Louvre, caccia al tesoro rubato: forse i ladri incastrati dal Dna
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – Il Louvre resta ancora chiuso. Ieri mattina la direzione del museo aveva tentato una riapertura parziale, escludendo la Galleria d’Apollo, ancora sigillata come scena del crimine. Ma alla fine è arrivato un contrordine dalle autorità, nessun visitatore è stato ammesso dopo lo spettacolare furto con cui quattro uomini sono riusciti a sottrarre gli otto gioielli imperiali del tesoro della Corona di Francia. La caccia è cominciata. Sono stati mobilitati circa sessanta investigatori tra la brigata anti-banditismo e l’Ufficio centrale per la lotta contro il traffico di beni culturali. La polizia è sulle tracce della banda fuggita domenica mattina in scooter con un bottino «dal valore inestimabile», come ha sottolineato il ministro dell’Interno francese Laurent Nunez.
PARIGI – Il Louvre resta ancora chiuso. Ieri mattina la direzione del museo aveva tentato una riapertura parziale, escludendo la Galleria d’Apollo, ancora sigillata come scena del crimine. Ma alla fine è arrivato un contrordine dalle autorità, nessun visitatore è stato ammesso dopo lo spettacolare furto con cui quattro uomini sono riusciti a sottrarre gli otto gioielli imperiali del tesoro della Corona di Francia. La caccia è cominciata. Sono stati mobilitati circa sessanta investigatori tra la brigata anti-banditismo e l’Ufficio centrale per la lotta contro il traffico di beni culturali. La polizia è sulle tracce della banda fuggita domenica mattina in scooter con un bottino «dal valore inestimabile», come ha sottolineato il ministro dell’Interno francese Laurent Nunez.
Un colpo messo a segno in pieno giorno, nel museo più visitato al mondo. L’irruzione all’interno della galleria è durata poco più di quattro minuti, ma la preparazione è stata più lunga. I ladri hanno parcheggiato il camion montacarichi, fissato i supporti, fatto salire la scala e persino posizionato dei segnali stradali per simulare un intervento tecnico. E forse sapevano, se ci sono state complicità interne, che la sicurezza della porta-finestra era difettosa. Un mese prima del furto, era stato segnalato un malfunzionamento dell’allarme della Galleria d’Apollo che suonava in modo imprevedibile ed era stato temporaneamente disattivato. Fonti interne al museo sostengono che fosse ancora fuori uso domenica. A confermarlo è il fatto che i cinque custodi presenti nella sala sono stati sorpresi dal rumore della smerigliatrice. «In quel momento la loro priorità non era intervenire, ma proteggere il pubblico», spiega Elise Suller, del sindacato del personale del Louvre, precisando che i 1.100 custodi e agenti del museo non sono armati.
Un solo dettaglio del piano è fallito. La banda aveva previsto di incendiare il montacarichi per cancellare indizi e ritardare la polizia. Ma il fuoco non ha preso e dentro al camion gli investigatori hanno trovato due smerigliatrici, taniche di benzina, una coperta, guanti, un walkie-talkie, un casco. Un gilet giallo è stato ritrovato in strada a qualche centinaio di metri, accanto alla corona dell’imperatrice Eugenia, caduta nella fuga. Su questi oggetti sono già stati isolate tracce di Dna ed è probabile che la polizia abbia già dei nomi ma debba decidere se arrestare subito un primo sospetto o attendere per risalire l’intera rete e, soprattutto, recuperare i gioielli. È lo stesso metodo che ha permesso all’unità anti-traffico d’arte di ritrovare gran parte del bottino dopo il furto avvenuto l’anno scorso al museo parigino Cognacq-Jay.
Gli investigatori valutano l’ipotesi di un committente privato, magari un collezionista appassionato della storia di quei mitici gioielli imperiali e disposto a conservarli pur sapendo che sono invendibili. A preoccupare è invece lo scenario della rivendita a pezzi, cioè lo smontaggio completo dei gioielli, una scomposizione pietra per pietra e la successiva vendita attraverso circuiti criminali internazionali, magari via il Belgio, con finalità di riciclaggio di denaro sporco.
Non si può neppure escludere che un padrino della criminalità organizzata francese o straniera voglia usare i gioielli imperiali come “moneta di scambio” per trattare riduzioni di pena o condizioni carcerarie migliori, come Raffaele Imperiale, boss della camorra, che restituì due Van Gogh rubati nel 2002 al Museo di Amsterdam per ottenere condizioni favorevoli nei negoziati giudiziari. L’ultima ipotesi degli investigatori è un’operazione per delegittimare Emmanuel Macron in un momento già difficile per il capo dello Stato, facendo leva sul danno di immagine al prestigio della Francia. Il ministro dell’Interno non ha evocato la pista di “un gruppo straniero” che però al momento non compare ufficialmente nel fascicolo delle indagini. —