✕

Usa, per la prima volta in 80 anni le donne lasciano il mercato del lavoro. Ed è anche colpa di Trump

Ascolta l'audio

Tra le motivazioni dell’abbandono ci sono i tagli al welfare ma anche gli effetti della propaganda delle tradwife, le influencer tradizionaliste. L’impatto economico potrebbe essere enorme
4 minuti di lettura

Un numero allarmante di donne americane sta abbandonano il mercato del lavoro per la prima volta in 80 anni - da quando, cioè, l’Ufficio di Statistica del Lavoro istituito dagli Stati Uniti nel 1884 ha iniziato a suddividere i dati anche per genere – e le politiche misogine di Donald Trump sembrano proprio averci messo lo zampino. Lo racconta il settimanale britannico The Economist, notando che finora una cosa in quell’ambito era rimasta sempre costante: dal secolo scorso, la forza lavoro femminile ha progressivamente colmato sempre più il divario con quella maschile.

Nel 1948 solo il 32 per cento delle donne lavorava, contro l'87 per cento dei maschi. Alla fine degli anni Novanta, le donne erano già il 56 per cento, mentre il numero degli uomini era calato al 75 per cento. Durante gli anni 2000 e 2010, il divario ha continuato a ridursi: a causa del calo dell'occupazione maschile. Quando la pandemia del 2020 ha allontanato molti lavoratori dal mercato, le donne sono state più veloci …

Un numero allarmante di donne americane sta abbandonano il mercato del lavoro per la prima volta in 80 anni - da quando, cioè, l’Ufficio di Statistica del Lavoro istituito dagli Stati Uniti nel 1884 ha iniziato a suddividere i dati anche per genere – e le politiche misogine di Donald Trump sembrano proprio averci messo lo zampino. Lo racconta il settimanale britannico The Economist, notando che finora una cosa in quell’ambito era rimasta sempre costante: dal secolo scorso, la forza lavoro femminile ha progressivamente colmato sempre più il divario con quella maschile.

Nel 1948 solo il 32 per cento delle donne lavorava, contro l'87 per cento dei maschi. Alla fine degli anni Novanta, le donne erano già il 56 per cento, mentre il numero degli uomini era calato al 75 per cento. Durante gli anni 2000 e 2010, il divario ha continuato a ridursi: a causa del calo dell'occupazione maschile. Quando la pandemia del 2020 ha allontanato molti lavoratori dal mercato, le donne sono state più veloci a riprendersi, riducendo il divario tra i sessi a soli 10,1 punti percentuali a fine 2024: il minimo storico.

Ora qualcosa è cambiato. Mentre la partecipazione maschile rimane stabile, le donne stanno abbandonando in massa il mercato del lavoro. Dal picco post-covid del 57,7 per cento raggiunto infatti nell’agosto 2024, il loro tasso di partecipazione è sceso per la prima volta: di un intero punto percentuale. Ora è al 56,9%. Cifre alla mano, sono oltre 600mila le donne che hanno dunque lasciato il loro posto di lavoro nei primi nove mesi del 2025. Certo, scrive il settimanale economico inglese, «i dati sulla forza lavoro possono essere soggetti a fluttuazioni e ci sono molti fattori che spiegano l’attuale volatilità, dai licenziamenti nel settore pubblico al forte calo dell’immigrazione. Tuttavia, il divario di partecipazione tra uomini e donne ha registrato il suo maggiore aumento dagli anni '50».

Le spiegazioni dietro questa tendenza sono a dir poco inquietanti. Quello più ovvio è un cambiamento nella natura dell'economia americana. Ma secondo le indagini del Census Bureau, i settori che hanno perso più posti di lavoro nell'ultimo anno sono il commercio al dettaglio, l’industria manifatturiera e i trasporti, settori relativamente equilibrati o a prevalenza maschile. Quindi se ne deduce che lì dove si è scelto di licenziare, si è preferito cacciare innanzitutto le impiegate donne. Ma come spiegare il dato col fatto che istruzione e assistenza sanitaria, settori a prevalenza femminile, hanno registrato un aumento degli occupati? Il timore, dunque, è che siamo di fronte a un cambiamento di natura sociale. Tanto più che c’è anche un altro dato allarmante: a lasciare il mondo del lavoro su cui si erano appena affacciate sono soprattutto le ventenni, un terzo del numero complessivo, ben 212mila. Mentre da gennaio sono 44mila in più i loro coetanei maschi che hanno trovato un impiego.

Donald Trump ha vinto le elezioni convincendo i giovani maschi che da anni le donne hanno rubato loro il lavoro (sì, ha usato esattamente la stessa retorica che la destra usa abitualmente nei confronti dei migranti). E fra gli influencer conservatori è nata una nuova categoria: quella delle tradwives, le “mogli tradizionali” tutte moda casa e chiesa, che nei loro podcast e sugli account Instagram esaltano i ruoli di genere tradizionali. Ovvero decantano la bellezza dell’essere casalinghe e del fare tanti figli, rimettendosi interamente al marito. Un fenomeno in ascesa su TikTok e nella vita reale. Trump nel frattempo sta valutando diverse soluzioni per incoraggiare le donne a sposarsi e ad avere più figli, per contrastare il calo del tasso di natalità nel Paese.

Un’altra ipotesi è che ad abbandonare il lavoro siano soprattutto le madri: a causa dell'impennata folle dei costi per l'assistenza all'infanzia. Parte del calo deriva anche dal fatto che le donne a basso reddito, impiegate in lavori che storicamente richiedevano la presenza fisica a tempo pieno (e che hanno proseguito anche durante la pandemia), ormai faticano a conciliare lavoro e famiglia perché i finanziamenti federali per l'assistenza all'infanzia sono stati tagliati drasticamente a inizio 2025 dal Doge di Elon Musk (seguito dall’altrettanto falco Russel Vought, teorico del Project 25). Quei fondi avevano permesso per anni agli asili nido di rimanere aperti e applicare tariffe contenute. Ora che tali finanziamenti sono stati interrotti, molti hanno chiuso o aumentato le rette, lasciando numerose famiglie senza alternative.

I dati del Census Bureau sembrano confermarlo: il tasso di partecipazione delle donne in età fra i 25 e i 54 anni con figli di età inferiore ai cinque anni è diminuito rispetto al picco raggiunto dopo la pandemia. Ma se si guardano i numeri, neanche questo è del tutto esatto: due anni fa lavoravano 7,8 milioni di donne con figli piccoli; ora sono 7,9 milioni. Il calo riflette semmai un altro dato: un aumento del numero di giovani madri. Aumentano infatti le giovani coppie che si sposano e fanno figli presto: il risultato è che l’America sta vivendo un veri mini-boom di nascite. Molte di queste donne potrebbero tornare al lavoro dopo il congedo di maternità. Almeno così è accaduto nel post-pandemia: grazie alla possibilità dello smart working. Ora, però, l’obbligo di tornare in ufficio potrebbe essere considerato un ostacolo da molte proprio per i motivi di cui sopra.

C’è ancora un ultimo dato legato alle politiche di Trump: le deportazioni di massa che si stanno verificando in tutto il Paese colpiscono duramente anche le donne immigrate, molte delle quali lavoravano nel settore dell'assistenza all'infanzia. Non è necessario che siano arrestate e rimpatriate dall’Ice: tantissime, ormai, hanno paura di andare al lavoro o comunque restano a casa perché non mandano ormai nemmeno i loro figli a scuola. Ebbene, l’abbandono del mondo del lavoro da parte di così tante donne non è solo una questione di diritti, scrive chiaro la rivista Time che pure ha dedicato un articolo al tema. Senza due stipendi, molte famiglie americane faticano a permettersi beni di prima necessità: dalla casa al cibo e ai trasporti. Hanno meno soldi da spendere: e questo significa meno denaro per far girare l’economia. Non basta: in un sistema complesso come quello americano, assistenza sanitaria e altri benefit diventano più precari se lavora un solo partner. Il calo di presenza femminile, insomma, sta iniziando ad avere un ruolo nel rallentamento della crescita economica americana in questa prima metà dell'anno; e a lungo termine, il rallentamento della crescita peggiorerà sempre più il tenore di vita delle persone.

Leggi i commenti