LONDRA – L’ex-paracadutista britannico sotto processo per la strage del Bloody Sunday di mezzo secolo fa in Irlanda del Nord è stato assolto dall’incriminazione per duplice omicidio e da quella di tentato omicidio di altre cinque persone. Il giudice Patrick Lynch ha pronunciato il verdetto nel tribunale di Belfast mentre l’imputato, denominato “Soldato F” per celarne l’identità e metterlo al sicuro da possibili vendette, era nascosto alla vista del pubblico da uno schermo protettivo: perciò non si sa come abbia reagito. Ma si conosce già la reazione dei familiari delle vittime: “Questa sentenza ci riporta all’orrore della Domenica di Sangue”, ha detto Liam Wray, che perse il fratello James nel massacro. “Ci riporta alle ferite di quel giorno, alla paura, all’ingiustizia”.
Parole analoghe arrivano da Michelle O’Neill, premier del governo autonomo nord-irlandese e leader dello Sinn Fein, il partito che fu il braccio politico dell’Ira (Irish Republican Army, l’esercito clandestino repubblicano) durante i trent’anni di guerra civile nella regione: “Questo è un affronto alla giustizia”. Ora c’è il timore di una esplosione di nuove tensioni, se non un’esplosione di violenza, in Irlanda del Nord e possibilmente nel Regno Unito.
Gli eventi per i quali è stato incriminato il "Soldato F” risalgono al 30 gennaio 1972, quando a Londonderry, una cittadina conosciuta anche come Derry, si svolse una pacifica manifestazione di protesta di militanti separatisti repubblicani cattolici, che marciavano per il ricongiungimento della parte britannica dell’isola con la repubblica indipendente d’Irlanda. Sostenendo di avere risposto a colpi d’arma da fuoco di presunti “terroristi” dell’Ira, un reggimento di parà britannici diede il via a una intensa sparatoria sulla folla, uccidendo 13 manifestanti e facendo decine di feriti, in uno degli episodi più sanguinosi dei Troubles, come veniva chiamato il conflitto.
Sebbene tutte le testimonianze contraddicessero la versione ufficiale dei fatti, si è dovuto attendere fino al 2010 perché venisse riconosciuta l’innocenza delle vittime del massacro. Al termine della più lunga indagine pubblica britannica, una commissione d’inchiesta ha accusato genericamente i parà per l’accaduto. David Cameron, all’epoca primo ministro, presentò le “scuse ufficiali” del governo, definendo “ingiustificabile” quanto avvenuto. A quel punto è iniziata l’istruttoria della magistratura.
Il “Soldato F”, oggi un anziano ex-militare, era il primo e finora unico a essere stato incriminato per il Bloody Sunday, chiamato a rispondere della morte di due delle vittime, James Wray e William McKinney, oltre che del tentato omicidio di altre cinque persone rimaste gravemente ferite. Nel dicembre scorso l’imputato si era dichiarato innocente. Ora è stato assolto con formula piena. Sempre per ragioni di sicurezza, il processo si è svolto senza giuria, lasciando soltanto al giudice il compito di decidere l’innocenza o la colpevolezza dell’accusato.
Pur riconoscendo che i parà avevano “completamente perso ogni senso di disciplina militare” davanti ai manifestanti, il magistrato ha ritenuto che non ci fossero prove a sufficienza per la condanna, anche perché le sole testimonianze contro il "Soldato F” provenivano da due suoi commilitoni e apparivano almeno in parte contraddittorie. Il fratello di un’altra delle vittime della strage, Mickey McKinney, non se l’è presa particolarmente con il giudice: “La colpa di tutto questo ricade fermamente sulle spalle dello stato britannico”, ha affermato. Gavin Robinson, leader del Dup, il partito unionista che difende il legame con Londra e con la monarchia, ritiene invece che il verdetto mostri “buon senso” e rifiuti di “riscrivere la storia”. Anche l’associazione dei veterani britannici plaude alla decisione, osservando che “l’onore dei militari” è salvo.
Immortalata da “Sunday Bloody Sunday”, la celebre canzone degli U2, il gruppo rock irlandese, la “domenica di sangue” del lontano 1972 è diventata uno dei simboli più atroci di un conflitto che ha causato 3500 morti e decine di migliaia di feriti prima che la pace del 1998, mediata dai governi di Londra, Dublino e Washington, riportasse la pace nella regione.
Da allora la violenza e le tensioni sono diminuite, ma non sono mai del tutto scomparse, riattizzate anche dalla Brexit: la questione di una secessione nord-irlandese dal Regno Unito appariva secondaria, fintanto che Regno Unito e Irlanda facevano entrambe parte dell’Unione Europea.
Insieme alla pace, l’unità europea aveva fatto scomparire i confini fra le “due Irlande”, ma l’uscita del Regno Unito dalla Ue, con tutti i problemi commerciali che provoca, ha fatto sentire di nuovo la presenza di una frontiera e riproposto il problema. I cattolici repubblicani, del resto, continuano a battersi per la secessione dell’Irlanda del Nord dal Regno Unito e per la riunificazione con la repubblica d’Irlanda. Gli unionisti protestanti monarchici continuano a opporsi, proclamando fedeltà alla corona. Ma nel frattempo i cattolici sono diventati la maggioranza della popolazione nord-irlandese e il primo partito nel parlamento autonomo di Belfast, ottenendo la guida del governo regionale. Non più con la guerra, bensì con i voti, sono convinti che la riunificazione sia soltanto questione di tempo.
L’assoluzione dell’unico parà incriminato per il Bloody Sunday, tuttavia, riattizza una ferita mai rimarginata. Potrebbe accelerare le iniziative politiche per un referendum sul ricongiungimento delle “due Irlande”. Ma anche spingere gruppi dissidenti repubblicani, che non hanno mai accettato il processo di pace, a nuove violenze.