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Mossa di Cina e India: sospeso l’import del greggio via mare

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Il presidente Usa ha detto di avere aspettative nell’incontro con Xi in Corea del Sud: “Lui ha influenze decisive per porre fine al conflitto”
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PECHINO - «Ferma opposizione» alle sanzioni americane contro la Russia. Più sviluppo di «alta qualità», sicurezza e autosufficienza tecnologica per far fronte alle restrizioni degli Stati Uniti. Pechino da una parte ostenta la mano tesa all’amico Putin ma dall’altra si prepara a resistere alle pressioni di Washington. Le sanzioni statunitensi contro il petrolio russo suscitano però preoccupazioni in Cina: Pechino avrebbe sospeso gli acquisti via mare. Pure l’India valuta uno stop.

«La Cina si oppone alle sanzioni unilaterali che non si basano sul diritto internazionale e non sono autorizzate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite», dice il portavoce del Ministero degli Esteri in merito alle sanzioni statunitensi contro Rosneft e Lukoil. Ciononostante, secondo quanto appreso da Reuters, Pechino avrebbe reagito immediatamente all’annuncio delle misure di emergenza annunciate da Bessent: le compagnie statali avrebbero sospeso gli acquisti a breve termine per timore di sanzioni se…

PECHINO - «Ferma opposizione» alle sanzioni americane contro la Russia. Più sviluppo di «alta qualità», sicurezza e autosufficienza tecnologica per far fronte alle restrizioni degli Stati Uniti. Pechino da una parte ostenta la mano tesa all’amico Putin ma dall’altra si prepara a resistere alle pressioni di Washington. Le sanzioni statunitensi contro il petrolio russo suscitano però preoccupazioni in Cina: Pechino avrebbe sospeso gli acquisti via mare. Pure l’India valuta uno stop.

«La Cina si oppone alle sanzioni unilaterali che non si basano sul diritto internazionale e non sono autorizzate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite», dice il portavoce del Ministero degli Esteri in merito alle sanzioni statunitensi contro Rosneft e Lukoil. Ciononostante, secondo quanto appreso da Reuters, Pechino avrebbe reagito immediatamente all’annuncio delle misure di emergenza annunciate da Bessent: le compagnie statali avrebbero sospeso gli acquisti a breve termine per timore di sanzioni secondarie.

La Cina importa circa 1,4 milioni di barili di petrolio russo al giorno via mare: la maggior parte viene acquistato da raffinerie indipendenti mentre gli acquisti da parte delle aziende statali si attestano a meno di 250mila barili al giorno, dunque l’impatto sarebbe limitato. Che però sottolinea come l’amicizia tra Mosca e Pechino abbia dei limiti di fronte alle sanzioni, con la Cina che deve cercare un difficile equilibrio tra interessi economici e impegni geopolitici. Ci sono altri 900mila barili al giorno di petrolio russo che arrivano in Cina tramite oleodotti: quelle importazioni al momento non dovrebbero subire alcun impatto. Anche l’India, principale acquirente di greggio russo via mare, sarebbe pronta a ridurre le importazioni. Fonti al Financial Times affermano che il governo indiano ha chiesto alle aziende, comprese quelle statali, di iniziare a ridurre gli acquisti. Le decisioni cinesi, ma soprattutto indiane (a differenza di Pechino, lo stop di New Delhi rientra in un negoziato per arrivare ad un accordo commerciale con gli Usa), taglierebbero una fonte fondamentale di finanziamento per la macchina da guerra di Putin in Ucraina.

Sulla guerra era stato Trump a dire, a pochi giorni dal previsto incontro con Xi in Corea del Sud al vertice dell’Apec, che il leader cinese potrebbe avere «una grande influenza» su Putin per porre fine al conflitto.

La priorità di Xi è però quella di prepararsi al meglio per far fronte alle crescenti tensioni con l’America. Ieri si è concluso il Plenum del Partito comunista che ha gettato le basi per il prossimo piano quinquennale.

La Cina ha promesso di perseguire l’autosufficienza tecnologica e di far crescere il mercato interno. Quello dell’autosufficienza è un obiettivo più pressante ora visto che Washington sta prendendo di mira una gamma più ampia di settori, dai semiconduttori ai prodotti farmaceutici. Pechino conosce i rischi di andare ad uno scontro totale e non lo vuole, ma deve proiettare la superiorità del suo sistema rispetto a quello americano che considera in declino. Il quotidiano Beijing Ribao scrive: «Per citare lo stesso Trump: l’America è diventata, sotto molti aspetti, uno Stato fallito».

Anche rimpasti dal Plenum. Dopo aver purgato la settimana scorsa il generale He Weidong, vicepresidente della Commissione militare, Xi lo ha sostituito con Zhang Shengmin, che era il capo dell’anticorruzione della stessa Commissione.

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