Europarlamento, sì alla riforma della Ue per preparare l’allargamento all’Ucraina
di Daniele Castellani PerelliSono passati 12 anni dall’ultimo allargamento della Ue. Da allora tanti Paesi – tra cui l’Ucraina – bussano alle porte dell’Europa, cercano di adeguarsi agli standard richiesti per l’ingresso e mettersi così al riparo dalle tempeste geopolitiche che attraversano il continente. Ma la loro prossima adesione è una sfida anche per l’Unione stessa, che rischia di trovarsi in difficoltà, nel passare da 27 a 30 o 35 membri, se non si riformerà nel profondo. Soprattutto se entrerà un Paese vasto e complesso come appunto l’Ucraina, che sarebbe il quinto più popolato dell’Unione.
Il voto a Strasburgo
Proprio con questa enorme sfida in mente è stato approvato oggi al Parlamento europeo di Strasburgo il Rapporto sulle conseguenze istituzionali dei negoziati di allargamento dell’Unione Europea. L’Assemblea plenaria ha detto sì con 310 voti a favore, 277 contrari e 53 astensioni. “L’Europa deve fare i compiti a casa per restare forte…
Sono passati 12 anni dall’ultimo allargamento della Ue. Da allora tanti Paesi – tra cui l’Ucraina – bussano alle porte dell’Europa, cercano di adeguarsi agli standard richiesti per l’ingresso e mettersi così al riparo dalle tempeste geopolitiche che attraversano il continente. Ma la loro prossima adesione è una sfida anche per l’Unione stessa, che rischia di trovarsi in difficoltà, nel passare da 27 a 30 o 35 membri, se non si riformerà nel profondo. Soprattutto se entrerà un Paese vasto e complesso come appunto l’Ucraina, che sarebbe il quinto più popolato dell’Unione.
Il voto a Strasburgo
Proprio con questa enorme sfida in mente è stato approvato oggi al Parlamento europeo di Strasburgo il Rapporto sulle conseguenze istituzionali dei negoziati di allargamento dell’Unione Europea. L’Assemblea plenaria ha detto sì con 310 voti a favore, 277 contrari e 53 astensioni. “L’Europa deve fare i compiti a casa per restare forte e unita”, ha detto il relatore del rapporto, Sandro Gozi, eurodeputato italiano eletto nelle file dei macroniani, per il gruppo liberale di Renew: “La vera domanda oggi non è se l’Unione europea debba allargarsi, ma come fare in modo che l’allargamento rafforzi la nostra Unione. La riforma non è più una scelta, è una necessità. L’unificazione del continente e la riforma devono procedere di pari passo, per evitare la paralisi”.
L’ingresso di nuovi membri è stato storicamente “uno strumento geopolitico che ha promosso la democrazia, la stabilità, la sicurezza e la prosperità nel continente”, si legge nel rapporto. “Ma ogni allargamento nella nostra storia – ha ricordato Gozi, che è anche segretario generale del Partito democratico europeo – è stato preceduto da una riforma interna. Come il Trattato di Nizza per l’allargamento del 2004 e quello di Lisbona per l’ingresso della Croazia. Oggi, se vogliamo accogliere nuovi Paesi, dobbiamo adattare le nostre istituzioni a questa nuova dimensione”.
Le tre priorità
Il rapporto indica tre priorità: efficienza, estendendo il voto a maggioranza qualificata per superare la paralisi decisionale; potenza, riformando il bilancio dell’Ue e superando il vecchio tetto dell’1% del Pil, per dare all’Europa i mezzi per agire; e democrazia, rafforzando i poteri del Parlamento europeo. Il testo propone il voto a maggioranza qualificata solo per le fasi intermedie del processo di allargamento, mantenendo l’unanimità per le decisioni sovrane e storiche, come l’apertura e la chiusura dei negoziati e l’ingresso di un nuovo Stato membro.
In più il testo, per superare gli stalli, indica il meccanismo dell’Europa a più velocità, come è già successo per l’euro, dove cioè “chi vuole avanzare più rapidamente possa farlo senza obbligare gli altri”, soprattutto sulla difesa e l’energia.