Clacson, cori e leoni: tra i sostenitori di Milei nel bunker di Buenos Aires dopo la vittoria
di Elena BassoBUENOS AIRES – Davanti all’hotel Libertador, nel centro di Buenos Aires, si sono radunate centinaia di persone. Occupano l’avenida Cordoba e applaudono entusiasti. Si trovano davanti al “bunker”, il luogo da cui i membri del partito di estrema destra “La libertad avanza” guidato dal presidente ultraliberista argentino Javier Milei, hanno seguito lo spoglio dei voti delle elezioni di metà mandato che si sono svolte nel Paese questa domenica. I sostenitori del presidente, esplodono in urla e applausi quando Milei appare sul mega-schermo. “Oggi è stata una giornata storica – dice - Voglio ringraziare tutti gli argentini per la scelta che hanno fatto. Oggi inizierà la costruzione di una grande Argentina”.
Javier Milei e il suo partito questa domenica hanno ottenuto un’importante vittoria, imponendosi a livello nazionale con il 40,73% dei voti e sconfiggendo con un grande margine (oltre 10 punti) la coalizione peronista, principale opposizione al governo, che ha ottenuto appena il 31,67% d…
BUENOS AIRES – Davanti all’hotel Libertador, nel centro di Buenos Aires, si sono radunate centinaia di persone. Occupano l’avenida Cordoba e applaudono entusiasti. Si trovano davanti al “bunker”, il luogo da cui i membri del partito di estrema destra “La libertad avanza” guidato dal presidente ultraliberista argentino Javier Milei, hanno seguito lo spoglio dei voti delle elezioni di metà mandato che si sono svolte nel Paese questa domenica. I sostenitori del presidente, esplodono in urla e applausi quando Milei appare sul mega-schermo. “Oggi è stata una giornata storica – dice - Voglio ringraziare tutti gli argentini per la scelta che hanno fatto. Oggi inizierà la costruzione di una grande Argentina”.
Javier Milei e il suo partito questa domenica hanno ottenuto un’importante vittoria, imponendosi a livello nazionale con il 40,73% dei voti e sconfiggendo con un grande margine (oltre 10 punti) la coalizione peronista, principale opposizione al governo, che ha ottenuto appena il 31,67% delle preferenze. Il risultato di queste elezioni con cui si rinnova metà della Camera dei Deputati e un terzo del Senato, è stato completamente inatteso. I sondaggi divulgati nelle ultime settimane infatti avevano molto sottovalutato i voti che avrebbe ricevuto il partito guidato da Milei e pronosticavano un testa a testa con il movimento peronista, che invece esce pesantemente sconfitto da questa votazione.
Le automobili strombazzano per festeggiare insieme ai sostenitori di Milei, mentre passano in avenida Cordoba. Una ragazza si sporge dal finestrino della macchina e sventola una bandiera con il leone simbolo della campagna elettorale di Milei, gridando: “Abbiamo vinto. Viva la libertad!”. Più volte le persone che si sono radunate spontaneamente davanti all’hotel, intonano dei cori in onore di Milei. Gli cantano: “Milei, querido, el pueblo está contigo” (Milei, caro, il popolo sta con te).
I votanti accorsi sono eterogenei, persone di tutte le età, moltissime famiglie con bambini. Fra di loro c’è un uomo che indossa una maschera con la faccia di un leone, il soprannome che i suoi sostenitori hanno dato a Milei, mentre altri due cittadini argentini alzano un cartello viola (colore del partito del presidente) su cui hanno scritto: “Libertad o Kirchnerismo” (l’ala più radicale e a sinistra del movimento peronista, che prende il nome dai coniugi ed ex presidenti Nestor e Cristina Kirchner). I membri dell’entourage di Milei sono entusiasti della vittoria e si abbracciano di fronte al bunker, dicendo: “È tutto bellissimo”. I sostenitori della Libertad Avanza si scattano foto con i membri del governo che escono dal bunker e sperano che anche Milei faccia la sua apparizione. Fra i supporter entusiasti c’è Juana, commessa argentina di 46 anni che dice: “Sono felicissima per il voto di oggi, non perderò mai fiducia nel presidente. Lo voto per avere la mia libertà, i peronisti vogliono portarcela via”.
Meno convinto è Mauricio, 27 anni, che vive vicino al bunker ed è sceso per seguire il discorso del presidente: “Anche questa volta ho votato per lui perché sono stufo della crisi economica, c’è bisogno di un cambio che porti stabilità economica al Paese. Ma questo governo mi ha deluso per gli scandali di corruzione, e non ho fiducia in chi dice che non ci sono stati. Non ci credo”.
Gli scandali a cui si riferisce Mauricio sono tre grossi casi di corruzione scoppiati negli ultimi mesi che hanno coinvolto il governo guidato da Milei: una truffa legata a una criptovaluta promossa dal presidente, l’accusa di ricevere tangenti verso Karina (la potente sorella di Milei) e le dimissioni di Espert, principale candidato del partito a Buenos Aires che ha ammesso di aver ricevuto 200.000 dollari da un noto narcotrafficante. Mentre Javier Milei e i suoi sostenitori festeggiano davanti al bunker, il movimento peronista sembra non ammettere la sconfitta. Cristina Kirchner è uscita sul balcone di casa sua (dove si trova agli arresti domiciliari, scontando una pena di 6 anni per corruzione), salutando i suoi sostenitori, senza però dare dichiarazioni. Mentre il governatore peronista Axel Kicillof, che aveva sconfitto il partito di Milei alle elezioni provinciali lo scorso settembre, ha dichiarato: “Milei sbaglia a festeggiare, perché 6 argentini su 10 non approvano il modello che propone”.
Questa vittoria aiuterà il governo di ultradestra argentino sotto vari aspetti. Negli ultimi mesi il Paese ha vissuto una stagnazione economica, con il peso argentino che ha perso valore e il dollaro in crescita. Per uscire dalla crisi, pochi giorni fa Milei ha chiesto aiuto al presidente statunitense Donal Trump che ha accettato di avviare un piano di aiuto economico da 20.000 dollari che avrebbe però avviato solo con la vittoria delle elezioni. Il voto di questa domenica inoltre indica chiaramente l’approvazione della maggior parte dei cittadini argentini al piano economico e politico che sta portando avanti questo governo. Ma non solo: con questa votazione, il partito di Milei ha quasi triplicato i seggi al Parlamento e ora sarà molto più facile poter portare avanti le manovre decise dal presidente.