Il futuro di Gaza passa da una cittadina anonima nel Sud di Israele. Vicina, ma non abbastanza in zona considerata a rischio, dal confine Nord della Striscia: si chiama Kiryat Gat ed è qui che gli americani hanno stabilito la base per il Comitato per il coordinamento civile e militare (Cmcc) che dovrà tenere insieme il lavoro delle forze militari arabe chiamate a mantenere l’ordine a Gaza e quello delle autorità civili internazionali che si occuperanno della ricostruzione. Alla testa dell’organismo – che ricorda l’autorità transitoria dell’Iraq post-Saddam – è stato nominato tre giorni fa Steven Fagin, ambasciatore Usa per lo Yemen. Lavorerà con il colonnello Patrick Frank, a capo della componente militare del centro, che si occuperà del personale militare statunitense, europeo e arabo che dovrebbe essere schierato dentro e intorno alla Striscia. Nel centro sono già arrivati i primi italiani, un numero ridotto di militari che lavoreranno alla parte militare del progetto. Domani entrer…
Il futuro di Gaza passa da una cittadina anonima nel Sud di Israele. Vicina, ma non abbastanza in zona considerata a rischio, dal confine Nord della Striscia: si chiama Kiryat Gat ed è qui che gli americani hanno stabilito la base per il Comitato per il coordinamento civile e militare (Cmcc) che dovrà tenere insieme il lavoro delle forze militari arabe chiamate a mantenere l’ordine a Gaza e quello delle autorità civili internazionali che si occuperanno della ricostruzione. Alla testa dell’organismo – che ricorda l’autorità transitoria dell’Iraq post-Saddam – è stato nominato tre giorni fa Steven Fagin, ambasciatore Usa per lo Yemen. Lavorerà con il colonnello Patrick Frank, a capo della componente militare del centro, che si occuperà del personale militare statunitense, europeo e arabo che dovrebbe essere schierato dentro e intorno alla Striscia. Nel centro sono già arrivati i primi italiani, un numero ridotto di militari che lavoreranno alla parte militare del progetto. Domani entreranno in scena le autorità civili: l’ambasciata italiana di Tel Aviv, insieme al consolato di Gerusalemme e alla Cooperazione allo sviluppo, sarà presente alla riunione convocata da Fagin per gettare le basi del lavoro dei prossimi mesi: rimozione delle macerie, ma anche ricostruzione dei sistemi elettrico e fognario, di approvvigionamento idrico. E poi di case, scuole e infrastrutture. A coordinare il lavoro, oltre all’ambasciata, ci sarà l’ex rappresentante permanente d’Italia presso le agenzie Onu di Roma Bruno Archi, da poco nominato come inviato speciale della Farnesina per la ricostruzione.
In parallelo si lavora all’accelerazione del piano più politico: la restituzione dei corpi degli ostaggi israeliani, la costituzione di un comitato tecnico palestinese chiamato a lavorare insieme agli internazionali, il disarmo di Hamas, il ritiro delle Idf. Se sulla consegna delle armi e sull’esilio degli ultimi leader tutto è ancora aperto, sull’arretramento militare israeliano vigilano da qualche giorno droni americani, secondo il New York Times: dipendono dal centro di Fagin e Frank e sono l’ennesima prova di quanto da vicino Trump tenga d’occhio gli israeliani per evitare che mosse azzardate mettano a rischio la tregua. Proprio Trump ieri ha detto che «presto una nuova forza di stabilizzazione» verrà schierata a Gaza, oltre alle forze israeliane, e «se necessario anche il Qatar invierà uomini»: «Ora avete un Medio Oriente sicuro e lo resterà per molto tempo», ha detto in Qatar all’emiro Tamim bin Hamad al-Thani.
Da parte sua, Israele – che ieri in un raid ha ucciso «un terrorista della Jihad Islamica» a Nuseirat e ha dato via libera all’ingresso nella Striscia del team egiziano incaricato di assistere nelle operazioni di ricerca dei corpi degli ostaggi – prosegue nella politica di appoggiare clan e gruppi armati per togliere potere ad Hamas: ieri il leader di uno di questi gruppi ha spiegato che a godere del sostegno dell’Idf sono quattro milizie. «Abbiamo un progetto ufficiale», ha affermato Hossam al Astal, «Creare una Nuova Gaza. Presto otterremo il pieno controllo e ci riuniremo sotto un unico ombrello».