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Gheddafi e i sospetti finanziamenti libici: perché Sarkozy è in carcere

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Tutto è iniziato nel 2011 quando uno dei figli del dittatore della Libia ha accusato l’ex presidente francese di aver ricevuto denaro da Tripoli per finanziare la campagna per le presidenziali del 2007. Sarkozy è stato formalmente indagato nel 2018, poi l’iter giudiziario conclusosi con la sentenza del settembre scorso
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Il processo che ha portato Nicolas Sarkozy in prigione risale a fatti che iniziano a quasi quindici anni fa. Il 16 marzo 2011, Saïf al-Islam Gheddafi, uno dei figli del dittatore libico Muammar Gheddafi, in un’intervista al canale Euronews, accusa l’allora presidente francese di aver ricevuto denaro dalla Libia per finanziare la sua campagna presidenziale del 2007. L’accusa assume un peso ben diverso l’anno seguente, il 28 aprile 2012, quando il sito d’inchiesta Mediapart pubblica un documento in cui l’ex capo dei servizi segreti esteri libici parla di un “accordo di principio” per sostenere la campagna elettorale di Sarkozy con un contributo di 50 milioni di euro. In seguito, nel settembre 2023, il tribunale ha ritenuto “probabile” che il documento fosse un falso, ma ciò non ha fermato la macchina giudiziaria.

Il 19 aprile 2013 la procura di Parigi ha aperto un’inchiesta contro ignoti, avviando un lungo percorso fatto di perquisizioni e indagini che hanno coinvolto anche diversi coll…

Il processo che ha portato Nicolas Sarkozy in prigione risale a fatti che iniziano a quasi quindici anni fa. Il 16 marzo 2011, Saïf al-Islam Gheddafi, uno dei figli del dittatore libico Muammar Gheddafi, in un’intervista al canale Euronews, accusa l’allora presidente francese di aver ricevuto denaro dalla Libia per finanziare la sua campagna presidenziale del 2007. L’accusa assume un peso ben diverso l’anno seguente, il 28 aprile 2012, quando il sito d’inchiesta Mediapart pubblica un documento in cui l’ex capo dei servizi segreti esteri libici parla di un “accordo di principio” per sostenere la campagna elettorale di Sarkozy con un contributo di 50 milioni di euro. In seguito, nel settembre 2023, il tribunale ha ritenuto “probabile” che il documento fosse un falso, ma ciò non ha fermato la macchina giudiziaria.

Il 19 aprile 2013 la procura di Parigi ha aperto un’inchiesta contro ignoti, avviando un lungo percorso fatto di perquisizioni e indagini che hanno coinvolto anche diversi collaboratori di Sarkozy: Claude Guéant, suo ex direttore di gabinetto; l’uomo d’affari franco-algerino Alexandre Djouhri; l’ex tesoriere della campagna Éric Woerth e l’ex ministro Brice Hortefeux. Dopo anni di inchieste, nel 2018 l’ex presidente viene formalmente incriminato per corruzione passiva, finanziamento illecito di campagna elettorale e ricettazione di fondi pubblici libici. Nel 2020, le accuse si aggravano con un nuovo capo d’imputazione: associazione a delinquere.

Dal 6 gennaio all’8 aprile 2025, Sarkozy compare davanti al tribunale correzionale di Parigi insieme ad altri undici imputati. Il 27 marzo 2025, il Parquet National Financier ha chiesto per l’ex presidente sette anni di reclusione, 300.000 euro di multa e cinque anni di ineleggibilità politica, accusandolo di aver stretto un “patto di corruzione faustiano con uno dei dittatori più discutibili degli ultimi trent’anni”.

Da parte sua, Nicolas Sarkozy ha sempre negato le accuse, sostenendo che si tratti di un complotto orchestrato dal clan Gheddafi per vendicarsi del ruolo che lui stesso avrebbe avuto nella caduta del regime libico nel 2011.

Il 25 settembre 2025, il tribunale correzionale di Parigi lo ha assolto da diverse imputazioni – tra cui la corruzione passiva, il finanziamento illecito della campagna e la ricettazione di fondi pubblici libici – per mancanza di prove dirette. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto provata l’esistenza di una “intesa preparatoria” e lo hanno condannato a cinque anni di reclusione e 100.000 euro di multa per associazione a delinquere, con esecuzione provvisoria della pena e mandato di deposito differito. Durante questo periodo, Sarkozy non potrà né ricoprire cariche pubbliche né candidarsi a elezioni.

Nonostante il giorno seguente, l’ex presidente abbia presentato ricorso in appello comunque scontando la condanna: questo perché il mandato di deposito “differito” gli ha evitato di essere immediatamente condotto in carcere, ma l’esecuzione provvisoria decisa dal tribunale rende la pena immediatamente esecutiva, poiché in materia penale l’appello non è sospensivo quando il giudice lo dispone espressamente.

Secondo l’articolo 471 del Codice di procedura penale francese, infatti, il giudice può ordinare l’esecuzione provvisoria di una condanna in primo grado, misura che in questo caso è stata giustificata dall’“eccezionale gravità dei fatti” e dalla “portata della pena inflitta”. Questa decisione ha suscitato la collera di Nicolas Sarkozy, che ha definito il provvedimento una misura “umiliante” e “ingiustificata”.

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