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Imamoglu accusato anche di spionaggio, il sindaco di Istanbul dal carcere: “Vergognosa menzogna”

Ekrem Imamoglu

 

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Il rivale di Erdogan è detenuto dal marzo scorso per corruzione e terrorismo. Nella nuova inchiesta coinvolto anche il direttore della sua campagna elettorale e un giornalista pro-opposizione
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Nuova accusa per il sindaco di Istanbul Kerem Imamoglu e per il direttore della sua campagna elettorale nel 2019 e nel 2024 Necati Ozkan: i due – in carcere dallo scorso marzo nell’ambito di un’indagine per corruzione e terrorismo – sono stati coinvolti in un'inchiesta di spionaggio che ha portato anche all'arresto del caporedattore dell'emittente pro-opposizione Tele 1 Tv, Merdan Yanardag, dopo che la polizia ha fatto irruzione nel suo ufficio e nella sua abitazione.

Imamoglu e Ozkan hanno già trascorso sette mesi dietro le sbarre nell'ambito di un'indagine sul Comune di Istanbul per varie accuse, tra cui corruzione, turbativa d’asta e terrorismo. La procura generale di Istanbul ha dichiarato in una nota che la nuova indagine si basa su prove digitali sequestrate a un uomo d'affari di nome Huseyin Gun, condotto in carcere il 4 luglio per spionaggio. Gun e Ozkan sono accusati di aver condiviso dati elettorali riservati con servizi segreti stranieri durante la campagna elettorale del …

Nuova accusa per il sindaco di Istanbul Kerem Imamoglu e per il direttore della sua campagna elettorale nel 2019 e nel 2024 Necati Ozkan: i due – in carcere dallo scorso marzo nell’ambito di un’indagine per corruzione e terrorismo – sono stati coinvolti in un'inchiesta di spionaggio che ha portato anche all'arresto del caporedattore dell'emittente pro-opposizione Tele 1 Tv, Merdan Yanardag, dopo che la polizia ha fatto irruzione nel suo ufficio e nella sua abitazione.

Imamoglu e Ozkan hanno già trascorso sette mesi dietro le sbarre nell'ambito di un'indagine sul Comune di Istanbul per varie accuse, tra cui corruzione, turbativa d’asta e terrorismo. La procura generale di Istanbul ha dichiarato in una nota che la nuova indagine si basa su prove digitali sequestrate a un uomo d'affari di nome Huseyin Gun, condotto in carcere il 4 luglio per spionaggio. Gun e Ozkan sono accusati di aver condiviso dati elettorali riservati con servizi segreti stranieri durante la campagna elettorale del 2019 a Istanbul, che ha visto trionfare Imamoglu per la prima volta. Secondo la procura, Gun, allora, ha avuto legami con “agenti dell'intelligence straniera” e ha comunicato con Ozkan come se gli stesse dando delle “istruzioni”.

Sei anni fa Imamoglu ha inflitto un duro colpo al Partito Giustizia e Sviluppo (Akp) del presidente Recep Tayyip Erdogan, che aveva governato la città per anni. E vinse due volte: l’elezione fu ripetuta dopo un’obiezione dell’Akp, che aveva denunciato irregolarità nel primo scrutinio.

Il sindaco, detenuto nella prigione di Marmara a Silivri, ha condannato l'indagine definendola “una vergognosa menzogna e una cospirazione” in una dichiarazione scritta dal carcere. “Tali calunnie, bugie e complotti non passerebbero nemmeno per la mente del diavolo”. “Siamo di fronte a un atto di immoralità che le parole non possono descrivere”, ha aggiunto.

L’incarcerazione del simbolo carismatico del Chp ha scatenato a marzo proteste di piazza mai avvenute in Turchia dalla rivolta di Gezi Park del 2013, ed è stata vista come una mossa politica contro il principale partito di opposizione – e il più antico del Paese – per mettere fuorigioco l’insidioso avversario di Erdogan in vista delle elezioni presidenziali del 2028. Idranti e lacrimogeni non hanno spaventato la folla contro il “dittatore” Erdogan dopo quello che è stato definito un “colpo di stato civico”.

Il video in cui Imamoglu in camicia si allaccia la cravatta blu prima di essere portato via dagli agenti è rimasto nella memoria collettiva. La candidatura per le prossime presidenziali è complicata dall’annullamento da parte dell’Università di Istanbul del suo diploma di laurea, necessario per aspirare alla guida della Nazione anatolica.

I funzionari del Chp hanno reagito incolpando l’esecutivo di voler “criminalizzare le vittorie” del partito. Per il vicepresidente Burhanettin Bulut la Turchia ha raggiunto un punto in cui “criticare il governo o vincere le elezioni è considerato un crimine”. Il partito è sottoposto a pressioni che hanno portato all’arresto di vari suoi esponenti. La nuova inchiesta è iniziata quando un tribunale di Ankara ha archiviato un altro caso che avrebbe potuto rovesciare Ozgur Ozel. Il leader del Chp era imputato per aver comprato voti alle primarie del partito nel 2023, in cui fu eletto alla guida della compagine anti-Erdogan.

(reuters)

Anche un giornalista nel mirino

Nella nota della procura è coinvolto anche Merdan Yanardag: si legge che il giornalista ha avuto molteplici contatti con Gun e ha contribuito a coordinare la parte mediatica della campagna elettorale dell'opposizione in cambio di guadagni personali. La dichiarazione lo accusa di aver collaborato “con i servizi segreti stranieri” per manipolare il voto locale del 2019.

Yanardag ha dichiarato in un messaggio tramite il suo avvocato di essere in buona salute e ha descritto l'indagine come “una cospirazione di quinto grado”: “Si tratta di un complotto mal architettato”, ha detto. Il sessantenne ha negato di aver interferito nelle elezioni del 2019, affermando di non aver mai avuto rapporti con nessuno al di fuori del suo lavoro di giornalista e di non conoscere Gun. “Deve essere rilasciato immediatamente”, ha scritto su X a difesa del collega il sindacato dei giornalisti turchi.

Un’altra inchiesta contro una rete legata ad un’app

È stata avviata un'indagine separata su "Istanbul Senin" (Istanbul è tua), una piattaforma digitale per la città introdotta dal Comune di Istanbul nel 2021 per offrire ai residenti un accesso più facile a servizi come trasporti, eventi culturali, assistenza sociale e transazioni amministrative. Per quest’altra inchiesta, il bilancio è di 13 arresti.

Secondo l'ufficio del procuratore capo di Istanbul, una rete descritta come “organizzazione criminale a scopo di lucro di Imamoglu” avrebbe fatto trapelare i dati personali e le informazioni sulla posizione di 4,7 milioni di utenti dell'app a due Paesi stranieri e avrebbe offerto in vendita sul dark web i dati personali di altri 3,7 milioni di utenti.

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