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Zelensky sceglie i caccia Gripen: la garanzia di sicurezza, ma per il futuro

(afp)

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Fino a 150 jet svedesi formeranno l’aviazione ucraina del domani. Uno dei tanti sistemi che Kiev sta scegliendo per costruire un deterrente contro Mosca
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Fino a 150 caccia svedesi Gripen come massa d’urto dell’aviazione ucraina. Velivoli moderni, con sistemi elettronici allo stato dell’arte e con una manutenzione meno impegnativa rispetto agli Eurofighter o ai Rafale francese. Inoltre si tratta di jet flessibili: possono essere impiegati sia come intercettori che come bombardieri. Un passo in avanti veramente significativo per l’aeronautica di Kiev. Che però diventerà reale tra dieci anni, forse addirittura quindici.

L’accordo firmato in pompa magna ieri da Zelensky e dal premier svedese Kristersson è solo una lettera d’intenti: una manifestazione formale d’interesse, lontanissima dal tradursi in un contratto. “Sappiamo di avere una lunga strada davanti”, ha sottolineato Kristersson. Bisognerà trovare i soldi, tanti, e poi produrre le macchine. Quanto alla spesa, si può ipotizzare un conto intorno a otto-nove miliardi di euro per i primi cento esemplari, anche se ieri non è stato escluso che Kiev ne possa comprare ben 150.

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Fino a 150 caccia svedesi Gripen come massa d’urto dell’aviazione ucraina. Velivoli moderni, con sistemi elettronici allo stato dell’arte e con una manutenzione meno impegnativa rispetto agli Eurofighter o ai Rafale francese. Inoltre si tratta di jet flessibili: possono essere impiegati sia come intercettori che come bombardieri. Un passo in avanti veramente significativo per l’aeronautica di Kiev. Che però diventerà reale tra dieci anni, forse addirittura quindici.

L’accordo firmato in pompa magna ieri da Zelensky e dal premier svedese Kristersson è solo una lettera d’intenti: una manifestazione formale d’interesse, lontanissima dal tradursi in un contratto. “Sappiamo di avere una lunga strada davanti”, ha sottolineato Kristersson. Bisognerà trovare i soldi, tanti, e poi produrre le macchine. Quanto alla spesa, si può ipotizzare un conto intorno a otto-nove miliardi di euro per i primi cento esemplari, anche se ieri non è stato escluso che Kiev ne possa comprare ben 150.

Oggetto dell’intesa preliminare è il Saab Gripen ossia Grifone, all’esordio nel 1996 indicato nella categoria dei “caccia leggeri”: ha un solo motore e pesa molto meno degli Eurofighter e dei Rafale. Nelle varie versioni è stato adottato da Svezia, Ungheria, Brasile, Repubblica Ceca, Thailandia, Sud Africa, Perù e Colombia. Dopo una lenta messa a punto, ieri è stato consegnato alla Svezia il primo jet della serie E che un motore potenziato, un nuovo radar Aesa, basato su un modello di Leonardo e un apparato a infrarossi.

Le prestazioni sono di tutto rispetto: supera duemila chilometri l’ora; ha un raggio d’azione di 1.500 chilometri; può trasportare sette tonnellate di ordigni d’ogni tipo, inclusi i missili aria-aria a lungo raggio europei Meteor. Inoltre, caratteristica a cui gli svedesi tengono molto, può decollare e atterrare da tratti di autostrada: gli bastano seicento metri di asfalto.

Non è l’unica “lettera di intenti” firmata dal governo ucraino. Una è stata siglata pochi giorni fa negli Usa con la Bell Textron per acquistare elicotteri d’attacco Viper e multiruolo Venom: gli ultimi derivati dei celebri Cobra e Huey. Secondo quanto risulta a Repubblica, ci sono altri accordi di questo tipo con aziende europee e statunitensi rimasti riservati. Riguardano armamenti e mezzi che – ammesso si trovino i finanziamenti e ci sia l’autorizzazione dei governi alla vendita – non saranno disponibili prima di cinque-dieci anni. Queste iniziative nascono da un’esigenza tecnica: le industrie belliche sono sommerse di commesse e Kiev “prenota” un posto nelle liste di attesa. Ma c’è soprattutto una valenza strategica.

Zelensky vuole mettere in chiaro quali sono le garanzie di sicurezza per il futuro del suo Paese: la necessità di disporre di forze armate moderne e agguerrite. Il suo punto di vista è chiaro: se anche si arrivasse a un cessate il fuoco o a un trattato di pace, la minaccia russa non scomparirà. L’unico deterrente credibile in cui gli ucraini hanno fiducia è la capacità di resistere da soli a nuove offensive: quello che Ursula von der Leyen ha chiamato “il porcospino d’acciaio”. L’Ue finora però ha messo sul tavolo tanti soldi e poche soluzioni operative, come dimostra la riluttanza nell’offrire militari da mandare sul terreno a tutela della sovranità ucraina. Ed ecco che Kiev si impegna per definire in maniera più concreta il suo scudo contro i colpi di Mosca.

L’aviazione è un elemento fondamentale: non a caso, Zelensky si rivolge alla Svezia, che come tutti i Paesi scandinavi condivide la paura per l’aggressività del Cremlino. Oggi le squadriglie sono dotate soprattutto di velivoli d’epoca sovietica: per sostituire le perdite, a quelli rimasti in servizio dall’inizio dell’indipendenza si sono aggiunti Mig e Sukhoi racimolati in tutte le nazioni che appartenevano al Patto di Varsavia.

Si tratta però di macchine logore, con una crescente difficoltà nel trovare pezzi di ricambio. Per questo ieri il presidente ucraino ha espresso il desiderio di ricevere i primi Gripen il prossimo anno: si tratterebbe dei jet che Stoccolma sta per rimpiazzare con la nuova versione, sui quali però non c’è ancora una decisione ufficiale.

Pure gli F-16 americani donati da un pool di nazioni europee sono infatti vecchi: vengono da decenni di servizio in Olanda, Norvegia, Belgio e Danimarca. E accusa il peso degli anni pure la manciata di Mirage 2000 arrivati dalla Francia. Tutti questi velivoli entro dieci anni smetteranno di volare: proprio la scadenza ipotizzata per avere i nuovi Gripen E e uniformare l’intera flotta su un unico modello, semplificando la manutenzione e riducendo i costi.

Una situazione simile riguarda gli elicotteri e tanti altri sistemi bellici. Kiev li cerca nuovi ma affidabili: facili da usare e riparare, in modo da averli sempre efficienti. L’elenco dei desideri è molto lungo. Nella stessa fabbrica di Linkoping ieri Zelensky ha osservato i radar volanti Saab 340, gli unici prodotti in Europa, che offrono il controllo dall’alto di aree vaste: sono l’ideale per individuare missili cruise e droni a lungo raggio.

Resta il problema dei finanziamenti: Trump li ha chiusi; l’Ue non sembra in grado di sostenere una spesa di decine e decine di miliardi. L’unica soluzione a portata di mano rimane quella di confiscare i trecento miliardi di investimenti statali russi sequestrati in Belgio o usarli per garantire prestiti. Una procedura che però continua a sollevare perplessità legali e politiche tra i membri dell’Unione.

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