NEW YORK – Mentre l’uragano Melissa si dirigeva verso la Giamaica, il meteorologo di una tv della Florida, John Morales, è stato informato in diretta del nuovo bollettino dal National Hurricane Center. «Adesso viaggia a 180 miglia orarie», cioè 290 chilometri. «E la pressione?», ha chiesto ai colleghi in studio. «Ah, ora è scesa a 896», millibar, ha aggiunto. A quel punto Morales si è passato una mano sulla fronte e ha detto: «Oh, Gesù. Va bene cercherò di mantenere la calma».
I 290 chilometri orari rendono l’uragano Melissa «catastrofico», a livello 5 (poi declassato a 4), il massimo della scala Saffir-Simpson, in base al quale siamo nella fase «distruzione estrema», in grado di spazzare edifici, sradicare alberi e provocare blackout totali. I millibar indicano la pressione atmosferica al centro dell’uragano: più è bassa, più il ciclone è intenso perché l’aria attorno viene risucchiata con violenza verso il vuoto al centro della tempesta.
Avvistata per la prima volta il 16 ottobre …
NEW YORK – Mentre l’uragano Melissa si dirigeva verso la Giamaica, il meteorologo di una tv della Florida, John Morales, è stato informato in diretta del nuovo bollettino dal National Hurricane Center. «Adesso viaggia a 180 miglia orarie», cioè 290 chilometri. «E la pressione?», ha chiesto ai colleghi in studio. «Ah, ora è scesa a 896», millibar, ha aggiunto. A quel punto Morales si è passato una mano sulla fronte e ha detto: «Oh, Gesù. Va bene cercherò di mantenere la calma».
I 290 chilometri orari rendono l’uragano Melissa «catastrofico», a livello 5 (poi declassato a 4), il massimo della scala Saffir-Simpson, in base al quale siamo nella fase «distruzione estrema», in grado di spazzare edifici, sradicare alberi e provocare blackout totali. I millibar indicano la pressione atmosferica al centro dell’uragano: più è bassa, più il ciclone è intenso perché l’aria attorno viene risucchiata con violenza verso il vuoto al centro della tempesta.
Avvistata per la prima volta il 16 ottobre sopra l’Atlantico, con il passare dei giorni Melissa si è rivelata più potente anche del ciclone tropicale Katrina, che nel 2005 devastò New Orleans uccidendo più di 1.300 persone. L’uragano si è spostato verso ovest, raggiungendo i 300 orari, cambiando direzione, e lo ha fatto in ritardo rispetto alle previsioni.
La lentezza non è mai una buona notizia: le piogge torrenziali e prolungate nello stesso posto generano più facilmente inondazioni. Rafforzata da temperature marine caraibiche molto più calde del normale, Melissa, diretta verso Cuba e Bahamas, è destinata a mantenere una forza devastante. Probabilmente eviterà gli Stati Uniti, ma intanto ha messo la Giamaica in ginocchio. Nelle prime ore ha provocato la morte di una decina di persone, ma aggiornare il bilancio è difficile perché le linee sono interrotte.
Melissa è apparsa prima a New Hope, sulla costa, poi si è spostata verso l’interno, scoperchiando tetti, riversando piogge torrenziali e provocando mareggiate, inondazioni, frane. C’è anche un esotico effetto collaterale da incubo: i coccodrilli. Le autorità giamaicane hanno invitato a la popolazione a fare attenzione, perché i coccodrilli potrebbero essere finiti in zone urbane allagate, scaraventati dalla forza dell’uragano.
Intanto quasi 900 mila persone sono state evacuate dalle province orientali di Cuba, dove Melissa era attesa nella notte con venti, in alcuni punti, fino a 345 chilometri orari. La Marina americana ha ordinato al personale della base di Guantánamo di rifugiarsi nei bunker e di portarsi lenzuola, cibo pronto per tre giorni e scorte d’acqua.
I tagli di bilancio e minori donazioni da parte di alcuni Paesi, tra cui gli Usa, hanno ridotto la quantità di cibo che agenzie come il Programma Alimentare Mondiale potranno distribuire dopo che sarà finito tutto. Giamaica e Cuba dovranno affrontare le conseguenze sanitarie più gravi, dalla mancanza di assistenza medica all’acqua contaminata. L’Onu ha annunciato l’invio di squadre di soccorso ma solo «quando le condizioni lo permetteranno».
Nel frattempo milioni di persone vivono nel limbo. Hanna Mcleod, addetta alla reception di un hotel a Kingston, non aveva mai vissuto una cosa del genere: «Ho preparato scorte di cibo, lanterne, torce, ho protetto le finestre». Molti sono determinati a restare nelle proprie case, Le autorità temono che il pericolo non sia stato compreso. «Non scommettete contro Melissa, è una scommessa che non possiamo vincere», ha detto Desmond McKenzie, il ministro responsabile per la risposta ai disastri.