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Kosenko: “La misura può decidere le sorti del conflitto in Ucraina”

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L’intervista all’economista: “Secondo me la pre-intesa sottoposta alla Commissione è molto buona”
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Quella che è stata discussa in queste ore è la quarta e più critica fase di un accordo di ingegneria finanziaria di proporzioni e ambizioni enormi. Secondo me la pre-intesa sottoposta alla Commissione è molto buona, è la tessera cruciale di un puzzle dove la posta in palio è la sopravvivenza dell’Ucraina». Andrew Kosenko, nato a Kharkiv e cresciuto a New York, già assistente di Joseph Stiglitz alla Columbia e oggi titolare di cattedra in Economia alla Marist University, segue con comprensibile apprensione l’iter dei fondi russi congelati.

«Insieme con le sanzioni – spiega – può essere determinante per la fine del conflitto».

In quale modo?

«Limitando la capacità della Russia di continuare la guerra privandola di risorse interne, e qui sono cruciali le sanzioni sul petrolio decise proprio in queste ore dagli Usa, e allo stesso tempo assicurando un polmone finanziario alla resistenza ucraina».

Ci riassume le quattro fasi dell’operazione-asset?

«Pochi giorni dopo l’invasione del ’22…

Quella che è stata discussa in queste ore è la quarta e più critica fase di un accordo di ingegneria finanziaria di proporzioni e ambizioni enormi. Secondo me la pre-intesa sottoposta alla Commissione è molto buona, è la tessera cruciale di un puzzle dove la posta in palio è la sopravvivenza dell’Ucraina». Andrew Kosenko, nato a Kharkiv e cresciuto a New York, già assistente di Joseph Stiglitz alla Columbia e oggi titolare di cattedra in Economia alla Marist University, segue con comprensibile apprensione l’iter dei fondi russi congelati.

«Insieme con le sanzioni – spiega – può essere determinante per la fine del conflitto».

In quale modo?

«Limitando la capacità della Russia di continuare la guerra privandola di risorse interne, e qui sono cruciali le sanzioni sul petrolio decise proprio in queste ore dagli Usa, e allo stesso tempo assicurando un polmone finanziario alla resistenza ucraina».

Ci riassume le quattro fasi dell’operazione-asset?

«Pochi giorni dopo l’invasione del ’22 scattò il congelamento di bond e azioni intestati alla Banca centrale russa, alla quale fu negato l’accesso a tutte le attività finanziarie detenute in occidente. La maggior quota, 180 miliardi di euro, era presso Euroclear, una società belga di servizi finanziari, denominati in oltre dieci valute. Fase due: all’inizio del 2024 la Commissione, dopo lunghe discussioni, si appropria degli interessi maturati sui bond, senza toccare il capitale, e li gira all’Ucraina. Terzo: a fine 2024 l’Ue e l’amministrazione Biden si accordano per anticipare rispettivamente 20 e 25 miliardi di euro all’Ucraina: un totale di 45 miliardi che saranno recuperati rivalendosi sugli interessi che via via matureranno sempre sugli asset russi per dieci anni. Fase 4, quella di ieri: entra in gioco l’intero ammontare degli asset, che Euroclear presterà all’Ue che a sua volta li girerà a tranche all’Ucraina».

Così Euroclear non infrange le regole internazionali, come raccomanda la Bce, perché non c’è nessuna confisca ma solo un prestito?

«Esatto. Con una garanzia di ferro, quella della Commissione. Se alla fine del conflitto la Russia verrà condannata a rimborsare i danni di guerra, i fondi a Euroclear rientreranno da quella via. Se invece gli accordi di pace non conterranno alcuna penalità per Mosca, sarà la Commissione a rimborsarli, con una ripartizione pro quota fra i vari Paesi. All’accordo, è importante aggiungere, potranno aggregarsi con modalità simili Paesi extra-Ue quali il Regno Unito (dove sono congelati l’equivalente di 26,6 miliardi di euro) o il Giappone (28,1 miliardi). Lo sforzo finanziario congiunto, con il parallelo indebolimento delle capacità della Russia (dove le entrate federali per lo più petrolifere sono già diminuite del 16,9% nel primo semestre 2025), diverrà allora veramente decisivo per le sorti del conflitto».

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