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“Ho una vena nazista”: si ritira l’aspirante consigliere giuridico di Trump

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Nello scoop di Politico i messaggi di Paul Ingrassia, l’avvocato italoamericano scelto dal presidente per occuparsi di corruzione, in cui sosteneva il suprematismo bianco. Si sarebbe dovuto presentare giovedì davanti alla commissione del Senato, ha scelto il passo indietro
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NEW YORK – Dopo la chat razzista e neonazi dei giovani repubblicani, negli Stati Uniti è scoppiato il caso Ingrassia. Paul Ingrassia, 30 anni, italoamericano scelto dal presidente Donald Trump per guidare l’Office of Special Counsel, l’ufficio indipendente del consigliere speciale che si occupa di corruzione e tutela dei dipendenti federali, ha annunciato il proprio ritiro dalla corsa in seguito alla diffusione sui media di una chat in cui confessava di avere “una vena nazista”.

Politico, la stessa testata che aveva rivelato le chat imbarazzanti di giovani esponenti del partito conservatore, aveva scoperto una serie di messaggi razzisti di Ingrassia, che ammetteva di essere un simpatizzante nazista e di essere convinto che a guidare gli Stati Uniti dovesse essere una “élite bianca”.

NEW YORK – Dopo la chat razzista e neonazi dei giovani repubblicani, negli Stati Uniti è scoppiato il caso Ingrassia. Paul Ingrassia, 30 anni, italoamericano scelto dal presidente Donald Trump per guidare l’Office of Special Counsel, l’ufficio indipendente del consigliere speciale che si occupa di corruzione e tutela dei dipendenti federali, ha annunciato il proprio ritiro dalla corsa in seguito alla diffusione sui media di una chat in cui confessava di avere “una vena nazista”.

Politico, la stessa testata che aveva rivelato le chat imbarazzanti di giovani esponenti del partito conservatore, aveva scoperto una serie di messaggi razzisti di Ingrassia, che ammetteva di essere un simpatizzante nazista e di essere convinto che a guidare gli Stati Uniti dovesse essere una “élite bianca”.

Nonostante il partito sia ormai piegato ai voleri di Trump, gli imbarazzi avevano prodotto una piccola ribellione interna. Almeno quattro senatori repubblicani, incluso il leader della maggioranza al Senato, John Thune, del South Dakota, avevano annunciato il voto contrario alla conferma dell’incarico. Rick Scott, senatore della Florida, aveva rivelato ai giornalisti che non avrebbe sostenuto Ingrassia. Il consigliere voluto da Trump avrebbe dovuto presentarsi giovedì davanti alla commissione del Senato per la Sicurezza interna.

Gli scenari possibili erano tre: il presidente poteva impuntarsi, deciso a mettere alla prova la fedeltà dei suoi senatori; Ingrassia poteva non superare la votazione, oppure decidere lui stesso di farsi da parte per evitare una spaccatura interna. Si è verificata proprio quest’ultima ipotesi: in un post su X, Ingrassia ha scritto di non avere abbastanza voti repubblicani per l’approvazione e di aver deciso di ritirarsi dall’udienza. “Apprezzo l’enorme sostegno che ho ricevuto durante questo processo – ha dichiarato – e continuerò a servire il presidente Trump e questa amministrazione”.

Politico aveva rivelato messaggi in cui Ingrassia diceva a un gruppo di colleghi repubblicani di avere una “vena nazista” e che la festività nazionale in onore di Martin Luther King, simbolo dei diritti civili degli afroamericani, dovrebbe venire “gettata nel settimo cerchio dell’inferno”, cioè il regno dantesco dei violenti. Un avvocato di Ingrassia non aveva confermato l’autenticità dei messaggi, parlando di possibile manipolazione.

Prima di essere scelto da Trump, l’italoamericano, che si autodefiniva “esperto di diritto costituzionale”, conduceva un podcast di estrema destra assieme alla sorella. Cinque anni fa, quando Trump aveva contestato la regolarità delle elezioni, Ingrassia aveva scritto su Twitter: “È ora che @realDonaldTrump dichiari la legge marziale e garantisca la sua rielezione”.

Il precedente capo dell’Ufficio, Hampton Dellinger, era stato licenziato da Trump nonostante il fatto che solo al Congresso spetti di rimuovere i vertici delle agenzie indipendenti. Una legge stabilisce che il presidente può rimuovere il consigliere speciale “solo per inefficienza, negligenza o cattiva condotta” e spiegarlo in modo chiaro. Nell’e-mail ricevuta da Dellinger il 7 febbraio c’era una sola riga, che diceva: lei è licenziato con effetto immediato.


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