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L’uragano Melissa colpisce Cuba: dopo la devastazione in Giamaica, scende a categoria 3

(afp)
Collassate le linee elettriche e di comunicazione nell’isola. Sull’efficacia della macchina meteorologia americana nell’era Trump punta il dito il New York Times: secondo il quotidiano “la National Oceanic ad Atmospheric Administration (Noaa) è sotto-organico e alcuni volontari l’hanno dovuta soccorrere per seguire l’uragano” che sta devastando i Caraibi. A Haiti 25 morti
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L’uragano Melissa è passato sulla Giamaica e ora sta colpendo Cuba. Nelle ultime ora è scesa da categoria 5 (la più alta e devastante) a categoria 3. Se sull’isola con capitale Kingston il ciclone tropicale ha urtato tutta la sua potenza distruttrice con venti che hanno sfiorato i 300 chilometri orari, su Cuba ha “attenuato” la sua forza: ci si aspettano raffiche che sfioreranno i 200 orari. Nel sud di Haiti, invece, un fiume ha rotto gli argini e ha inondato le case vicine a Petit-Goâve, città costiera, uccidendo 25 persone.

Sugli effetti che il transito di Melissa ha avuto sulla Giamaica si sa molto poco, forse anche perché sono collassate le linee elettriche e di comunicazione. Mentre scriviamo, sull’isola caraibica è notte fonda e si dovranno attendere le prime luci dell’alba per vedere cosa l’uragano ha lasciato dietro di sé. Il primo ministro giamaicano Andrew Holness, ieri, nelle prime ore dell’impatto, ha dichiarato il Paese "zona disastrata" e ha messo in guardia su possibil…

L’uragano Melissa è passato sulla Giamaica e ora sta colpendo Cuba. Nelle ultime ora è scesa da categoria 5 (la più alta e devastante) a categoria 3. Se sull’isola con capitale Kingston il ciclone tropicale ha urtato tutta la sua potenza distruttrice con venti che hanno sfiorato i 300 chilometri orari, su Cuba ha “attenuato” la sua forza: ci si aspettano raffiche che sfioreranno i 200 orari. Nel sud di Haiti, invece, un fiume ha rotto gli argini e ha inondato le case vicine a Petit-Goâve, città costiera, uccidendo 25 persone.

Sugli effetti che il transito di Melissa ha avuto sulla Giamaica si sa molto poco, forse anche perché sono collassate le linee elettriche e di comunicazione. Mentre scriviamo, sull’isola caraibica è notte fonda e si dovranno attendere le prime luci dell’alba per vedere cosa l’uragano ha lasciato dietro di sé. Il primo ministro giamaicano Andrew Holness, ieri, nelle prime ore dell’impatto, ha dichiarato il Paese "zona disastrata" e ha messo in guardia su possibili "impatti devastanti”. Nella notte, passata la tempesta, è rimasto attivo l’allerta alluvioni. E il sindaco di Montego Bay, oltre 100mila abitanti sulla costa nord dell’isola, ha dichiarato alla Bbc che metà della città è stata isolata dall’altra, a causa delle acque alluvionali e che adesso la priorità è "controllare se tutti sono vivi”.

Un aggiornamento complessivo, pur senza scendere nei dettagli, lo ha dato Desmond McKenzie, ministro degli Enti locali e vicepresidente del Consiglio giamaicano per la gestione del rischio catastrofi: “In tutto il paese, quasi ogni zona sta subendo blocchi stradali, alberi e pali della luce caduti, inondazioni. La Giamaica ha attraversato quello che potrei definire uno dei suoi periodi peggiori”.

Nel frattempo l’uragano si è spostato verso nordest e alle 4 del mattino locali (le 9 in Italia) a toccato terra nel lembo più orientale di Cuba. L’allarme è stato diramato nelle province di Granma, Santiago de Cuba, Guantanamo, Holguin e Las Tunas. E centinaia di migliaia di persone sono state fatte evacuare e condotte nei rifugi. Ma sono in stato di allerta anche le Bahamas centrali e sudorientali dove Melissa dovrebbe arrivare nella serata di oggi.

A monitorare Melissa e a elaborare la sua evoluzione, fornendo previsioni aggiornate, provvede il National Hurricane Center degli Stati Uniti, la massima autorità scientifica in fatto di cicloni tropicali. Ma proprio sull’efficacia della macchina meteorologia americana nell’era Trump punta il dito in queste ore il New York Times: secondo il quotidiano “la National Oceanic ad Atmospheric Administration (Noaa) è sotto-organico e alcuni volontari l’hanno dovuta soccorrere per seguire l’uragano” che sta devastando i Caraibi.

A colpire la principale agenzia mondiale di scienza del clima sono lo shutdown, con lo stop alla spesa pubblica, ma soprattutto i tagli voluti dalla Casa Bianca, che ha detto esplicitamente di voler spendere per studiare il cambiamento climatico (che sostanzialmente nega) ma al limite per migliorare le previsioni meteorologiche. Ma in molti casi, e Melissa è uno di questi, le due cose finiscono per coincidere.

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