Che nessuno si muova». Le sue parole, l’uniforme, il baffo, il gesticolare minaccioso, le armi, sono rimasti impressi nella memoria della Spagna e del mondo. Antonio Tejero, 49 anni, tenente- colonnello della Guardia Civil, le aveva pronunciate nell’aula del parlamento, la pistola in pugno, al comando di un manipolo di 200 soldati, in diretta televisiva. Era il 23 febbraio 1981. Voleva abbattere la giovane democrazia spagnola, nata appena sei anni prima alla morte di Francisco Franco, che mise fine alla sua lunga dittatura. Tejero voleva ripristinarla, riportare il Paese al franchismo. Rivisto oggi nei filmati sul web, può sembrare un golpe da operetta, ordito da un ufficiale di medio grado. Eppure, forse avrebbe potuto avere successo o provocare una nuova guerra civile, come quella del 1936-’39 vinta dal generalissimo, non fosse stato per l’intervento di re Juan Carlos - anch’esso in tivù, anche lui in divisa militare - con cui il giovane sovrano difese la Costituzione e, rivolgendos…
Che nessuno si muova». Le sue parole, l’uniforme, il baffo, il gesticolare minaccioso, le armi, sono rimasti impressi nella memoria della Spagna e del mondo. Antonio Tejero, 49 anni, tenente- colonnello della Guardia Civil, le aveva pronunciate nell’aula del parlamento, la pistola in pugno, al comando di un manipolo di 200 soldati, in diretta televisiva. Era il 23 febbraio 1981. Voleva abbattere la giovane democrazia spagnola, nata appena sei anni prima alla morte di Francisco Franco, che mise fine alla sua lunga dittatura. Tejero voleva ripristinarla, riportare il Paese al franchismo. Rivisto oggi nei filmati sul web, può sembrare un golpe da operetta, ordito da un ufficiale di medio grado. Eppure, forse avrebbe potuto avere successo o provocare una nuova guerra civile, come quella del 1936-’39 vinta dal generalissimo, non fosse stato per l’intervento di re Juan Carlos - anch’esso in tivù, anche lui in divisa militare - con cui il giovane sovrano difese la Costituzione e, rivolgendosi ai golpisti, ordinò loro di tornare in caserma. Obbedirono, senza spargimenti di sangue.
Un momento drammatico, rievocato dalla notizia che Tejero, ora 93nne, da tempo malato, è in coma farmacologico: ieri qualche notiziario lo dava già per morto, i famigliari hanno spiegato che è in fin di vita. Nella sua abitazione di Valencia gli è stata impartita l’estrema unzione. Arrestato, radiato dall’esercito, messo sotto processo, per il fallito colpo di Stato venne condannato insieme ai suoi commilitoni a 30 anni di carcere. Ne scontò metà, ricevette la libertà condizionale. Nel 2019 presenziò alla riesumazione del cadavere di Franco: senza poter accedere al cimitero, riservato ai soli familiari del generale. Ma la cerimonia di sepoltura fu officiata dal figlio, padre Ramon Tejero.
Poteva andare diversamente? I passi da gigante compiuti dalla Spagna post-franchista lasciano credere di no. La dittatura era durata anche troppo, mummificata nei suoi riti totalitari, soffocando il Paese nel folklore della corrida e del flamenco: come se Mussolini avesse governato l’Italia per un altro quarto di secolo. Invece è diventata una nazione dinamica, creativa, ricca, saldamente democratica.
Nel giorno decisivo, il merito fu del re, affermano le cronache. Ma a partire dal 2021 sono cominciati a emergere alcuni dei documenti secretati dell’inchiesta sul golpe, dimostrando come il tentativo di prendere possesso del Parlamento era stato studiato nei minimi particolari da mesi e contava sul sostegno di una importante rappresentanza del mondo militare spagnolo. Entro il 2026, come stabilito da un disegno di legge sostenuto dal governo del socialista Pedro Sánchez, tutti i documenti rimasti segreti per 45 anni verranno resi pubblici e allora si saprà di più anche su quelli relativi al “23-F”: basta la sigla, c’è un solo 23 febbraio da ricordare nella storia spagnola. Qualche dubbio sul ruolo del re continua a esistere: intervenne, ma dopo sei ore dall’intrusione in parlamento. Agì per convinzione democratica, si chiedono alcuni a Madrid, o perché l’operazione non stava andando bene come ci si aspettava? Lo stesso Juan Carlos - ora “re emerito”, avendo abdicato nel 2014 a favore del figlio Felipe - attende probabilmente una risposta ufficiale per chiudere definitivamente questo capitolo.
Sul golpe del tenente-colonnello Tejero sono usciti libri, documentari, film, perfino una serie su Netflix, ispirata alla rapina compiuta tre mesi dopo il fallito colpo di Stato da un commando di destra per chiedere la liberazione “degli eroi del 23 febbraio 1981”. E rimangono, nella memoria collettiva, il baffo, i gesti, la pistola e quelle parole che volevano riportare la Spagna a un passato di tenebra: «Nessuno si muova».