste per usare i 300 miliardi di investimenti statali russi sequestrati per finanziare lo shopping bellico ucraino: finora sono stati confiscati solo gli interessi, ora si cerca di trovare una formula – ad esempio la garanzia a prestiti – per trasformare pure il capitale in uno strumento di resistenza. Anche se questi soldi venissero messi sul tavolo, però, senza la Casa Bianca rimarrebbe irrisolto il nodo principale: dove trovare le armi da acquistare? C’è una sola strada per prolungare la lotta degli ucraini: consegnare gli strumenti presenti negli arsenali europei. Una mossa che le cancellerie della Ue non prendono in considerazione: viene al primo posto il potenziamento delle forze armate e l’allestimento di scorte, nel timore di arrivare a uno scontro con la Russia nel futuro prossimo.

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