Ruslan Bortnik, direttore dell’Istituto di Politica ucraina. Le decisioni dei Volenterosi proteggeranno l’Ucraina?
«La Difesa britannica è pronta a inviare truppe, ma solo con l’appoggio degli Stati Uniti, che non c’è. Presenza militare e ruolo della coalizione come garante di sicurezza o moderatore del conflitto restano molto limitati. Mancano potere e volontà politica di entrare nel conflitto. Non vedo progressi: la coalizione è dov’era mesi fa, ha raggiunto il limite delle capacità di influire».
Sanzioni, missili a lunga gittata e altre armi non sono una svolta?
«Il Regno Unito annuncia migliaia di missili all’Ucraina ma non sono sicuro ne disponga davvero: è una situazione simile ai caccia svedesi Gripen, la Svezia annuncia ne darà …
Ruslan Bortnik, direttore dell’Istituto di Politica ucraina. Le decisioni dei Volenterosi proteggeranno l’Ucraina?
«La Difesa britannica è pronta a inviare truppe, ma solo con l’appoggio degli Stati Uniti, che non c’è. Presenza militare e ruolo della coalizione come garante di sicurezza o moderatore del conflitto restano molto limitati. Mancano potere e volontà politica di entrare nel conflitto. Non vedo progressi: la coalizione è dov’era mesi fa, ha raggiunto il limite delle capacità di influire».
Sanzioni, missili a lunga gittata e altre armi non sono una svolta?
«Il Regno Unito annuncia migliaia di missili all’Ucraina ma non sono sicuro ne disponga davvero: è una situazione simile ai caccia svedesi Gripen, la Svezia annuncia ne darà 150 ma in 15 anni, la prima parte solo tra tre. Dichiarazioni altisonanti, ma le capacità reali sono insufficienti. È troppo poco per una svolta. La coalizione non è pronta o in grado di spostare l’equilibrio a favore di Kiev».
Con le roccaforti sotto attacco, il Donbass può cadere per intero?
«Mosca conquista 50-100 km quadrati a settimana, senza vittorie decisive. Quest’anno non ha ancora preso nessuna grande città, anche se ha conquistato più territorio dell’anno scorso. Pokrovsk, Kupyansk e altre città sono a rischio; anche Lyman e Siversk potrebbero cadere nei prossimi mesi, ma l’Ucraina è lontana dal collasso e la Russia da una vittoria definitiva».
Sanzioni e armi per indebolire Mosca portano a un successo strategico o a un vicolo cieco?
«È una strategia saggia, coerente ed efficace nella misura in cui il regime si destabilizzerà e la società russa sarà spinta a cambiare governo. Ma non sappiamo se l’Ucraina potrà resistere così a lungo, in attesa del collasso russo. E se guardiamo a Corea del Nord o Iran, sotto sanzioni da decenni, il risultato non è certo».
L’Ucraina può superare un inverno di attacchi energetici?
«Nuovi blackout porterebbero una catastrofe umanitaria e un’ondata di profughi che indebolirebbe ulteriormente l’economia e le capacità militari del Paese. L’Ucraina sopravvivrà come sempre, il prezzo dipenderà dall’efficacia delle difese aeree, dalle capacità russe e dal sostegno occidentale».
Qual è la strategia di Trump?
«La definirei un’escalation a pendolo, oscillante: da uomo d’affari sposta continuamente la pressione su chi ritiene possa essere usato come strumento per chiudere. Cambia obiettivo ogni mese, forse ogni settimana: cerca il più debole per risolvere il conflitto a sue spese. Penso che un incontro con Putin resti molto probabile, ma prima potrebbe esserci una nuova escalation. Nella fase finale dei negoziati tutti cercano di alzare la posta».
Con quale obiettivo?
«Trump e Putin vogliono ancora un accordo. Ma per la resistenza dal fronte ucraino ed europeo, e dall’opinione pubblica Usa, potrà avvenire solo dopo l’escalation. Suona terribile, ma deve esserci prima una sorta di nuova “crisi dei Caraibi” che influenzi le società e le élite di Ucraina, Stati Uniti ed Europa. Stiamo entrando in una nuova fase di escalation, al termine della quale un accordo è più probabile di una nuova guerra mondiale o di un confronto geopolitico totale».