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Il figlio dell’editore Jimmy Lai in cella a Hong Kong: “Usa e Italia facciano pressioni sulla Cina”

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Sebastien: “Grazie a Trump per la sua promessa di aiuto. Vorrei che mio padre non morisse in prigione”. Dal 2020 il miliardario fondatore dell’Apple Daily è in carcere
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“Mio padre ha dato tutto per difendere la libertà di Hong Kong, ora rischia di morire in carcere”. Sebastien Lai, 31 anni, è il figlio di Jimmy Lai, l’imprenditore ed editore cattolico che con il suo quotidiano Apple Daily è stato un pilastro della resistenza del fronte democratico di Hong Kong contro la stretta di Pechino, e dal 2020 è imprigionato con le accuse di collusione con forze straniere e sedizione. Ieri a Milano Sebastien ha ritirato a nome del padre il premio “Fatti per la verità”, nel corso della Giornata della Bussola, e al nostro governo lancia un appello: “Si unisca a Trump nel chiederne il rilascio”.

Chi è suo padre, Jimmy Lai?

“Mio padre è arrivato a Hong Kong oltre 60 anni fa come bambino rifugiato, in fuga dalla Cina comunista, e lì ha creato un’azienda di vestiti di successo chiamata Giordano. Ha sempre attributo il suo successo alle libertà di cui si godeva in quella città e la repressione dopo Tiananmen, oltre a spezzargli il cuore, lo convinse che andavano dife…

“Mio padre ha dato tutto per difendere la libertà di Hong Kong, ora rischia di morire in carcere”. Sebastien Lai, 31 anni, è il figlio di Jimmy Lai, l’imprenditore ed editore cattolico che con il suo quotidiano Apple Daily è stato un pilastro della resistenza del fronte democratico di Hong Kong contro la stretta di Pechino, e dal 2020 è imprigionato con le accuse di collusione con forze straniere e sedizione. Ieri a Milano Sebastien ha ritirato a nome del padre il premio “Fatti per la verità”, nel corso della Giornata della Bussola, e al nostro governo lancia un appello: “Si unisca a Trump nel chiederne il rilascio”.

Chi è suo padre, Jimmy Lai?

“Mio padre è arrivato a Hong Kong oltre 60 anni fa come bambino rifugiato, in fuga dalla Cina comunista, e lì ha creato un’azienda di vestiti di successo chiamata Giordano. Ha sempre attributo il suo successo alle libertà di cui si godeva in quella città e la repressione dopo Tiananmen, oltre a spezzargli il cuore, lo convinse che andavano difese: fondò Apple Daily perché pensava che solo attraverso un’informazione vera, senza paura di esprimere ciò in cui crede, le persone siano libere di scegliere”.

Poi sono arrivati la normalizzazione di Hong Kong da parte della Cina, mesi di proteste e guerriglia, una nuova legge sulla sicurezza nazionale che ha cancellato molte libertà e ogni opposizione. E suo padre?

“Quando fu approvata la nuova legge tutti gli dissero di andarsene, che avrebbe potuto continuare la sua battaglia per la democrazia dall’estero, ma lui era convinto che se lo avesse fatto avrebbero preso di mira i suoi giornalisti. E’ rimasto per ciò in cui credeva. Ora ha 78 anni e da cinque è in cella d’isolamento”.

Jimmy Lai 

Quali sono le sue condizioni?

“Prima dell’arresto aveva già il diabete, ora la sua salute è molto peggiorata. Non è una sorpresa vista l’età, la tortura mentale dell’isolamento, la mancanza di luce naturale, il fatto che con le temperature di Hong Kong la cella diventa letteralmente un forno. Rischia di morire”.

Quando gli ha parlato l’ultima volta?

“Io che non posso tornare ad Hong Kong non gli parlo e non lo vedo da cinque anni. Può ricevere quattro visite al mese da familiari o legali, al di là di un vetro”.

L’accusa è di aver cospirato con forze straniere, rischia l’ergastolo. Una volta il sistema giudiziario di Hong Kong era considerato indipendente: suo padre sta subendo un giusto processo?

“Basterebbero i tempi per mostrare che non lo è: è stato arrestato nel 2020, il processo si sarebbe dovuto chiudere nel 2022, stiamo ancora aspettando la fine. Aggiungo che uno dei testimoni, come rivelato da inchieste giornalistiche, è stato torturato. Ma è la stessa accusa che non sta in piedi, il gruppo delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie ha detto che va rilasciato subito”.

Ieri lo ha chiesto anche Trump. Spera che il presidente americano possa fare pressione su Xi o teme che suo padre diventi una pedina di un grande gioco politico?

“Sono incredibilmente grato al presidente per le sue parole, per nulla scontate. Questo è un processo politico e la sua pressione è la migliore speranza di non vedere mio padre morire in carcere”.

Si aspetta che anche altri Paesi come l’Italia lo seguano?

“Sarei ugualmente grato al governo italiano se si unisse alla richiesta. L’Italia è una grande democrazia, dimostrerebbe di credere in quei valori ed essere pronta a combattere per essi, in un momento in cui i regimi autoritari provano a cancellarli”.

Suo padre è molto in vista ma a Hong Kong sono in carcere decine di attivisti, politici e semplici ragazzi che protestavano in strada. Rischiano di essere dimenticati?

“Io chiedo che Hong Kong liberi tutti i prigionieri politici”.

Il Porto profumato può ancora avere una sua autonomia o ormai è solo un’altra città cinese?

“La legge sulla sicurezza nazionale ha distrutto le libertà che rendevano Hong Kong grande, ma anche ciò che la rendeva un centro finanziario, come l’affidabilità dei tribunali. Rilasciare mio padre sarebbe nel migliore interesse delle autorità: mostrerebbe che vige ancora uno stato di diritto”.

Sei anni fa milioni di cittadini sfilavano chiedendo una vera democrazia. Ora l’opposizione non esiste più, e la speranza?

“Non si combatte perché si ha speranza, si combatte e quindi si ha una speranza. Mio padre ha combattuto in modo pacifico, sacrificando tutto per ciò in cui crede”.

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