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TikTok e porta a porta: il mix di vecchio e nuovo dell’onnipresente Zohran

(reuters)

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I temi – prezzi e qualità dei servizi - sono quelli della politica del Novecento. I modi sono un concentrato di ingegno pop. Il risultato è una popolarità enorme
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NEW YORK – È pop. È Zelig. È Zohran. È un uomo solo al comando dei sondaggi che prevedono sarà, tra una settimana, al comando di New York. E da solo passeggia per i cimiteri, perché non riesce più a farlo indisturbato per strade o parchi. I più lo amano, gli altri lo detestano, tutti lo conoscono. Non si era mai vista e probabilmente mai più si vedrà a New York una campagna elettorale come quella di Mamdani. Ha sommato gli strumenti della modernità a quelli tradizionali. È il candidato di Internet e del porta a porta. Dei video buffi e dei raduni. Metodi 4.0 per una dottrina politica novecentesca. Ha cercato di creare una maggioranza assemblando minoranze. Poi, il segreto più vecchio del mondo per vincere una corsa: che l’avversario sbagli cavallo. Gliene hanno messo di fronte uno scosso, Andrew Cuomo, ora indipendente, disarcionato da governatore per accuse di molestie sessuali, e uno non di razza, Curtis Sliwa, repubblicano, definibile, per chi lo ricorda, il Michetti di New York.

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NEW YORK – È pop. È Zelig. È Zohran. È un uomo solo al comando dei sondaggi che prevedono sarà, tra una settimana, al comando di New York. E da solo passeggia per i cimiteri, perché non riesce più a farlo indisturbato per strade o parchi. I più lo amano, gli altri lo detestano, tutti lo conoscono. Non si era mai vista e probabilmente mai più si vedrà a New York una campagna elettorale come quella di Mamdani. Ha sommato gli strumenti della modernità a quelli tradizionali. È il candidato di Internet e del porta a porta. Dei video buffi e dei raduni. Metodi 4.0 per una dottrina politica novecentesca. Ha cercato di creare una maggioranza assemblando minoranze. Poi, il segreto più vecchio del mondo per vincere una corsa: che l’avversario sbagli cavallo. Gliene hanno messo di fronte uno scosso, Andrew Cuomo, ora indipendente, disarcionato da governatore per accuse di molestie sessuali, e uno non di razza, Curtis Sliwa, repubblicano, definibile, per chi lo ricorda, il Michetti di New York.

La strategia di Mamdani va studiata perché miscela due casi di successo: Obama (outsider come lui) nel 2008 e Musk (innovatore all’antica) per Trump 2024. Tre i suoi elementi distintivi. Il primo è l’onnipresenza: Mamdani è ovunque. Viene da pensare che abbia dei sosia ed è così: ne ha a dozzine. Sfrutta qualsiasi situazione. Appena un Crozza locale lo ha imitato lui ha lanciato un concorso per premiare chi più gli somigliasse (nessuno). Il vero Mamdani appare accanto al rappresentante di ogni comunità, anche la più piccola, tentando di accorciare le distanze e allontanare il sospetto, fortissimo nella parte ebraica. Lo vedi sugli autobus con le vecchiette, di corsa per strada con i maratoneti che si allenano, allo stadio a firmare palloni per i bambini, sulle bici a nolo con i ragazzi. E se una donna gli urla: «Comunista!» sorride: «Si dice: ciclista!».

Il secondo elemento è la creatività. Ha organizzato perfino una caccia al tesoro, in cui una serie di indovinelli conduceva ai punti più bassi toccati dai suoi rivali. Ha scelto come oggetto simbolo della sua campagna il distruggi documenti. Ai suoi incontri pubblici ce n’è sempre uno: portate le vostre scartoffie lui le farà a pezzi come saprà fare (questa è la metafora) con le anticaglie del potere. Ha diffuso post su Instagram in cui i suoi sostenitori si travestono da concorrenti del reality “Survivor” (l’isola dei non ancora famosi) scegliendo chi nominare per l’eliminazione, ed è sempre Cuomo. Giochi da ragazzi, certo, ma Mamdani ha 34 anni e ingaggia elettori sotto quella soglia di età, che per uno scontro Cuomo-Sliwa sarebbero rimasti lontani dal seggio. Non ha però dimenticato gli anziani: nelle serate dei due dibattiti ha organizzato il bingo negli ospizi. Sulle cartelle, al posto dei numeri, erano stampate le frasi prevedibili dei suoi avversari. Premio: una borsa di tela con il nome Zohran sparato in arancio su fondo blu, i colori dei Knicks, squadra di basket per cui tifa.

Il terzo elemento è l’entusiasmo. Mamdani sarà anche arrivato da Tik Tok e non l’hanno sentito bussare, ma poi non hanno potuto farne a meno. La rete che ha creato manda in giro a coppie, come mormoni a far proseliti, oltre 50mila volontari. Arruola soprattutto chi conosce lingue come il farsi o l’urdu, per farsi capire da tutti. Hanno picchiato a oltre due milioni di porte e fatto altrettante telefonate. Considerando che quelli dei comitati per Trump, pagati da Musk, hanno raggiunto quota dieci milioni, ma in mezza America, questa è davvero «la più grande campagna di base mai realizzata». Domenica sera, nello stadio di Forest Hills, erano in 13 mila, una cifra da convention nazionale più che locale. Infatti il messaggio era per il presidente: «Lui e i suoi milionari pensano di poter comprare questa elezione, ma noi abbiamo le masse e New York non è in vendita». Ovazione.

Di Mamdani, come accaduto per altri di segno opposto (Trump per primo), si esalta l’empatia, la capacità di intercettare il sentimento popolare, di concepire un tempo inatteso. Nel bene o nel male, ma dopo il voto le due cose si separano. Quale modello di città propone allora? Le parole chiave sono due. La prima è un aggettivo: “affordable”. Tradotto: accessibile, che ci si può permettere. Non vuole rendere New York “di nuovo grande”: quello era l’obiettivo di Bloomberg. O di Cuomo, che ha fatto costruire nel nuovo aeroporto La Guardia una fontana musicale costata una cifra superiore a quelle dei sussidi per i senzatetto dello Stato. In un’isola per privilegiati, che spinge gli altri più in là, Mamdani vorrebbe calmierare i costi di tutto: dagli affitti controllati alla spesa nei supermercati, dai biglietti dei mezzi pubblici a quelli dei Mondiali di calcio 2026. All’1% questo preoccupa, al 19% non interessa, per tutti gli altri è uno scorcio di salvezza.

La seconda parola è un sostantivo: “sewer”. Tradotto: fogna. Mamdani è l’erede del “socialismo fognario”, un movimento sorto a fine Ottocento e durato fino agli anni Cinquanta (niente che non si sia poi visto in Scandinavia o in Emilia). Non proponeva la rivoluzione, ma una gestione onesta e generosa della cosa pubblica, a cominciare dai servizi municipali, in particolare dalla cloaca. Fece eleggere, a Milwaukee, il primo sindaco socialista democratico d’America: Emil Seidel. Ora Bernie Sanders, gran sognatore, ne predice «una sfilza, dalla California al Maine». La vittoria di Mamdani rappresenterebbe una frattura storica. Ricomponibile con gli interessi, come è stata quella prodotta da Obama, le cui limitate riforme sono state annullate. I poteri del sindaco di influire come vorrebbe sono limitati e gli occorrerebbe un aumento di budget del 6%, da ottenere tassando i super-ricchi. Più facile il cammello nella cruna dell’ago. Il sistema di privilegi potrà essere attaccato, forse intaccato, non abbattuto. Come ogni campagna elettorale, anche questa crea, più che una prospettiva, un miraggio. L’oasi resterà residenza di pochi, ma in tanti provano ad attraversare il deserto.

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