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A New York riemerge l’ombra di Cosa Nostra: quattro le famiglie partner in affari

(reuters)

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Prima i focus del business erano la droga, le estorsioni, le mani sporche nell’edilizia. I porti, gli appalti, le tangenti. Adesso, per evitare il clamore, “La Cosa Nostra” si è evoluta. Non più fatti eclatanti, visibili. Ma crimini silenziosi
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A New York le ombre sono tornate a muoversi. Non più con la brutalità ottusa degli anni Settanta. Niente piombo, niente agguati in strada. Oggi è un’altra cosa: ha la faccia delle scommesse, del poker, del business sportivo. Ma dietro il tavolo verde, la mano che mescola le carte e le truffe è sempre la stessa: “La Cosa nostra” americana. Lo stile si aggiorna. Il cuore resta nero.

I clan hanno trovato un punto d’incontro, un’unità d’intenti, nel truccare partite di poker e sfruttare scommesse sportive. È estremamente raro che quattro delle cinque famiglie siano riunite in un unico atto di accusa. Non accadeva da decenni. E come sempre, quando “La Cosa Nostra” si fa visibile, è perché ha bisogno di fare cassa.

Sotto i riflettori, tornei di poker con ex stelle dell’Nba. Tavoli eleganti, luci soffuse. I partecipanti, spesso vip, credono di giocare ad armi pari. Ma il sistema è truccato. Tutto progettato. Un gioco da professionisti, dietro cui si muovono i nomi antichi: i Bonanno (la fami…

A New York le ombre sono tornate a muoversi. Non più con la brutalità ottusa degli anni Settanta. Niente piombo, niente agguati in strada. Oggi è un’altra cosa: ha la faccia delle scommesse, del poker, del business sportivo. Ma dietro il tavolo verde, la mano che mescola le carte e le truffe è sempre la stessa: “La Cosa nostra” americana. Lo stile si aggiorna. Il cuore resta nero.

I clan hanno trovato un punto d’incontro, un’unità d’intenti, nel truccare partite di poker e sfruttare scommesse sportive. È estremamente raro che quattro delle cinque famiglie siano riunite in un unico atto di accusa. Non accadeva da decenni. E come sempre, quando “La Cosa Nostra” si fa visibile, è perché ha bisogno di fare cassa.

Sotto i riflettori, tornei di poker con ex stelle dell’Nba. Tavoli eleganti, luci soffuse. I partecipanti, spesso vip, credono di giocare ad armi pari. Ma il sistema è truccato. Tutto progettato. Un gioco da professionisti, dietro cui si muovono i nomi antichi: i Bonanno (la famiglia di Massino, l’ultimo boss che tradì il patto dell’omertà); i Gambino (la cosca di Frank Calì, “l’ambasciatore” tra Sicilia e Stati Uniti, freddato a Staten Island nel marzo 2019); i Lucchese (i più silenziosi, ma sempre presenti nei grandi affari) e i Genovese (la vecchia guardia, tornata con Carmelo “Carmine” Polito, già accusato di gestire scommesse illegali online). E poi ci sono gli uomini di mezzo: poliziotti corrotti, prestanome, esperti di criptovalute, società di comodo. Tutti insieme per ripulire il denaro e spostarlo ovunque serva.

Prima i focus del business erano la droga, le estorsioni, le mani sporche nell’edilizia. I porti, gli appalti, le tangenti. Adesso, per evitare il clamore, “La Cosa Nostra” si è evoluta. Non più fatti eclatanti, visibili. Ma crimini silenziosi. Manipolazione di partite di basket. Riciclaggio attraverso valute digitali. Il crimine perfetto, perché non si vede. Eppure, fa altrettanto male. Ruba fiducia, svuota patrimoni, infiltra lo sport. È il crimine “in cravatta”. Ma il metodo è sempre quello.

A Long Island e in Florida l’Fbi ha arresto poco tempo fa nove persone legate ai clan mafiosi, tra cui un detective della polizia, incriminate per racket, scommesse illegali, riciclaggio estorsioni, tutti reati firmati dalla famiglia Genovese e da quella dei Bonanno. È una geografia criminale che si allarga e si ramifica nei club sportivi, nei caffè, nelle botteghe di quartiere. “La Cosa Nostra” non solo si è evoluta mescolando i propri uomini tra quelli delle istituzioni. Il procuratore federale Breon Peace poco tempo fa ha detto: «La mafia continua a inquinare le nostre comunità con scommesse illegali, estorsioni e violenza, sfruttando il nostro stesso sistema finanziario per alimentare i propri affari criminali». Tutto torna: la scelta delle scommesse non è un ripiego ma un piano preciso, un nuovo terreno dove agire senza clamore, senza sangue, con discrezione e con profitto grazie a una rete che va da New York a Palermo. Il filo che unisce le due sponde dell’Atlantico è ancora intatto. Le famiglie mafiose di New York hanno collegamenti attivi con la mafia siciliana. I rapporti di sangue, le parentele, gli affari. Le stesse famiglie, Inzerillo, Spatola, Gambino, che un tempo erano fuggite in America per scampare ai Corleonesi, oggi sono tornate in Sicilia. E con loro, sono tornati anche i canali, i codici, i patti non scritti. Si incontrano, si scambiano uomini, capitali, strategie. Ma quando quattro famiglie di New York si siedono allo stesso tavolo, non è una coincidenza: è strategia.

L’hanno fatto in passato con le armi, ora lo rifanno con i codici a barre. Il business è cambiato, gli uomini anche. Ma l’organizzazione è ancora lì: radicata, liquida, trasversale, capace di passare dal porto al criptovalore, dal bar di quartiere al parquet dell’Nba. La mafia americana non spara più, gioca. Ma vince ancora.

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