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Donetsk, l’ultima spallata russa: i tank contro le città-fortezza

(reuters)

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È l’ultima parte della regione rimasta agli ucraini. La spinta cresce anche nella piana di Zaporizhzhia
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È una battaglia feroce e allucinante. I russi stanno facendo di tutto per scardinare le città-fortezza che proteggono l’ultima parte del Donetsk rimasta in mani ucraine: ogni giorno scatenano attacchi frontali con colonne di mezzi corazzati mentre centinaia di soldati avanzano alla spicciolata camminando tra i boschi. Il cielo è sempre pieno di droni-killer. Quando la pioggia tiene fermi i quadricotteri lancia-bombe, le truppe di Mosca aumentano gli assalti: ieri il brutto tempo ha moltiplicato gli scontri. La situazione più critica per gli ucraini è a Pokrovsk, dove ci sono sparatorie palazzo contro palazzo nel tentativo di respingere i russi infiltrati all’interno del perimetro difensivo. Non esiste una linea del fronte: gran parte del territorio viene indicato sulle mappe come “zona grigia”, una terra di nessuno dove i due eserciti lottano per conquistare le macerie di condomini ed edifici pubblici.

Kiev ha gettato nella mischia la 7ma Unità di Reazione Rapida: sono i parà del…

È una battaglia feroce e allucinante. I russi stanno facendo di tutto per scardinare le città-fortezza che proteggono l’ultima parte del Donetsk rimasta in mani ucraine: ogni giorno scatenano attacchi frontali con colonne di mezzi corazzati mentre centinaia di soldati avanzano alla spicciolata camminando tra i boschi. Il cielo è sempre pieno di droni-killer. Quando la pioggia tiene fermi i quadricotteri lancia-bombe, le truppe di Mosca aumentano gli assalti: ieri il brutto tempo ha moltiplicato gli scontri. La situazione più critica per gli ucraini è a Pokrovsk, dove ci sono sparatorie palazzo contro palazzo nel tentativo di respingere i russi infiltrati all’interno del perimetro difensivo. Non esiste una linea del fronte: gran parte del territorio viene indicato sulle mappe come “zona grigia”, una terra di nessuno dove i due eserciti lottano per conquistare le macerie di condomini ed edifici pubblici.

Kiev ha gettato nella mischia la 7ma Unità di Reazione Rapida: sono i parà del nuovo “Corpo forze d’assalto”, creato per chiudere le brecce nelle barriere. «Gli invasori sono penetrati nei quartieri meridionali ma non cercano di trincerarsi – ha scritto il portavoce del reparto - Vogliono avanzare più a nord, in modo da frantumare il nostro schieramento e bloccare le strade dei rifornimenti». Anche il presidente Zelensky riconosce la drammaticità della situazione: «Ci sono combattimenti duri in città e nelle strade intorno. Ma dobbiamo continuare a eliminare gli aggressori».

Le arterie dirette a Pokrovsk sono costellate di veicoli carbonizzati. I tunnel di reti costruiti sopra le strisce d’asfalto per fermare i droni spesso vengono distrutti dalle bombe e l’unica maniera per raggiungere la città assediata è marciare per chilometri con zaini pieni di munizioni, cercando riparo sotto gli alberi. Adesso i russi usano anche i “quadricotteri da imboscata”: restano immobili al suolo, confusi tra i cespugli o nelle buche ai lati delle carreggiate, e tengono accesi soltanto i visori. Poi quando avvistano un camion decollano e lo colpiscono: alcuni agiscono in maniera autonoma, senza uomini alla guida.

La priorità del Cremlino è chiudere Pokrovsk in una sacca, bloccando gli accessi da nord. Su quel versante in tre settimane hanno mandato alla carica quasi cento mezzi corazzati, senza riuscire a sfondare. La resistenza a oltranza non ha finalità militari: si tratta di una sfida simbolica, per mantenere il possesso di una distesa di palazzi carbonizzati e non concedere una vittoria al nemico. Lo stesso accade a Kupyansk, dove gran parte dell’abitato è stato preso dai russi che millantano la resa in massa dei difensori: una notizia priva di fondamento. È vero però che gli invasori avanzano un po’ ovunque e stanno cominciando a mettere piede pure negli avamposti di Kostantynovka, un’altra posizione strategica. Allo stesso tempo, la spinta di Mosca cresce pure nella pianura di Zaporizhzhia, con un duplice affondo. Quello principale punta su Orichiv, il caposaldo di Kiev che sbarra la strada verso nord, contro cui si accaniscono gli ordigni plananti sganciati dai jet. Una manovra secondaria invece cerca di aggirare il Donetsk passando dalla regione confinante, meno fortificata. Non ci sono stime sul numero di caduti, ma decine di video russi e ucraini mostrano un’indubbia carneficina.

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