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Asset russi, niente accordo. Il via libera slitta a dicembre, Zelensky: “Dateci i missili”

(afp)

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I leader Ue si impegnano a trovare una soluzione entro l’anno. Il no del Belgio, l’Italia chiede più garanzie. I caccia del Cremlino sconfinano nei cieli lituani
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BRUXELLES – Mentre Volodymyr Zelensky chiedeva più aiuto e anche i missili a lungo raggio, l’Europa ha dovuto dare un colpo di freno all’uso dei beni russi congelati. Il consiglio europeo, dopo una lunga discussione, non ha infatti trovato l’accordo e nel documento finale è scomparso qualsiasi impegno concreto a trovare ora una soluzione.

In un primo momento, infatti, nella bozza delle conclusioni si invitava la Commissione a «presentare prima possibile proposte concrete». Alla fine si è passati a una formulazione vaghissima sulle «opzioni di sostegno finanziario». Tutto dunque è rinviato a dicembre prossimo. Perché i dubbi, in particolare del Belgio - e anche di altri Stati - hanno di fatto impedito di compiere un passo avanti. Il governo belga vuole garanzie sul fatto che in caso di controversia sui beni del Cremlino, ora detenuti proprio a Bruxelles, la responsabilità non ricada solo sul Belgio. Altri, come l’Italia, volevano rassicurazioni circa la distribuzione equa delle garanzi…

BRUXELLES – Mentre Volodymyr Zelensky chiedeva più aiuto e anche i missili a lungo raggio, l’Europa ha dovuto dare un colpo di freno all’uso dei beni russi congelati. Il consiglio europeo, dopo una lunga discussione, non ha infatti trovato l’accordo e nel documento finale è scomparso qualsiasi impegno concreto a trovare ora una soluzione.

In un primo momento, infatti, nella bozza delle conclusioni si invitava la Commissione a «presentare prima possibile proposte concrete». Alla fine si è passati a una formulazione vaghissima sulle «opzioni di sostegno finanziario». Tutto dunque è rinviato a dicembre prossimo. Perché i dubbi, in particolare del Belgio - e anche di altri Stati - hanno di fatto impedito di compiere un passo avanti. Il governo belga vuole garanzie sul fatto che in caso di controversia sui beni del Cremlino, ora detenuti proprio a Bruxelles, la responsabilità non ricada solo sul Belgio. Altri, come l’Italia, volevano rassicurazioni circa la distribuzione equa delle garanzie relative al prestito da fornire all’Ucraina e anche che lo strumento giuridico che permetta di trasformare i beni russi in soldi da dare a Kiev non si configurasse come una confisca. Segnale che sarebbe pessimo per tutti gli altri investitori. A fine anno una via d’uscita dovrà comunque essere trovata perché i 180 miliardi di beni congelati sono l’unica vera risorsa cui l’Ue può attingere per continuare nei sussidi a favore di Zelensky.

Il vero passo avanti è stato effettuato sulle sanzioni economiche. Il diciannovesimo pacchetto è stato approvato e stabilisce soprattutto il divieto per Mosca di vendere il gas liquido. «Le sanzioni che stanno imponendo alla Russia – ha reagito il ministero degli Esteri di Mosca -, come previsto, non stanno funzionando. Le sanzioni prima di tutto, funzionano contro l’Unione europea». E forse non è un caso che proprio oggi sia stata registrata un’altra invasione dello spazio aereo dell’Unione da parte dei jet russi. Stavolta è toccata alla Lituania.

Eppure nella mattinata il presidente ucraino, che ha preso parte alla prima parte del summit europeo, aveva di nuovo invocato aiuto. Ha sperato che si sciogliesse il nodo dei “frozen asset” e soprattutto ha chiesto agli europei i missili a lungo raggio con cui contrattaccare. Visto il “niet” di Trump, insomma, si è rivolto a Bruxelles. «Quando parliamo di armi a lungo raggio per l’Ucraina – ha spiegato - intendiamo dire che il regime di Putin dovrebbe subire conseguenze concrete a causa di questa guerra. Vi esorto a sostenere tutto ciò che aiuta l’Ucraina ad acquisire tali capacità, perché questo fa davvero la differenza per la Russia. Queste armi a lungo raggio non sono solo negli Stati Uniti: anche alcuni paesi europei ne dispongono, compresi i Tomahawk». Il riferimento era a Germania, Francia e Gran Bretagna. E in una piccola parte anche all’Italia. «Basta guardare quanto si sia innervosito Putin quando è stato sollevato questo argomento – è la sua opinione -. Capisce che le armi a lungo raggio possono davvero cambiare il corso della guerra». Poi, nel corso della conferenza stampa, ha ironizzato sui Tomahawk non concessi dalla Casa Bianca: «Non abbiamo incontri in Ungheria senza l’Ucraina, e non abbiamo ancora i Tomahawk. Penso che non sia male. Ogni giorno porta qualcosa di nuovo, forse domani avremo i Tomahawk, non lo so».

Ma certo lo stop sui beni congelati del Cremlino, per usare un eufemismo, non è stato un buon esito per Kiev. Anche la Bce ha rinnovato ieri i suoi dubbi. E il presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe, ha ammonito: «Dobbiamo agire in modo coerente con il diritto internazionale e vanno evitati nuovi rischi economici. Dobbiamo trovare ulteriori modi per sostenere l’Ucraina». Il presidente del consiglio europeo, Antonio Costa, ha provato a spargere, senza riuscirci, un po’ di ottimismo: «L’Ue si impegna a far fronte alle urgenti necessità finanziarie dell’Ucraina per i prossimi due anni».

L’altro punto approvato riguarda la Difesa comune. Ma anche in questo caso con un deciso stop alle ambizioni comunitarie della Commissione. Tutto rientra nell’alveo dei governo nazionali: «Il Consiglio europeo riconosce il lavoro già svolto dagli Stati membri e li invita a ultimare il processo di creazione di coalizioni di capacità».

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