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Canestri e tavoli da poker truccati, lo scandalo della Nba non si ferma. L’Fbi promette nuovi arresti

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Il ruolo delle famiglie mafiose, i protagonisti e i meccanismi del sistema. Ecco come la rete di scommesse operava su 11 diversi stati
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Ecco cosa accadeva durante certe partite sul parquet luccicante dei palazzetti Nba, mentre i riflettori inseguivano le gesta dei campioni globali del basket. Accanto ai volti da copertina e ai contratti milionari, agivano in silenzio i broker della mafia americana, gli intermediari dell’inganno, i referenti delle quattro famiglie mafiose di New York. Gli investigatori dell’Fbi spiegano come venivano manipolati i risultati delle scommesse. Ed ecco come il meccanismo criminale ha trasformato lo sport americano in un banco da gioco truccato e come i clan, ancora una volta, ci guadagnavano.

È una storia che accadeva da anni, sotto gli occhi di tutti, senza che nessuno, o quasi, alzasse lo sguardo. Nella Nba, la lega più potente e visibile dello sport professio…

Ecco cosa accadeva durante certe partite sul parquet luccicante dei palazzetti Nba, mentre i riflettori inseguivano le gesta dei campioni globali del basket. Accanto ai volti da copertina e ai contratti milionari, agivano in silenzio i broker della mafia americana, gli intermediari dell’inganno, i referenti delle quattro famiglie mafiose di New York. Gli investigatori dell’Fbi spiegano come venivano manipolati i risultati delle scommesse. Ed ecco come il meccanismo criminale ha trasformato lo sport americano in un banco da gioco truccato e come i clan, ancora una volta, ci guadagnavano.

È una storia che accadeva da anni, sotto gli occhi di tutti, senza che nessuno, o quasi, alzasse lo sguardo. Nella Nba, la lega più potente e visibile dello sport professionistico statunitense, le partite venivano truccate. Non per far vincere una squadra. Non per pilotare un campionato. Ma per guadagnare. Per mungere ogni informazione, ogni infortunio, ogni assenza, ogni scelta tecnica, e trasformarla in denaro, a beneficio di una rete di scommettitori, criminali, allenatori compiacenti, giocatori corrotti. «Non c’è più bisogno di uccidere per fare soldi. Basta sapere quando un playmaker lascia il campo», confida un investigatore dell’Fbi.

Un sistema a due facce

Da un lato i campioni del basket. Dall’altro, le partite di poker. Sul parquet e sul tappeto verde, il gioco era sempre truccato. E a tirare i fili, dietro le app di betting, le “prop bet” e i segnali segreti ai tavoli di Greenwich Village, c’erano le famiglie mafiose dei Bonanno, dei Gambino, dei Genovese, e i Lucchese. I procuratori lo hanno detto con chiarezza: «Si tratta di insider trading sportivo». Niente pistole. Ma informazioni che solo uno spogliatoio può custodire.

Il ruolo della mafia

Intorno al parquet si era costruito un ecosistema perfetto. Sul campo, gli “insider”. Nelle sale da poker clandestine, i “Face Cards”. Billups e Jones, nomi noti a New York, riconoscibili, capaci di attirare milionari convinti di giocare partite tra pari. Ma i tavoli erano truccati. Macchine mescolatrici manipolate, occhiali speciali per leggere i segni sulle carte, vassoi intelligenti per fiches, telecamere nascoste: strumenti da spionaggio. La posta in gioco? Alta. E le perdite ancora di più. Alcune vittime hanno lasciato oltre un milione di dollari sul tappeto. A incassare? Le famiglie mafiose. Che con quei soldi hanno riciclato, estorto, comprato silenzi. Come sempre. Come ovunque. «Non è solo un problema sportivo. È un’infiltrazione sistemica. È il crimine organizzato che capisce come trasformare il mondo digitale in un nuovo casinò globale», ha detto il procuratore federale Joseph Nocella Jr.

L’indagine continua

L’Fbi promette nuovi arresti. La Nba ha sospeso Rozier e Billups. Nel frattempo, l’integrità dello sport, quella che dovrebbe essere sacra, viene venduta al dettaglio. Un punto in meno, un assist che non arriva, una panchina anticipata. E la mafia lo sa: non serve più corrompere un arbitro. Basta un messaggio su WhatsApp.

I dettagli sulle partite dell’inchiesta

Gli atti d’accusa resi pubblici dalla Federal Bureau of Investigation descrivono in dettaglio come almeno sette match della Nba fra il marzo 2023 e il marzo 2024 siano stati oggetto di scommesse costruite su informazioni riservate. Ecco alcuni esempi. Il 23 marzo 2023, durante lo scontro fra gli Charlotte Hornets e i New Orleans Pelicans, il giocatore Terry Rozier (Hornets) è accusato di aver informato, attraverso il suo amico dell’infanzia Deniro Laster, che avrebbe abbandonato la partita presto per un problema al piede. Poco dopo, scommettitori che avevano ricevuto quell’indiscrezione avevano puntato sulla sua non performance, incassando una somma stimata in oltre 200 mila dollari grazie all’“under” delle sue statistiche. In un’altra partita, il 9 febbraio 2023, l’ex giocatore e assistente coach Damon Jones avrebbe inviato un messaggio a un complice: «Stasera fai una grossa scommessa su Milwaukee prima che la notizia venga resa pubblica!», con riferimento all’assenza programmata della stella LeBron James e ad altri dettagli non ancora pubblici.

La seconda parte dell’inchiesta riguarda i giochi di poker ad alto rischio: l’allenatore Chauncey Billups è indagato per partecipazione a una rete di poker clandestini truccati, connesse a famiglie mafiose come i Gambino, i Bonanno, i Genovese e i Lucchese. Le tecniche impiegate includevano mescolatrici modificate, telecamere nascoste, tavoli “X?ray” capaci di leggere carte coperte. Vittime: scommettitori milionari attratti dal glamour dei “big” del basket. Gli inquirenti definiscono il quadro «l’insider trading della Nba». È stato inoltre precisato che le reti di scommessa hanno operato su 11 stati diversi.

La reazione della Nba

La Nba, presa in contropiede in contemporanea all’apertura della sua stagione e all’avvio di un contratto televisivo da 76?miliardi?di dollari su undici anni, ha reagito con dichiarazioni ufficiali che sottolineano la gravità della vicenda: «Prendiamo queste accuse con la massima serietà, l’integrità del nostro gioco resta la priorità». Nel dettaglio: Rozier e Billups sono stati posti “on leave”. La lega ha ribadito che non ha poteri investigativi sovrani come l’Fbi e che collaborerà con le autorità. Il commissario Adam Silver ha chiesto una revisione delle scommesse “prop bet” (quelle sulle statistiche individuali) e ha invitato i partner commerciali del betting a maggior cautela.

Precedenti storici: il caso Tim Donaghy

Non è la prima volta che la Nba affronta uno scandalo legato alle scommesse: nel 2007 l’arbitro Tim Donaghy confessò di aver scommesso su partite che lui stesso dirigeva, e di aver utilizzato informazioni privilegiate per farlo. Pur non essendoci prova che avesse truccato le chiamate arbitrali sistematicamente, il danno alla credibilità della lega fu enorme. La reazione della Nba allora fu di contenimento: dichiarazioni che sembravano archiviare il caso come “un episodio isolato”. Ma oggi gli esperti dicono che proprio quel fatto avrebbe dovuto servire da campanello d’allarme. L’espansione del betting legale e l’esca del crimine organizzato Dopo il 2018, con la decisione della Corte suprema statunitense di cancellare il divieto federale sulle scommesse sportive interstatali, il mercato delle scommesse ha vissuto un’esplosione. La Nba, che un tempo evitava legami con il gioco d’azzardo, cambiò registro: il commissario Silver stesso dichiarò pubblicamente che il betting regolamentato poteva essere un’opportunità per la lega. Ma la liberalizzazione ha creato anche un ambiente ideale per il crimine organizzato: macchine di scommessa, app mobili, flussi internazionali di denaro, un nuovo terreno di caccia per le mafie, che non hanno bisogno di entrare direttamente nel campo, ma di sfruttare l’infrastruttura “legalizzata” per i loro giochi. L’inchiesta attuale lo conferma: scommesse pilotate non più solo su partite in generale, ma su singole prestazioni individuali (prop bets), su minuti giocati, punti, assist, uscite anticipate: un modello più sottile e più insidioso.

Verso dove va lo sport – la posta in gioco

L’integrità della Nba è sotto assedio. Non è solo una questione di reputazione. È una questione economica, culturale, di fiducia. Se i tifosi credono che “è tutto pilotato”, l’interesse si spegne. Se gli sponsor percepiscono che il prodotto è corrotto, il valore si svaluta. E se le autorità sportive non si attrezzano, le falle restano. L’inchiesta dell’Fbi, con decine di arresti e accuse che spaventano per il livello della complicità (giocatori, allenatori, scommettitori, mafiosi) invia un messaggio forte: lo sport non è al di sopra della legge. Ma serve una risposta sistemica: controlli, trasparenza, severità. E soprattutto una presa di coscienza: che le ombre sul parquet non sono solo metaforiche, ma reali.

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