PARIGI – «Nicolas, Nicolas», scandiscono figli, parenti e amici davanti alla casa dell’ex capo dello Stato, nel sedicesimo arrondissement, quartiere chic a ovest della capitale. Nicolas Sarkozy esce a piedi, imboccando una strada laterale dove lo attende la scorta. Cammina mano nella mano con la moglie Carla Bruni: lei con il capo chino, lo sguardo a terra; lui invece a testa alta, come aveva promesso pochi giorni fa, dicendosi pronto al carcere e a questa «ennesima prova» in quella che definisce da anni una «via crucis giudiziaria». Prima di salire sull’auto diretta alla Santé, l’antico penitenziario nel cuore di Parigi, Sarkozy abbraccia i figli e stringe la mano ai sostenitori, oltre un centinaio. Una signora ha portato magliette con la sua foto e la scritta: “La fine della storia non è scritta”. Applausi, cori, e a un certo punto risuona la Marsigliese. Carla Bruni, il volto teso, resta in silenzio e manda qualche bacio alla folla.
PARIGI – «Nicolas, Nicolas», scandiscono figli, parenti e amici davanti alla casa dell’ex capo dello Stato, nel sedicesimo arrondissement, quartiere chic a ovest della capitale. Nicolas Sarkozy esce a piedi, imboccando una strada laterale dove lo attende la scorta. Cammina mano nella mano con la moglie Carla Bruni: lei con il capo chino, lo sguardo a terra; lui invece a testa alta, come aveva promesso pochi giorni fa, dicendosi pronto al carcere e a questa «ennesima prova» in quella che definisce da anni una «via crucis giudiziaria». Prima di salire sull’auto diretta alla Santé, l’antico penitenziario nel cuore di Parigi, Sarkozy abbraccia i figli e stringe la mano ai sostenitori, oltre un centinaio. Una signora ha portato magliette con la sua foto e la scritta: “La fine della storia non è scritta”. Applausi, cori, e a un certo punto risuona la Marsigliese. Carla Bruni, il volto teso, resta in silenzio e manda qualche bacio alla folla.
Sarkozy, settant’anni, oltre mezzo secolo passato in prima linea nella politica e cinque anni all’Eliseo, si ferma con tutti, salutando uno a uno i sostenitori prima di salire in auto con gli avvocati, senza pronunciare una parola. Durante i pochi minuti ancora da uomo libero pubblica un messaggio sui social. «Mentre mi preparo a varcare le mura del carcere della Maison de la Santé, il mio pensiero è rivolto al popolo francese», scrive. «Voglio dire loro, con la forza incrollabile che mi è propria, che non è un ex Presidente della Repubblica quello che viene rinchiuso questa mattina, ma un uomo innocente”. In serata, l’avvocato Jean-Michel Darrois esce dal carcere e si ferma davanti ai giornalisti, dopo aver incontrato il più famoso detenuto di Francia. «Un primo giorno in prigione è terribile, ma lui lo ha superato», racconta. «È entrato, ha salutato le persone che lo attendevano per le formalità di detenzione». L’ex presidente, già ministro dell’Interno, è stato accolto da alcuni detenuti che hanno urlato con sarcasmo: «Benvenuto Sarkozy».
Poco prima del suo arrivo alla Santé, una cinquantina di agenti penitenziari aveva manifestato davanti all’ingresso per denunciare «un’incarcerazione mediatica» mentre «la crisi penitenziaria è totale». Come molte prigioni francesi, la Santé è sovraffollata, con oltre 1.200 detenuti a fronte di una capienza per poco più di seicento: una situazione per cui la Francia è già stata condannata da organismi internazionali. L’avvocato ha tenuto a sottolineare che Sarkozy «non ha chiesto alcun privilegio». «Affronta la situazione, non si sottrae, non si lamenta».
L’incarcerazione arriva quasi un mese dopo la condanna a cinque anni di reclusione per associazione a delinquere nel caso dei presunti finanziamenti libici della campagna del 2007. È la prima volta dal dopoguerra che un ex presidente della Repubblica viene detenuto. «Il tribunale ha scelto di condannarlo senza prove per un’accusa falsa», denuncia Darrois, visibilmente emozionato. L’altro legale, Christophe Ingrain, conferma che la richiesta di scarcerazione è già stata depositata. Il tribunale potrebbe pronunciarsi entro un mese.
Nei giorni scorsi Sarkozy aveva detto che la sua valigia era pronta. Con sé ha portato dieci fotografie di famiglia e tre libri autorizzati, tra cui una biografia di Gesù e Il conte di Montecristo, il romanzo di Dumas su un uomo che si vendica dopo una condanna ingiusta. Sarà detenuto da solo nel reparto di isolamento, per ragioni di sicurezza. La sua cella misura nove metri quadrati ed è dotata di letto singolo, doccia, servizi igienici, piastra elettrica, piccola scrivania, televisore e frigorifero. Potrà ricevere visite dei familiari tre volte a settimana, oltre ai colloqui con gli avvocati. Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha promesso di andarlo a trovare come «dovere di vigilanza» per garantirne la sicurezza. Non è, ha ribadito, «in alcun modo un attentato all’indipendenza dei magistrati».