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Tunisia, la deriva autoritaria di Saied: sospese per un mese le principali Ong

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Il governo ha accusato 20 storiche associazioni di “finanziamenti esteri”. Ma queste organizzazioni hanno sostenuto la popolazione di Gabes, nel sud del Paese, che da giorni protesta contro l'inquinamento del polo chimico
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TUNISI – Le attività delle principali Ong tunisine, pilastri della società civile dai tempi della rivoluzione del 2011, sono state sospese a sorpresa, almeno per un mese. È l’ennesimo passo di Kais Saied sulla strada della sua deriva autoritaria, iniziata il 25 luglio 2021, quando sciolse con la forza il Parlamento di allora. Ma siamo ormai di fronte a una preoccupante accelerazione di questo processo da parte del presidente, l’amico e fedele alleato di Giorgia Meloni.

Secondo i media locali sarebbero una ventina le Ong che si sono dovute per il momento autosospendere, tra cui l’Associazione tunisina delle donne democratiche (Atfd), creata nel 1989, attiva già contro il dittatore Zine El-Abidine Ben Ali, e il Ftdes (Forum tunisino per i diritti economici e sociali), fondato nel 2011 e che da allora svolge un ruolo importante nel monitoraggio dei movimenti sociali (con statistiche affidabili) e nella loro organizzazione. Il Ftdes è particolarmente impegnato sulle tematiche ambientali …

TUNISI – Le attività delle principali Ong tunisine, pilastri della società civile dai tempi della rivoluzione del 2011, sono state sospese a sorpresa, almeno per un mese. È l’ennesimo passo di Kais Saied sulla strada della sua deriva autoritaria, iniziata il 25 luglio 2021, quando sciolse con la forza il Parlamento di allora. Ma siamo ormai di fronte a una preoccupante accelerazione di questo processo da parte del presidente, l’amico e fedele alleato di Giorgia Meloni.

Secondo i media locali sarebbero una ventina le Ong che si sono dovute per il momento autosospendere, tra cui l’Associazione tunisina delle donne democratiche (Atfd), creata nel 1989, attiva già contro il dittatore Zine El-Abidine Ben Ali, e il Ftdes (Forum tunisino per i diritti economici e sociali), fondato nel 2011 e che da allora svolge un ruolo importante nel monitoraggio dei movimenti sociali (con statistiche affidabili) e nella loro organizzazione. Il Ftdes è particolarmente impegnato sulle tematiche ambientali e ha denunciato le persecuzioni dei migranti subsahariani. Il memorandum Ue-Tunisia, firmato nel luglio 2023 e voluto fortemente dalla premier italiana, ha convinto Saied (con una serie di finanziamenti europei) a bloccare i migranti illegali che attraversano il mare verso Lampedusa. Il problema è che quelle migliaia di poveracci, che non partono, restano in Tunisia, in condizioni di vita sempre più precarie.

Atfd e Ftdes hanno confermato la misura presa dal governo. Ma altre associazioni sono oggetto delle stesse misure, tra cui Nawaat e Inkyfada, che rappresentano media molto seguiti online, tra le poche voci libere rimaste nella Tunisia di Saied. Per Hamza Meddeb, ricercatore al Carnegie Middle East Center, si tratta di “una degradazione accelerata della deriva autoritaria di Saied”. Lui la mette in relazione a quanto sta avvenendo a Gabes nell’ultimo mese.

In questa città costiera del Sud dagli anni 70 esiste un polo chimico (il gruppo pubblico Gct), che trasforma i fosfati estratti nell’interno del paese in fertilizzanti agricoli, esportati in tutto il mondo. Ma questa enorme fabbrica è vetusta e fortemente inquinante. Gabes, già un paradiso naturale, è ormai un territorio perso per ogni futuro possibile. Da un mese a questa parte almeno 200 persone sono state ricoverate al pronto soccorso per le fughe di gas tossici di Gct. La popolazione è scesa in piazza e alla manifestazione del 21 ottobre hanno partecipato decine di migliaia di persone, in un paese dove da anni non si vedevano più folle del genere a protestare.

“Saied non sa come reagire a quelle manifestazioni – continua Meddeb -. Viste le gravi difficoltà delle finanze pubbliche, ha bisogno delle entrate generate da Gct. Gli abitanti ne chiedono la chiusura immediata, ma per lui oggi non è possibile. Allora se la prende con le Ong, come Ftdes, che hanno contribuito a organizzare le proteste”. La ragione della sospensione è legata a “infrazioni alla regolamentazione delle Ong”.

Nel mirino delle autorità ci sono i finanziamenti esteri e la pagina Facebook El Massar, che sostiene il presidente, ha citato espressamente la Fondazione Soros come presunta origine di questi fondi. “Siamo al consueto complottismo di un leader populista”, aggiunge il ricercatore. Ora, bisogna vedere cosa succederà tra un mese. Si tratta di una semplice intimidazione? Come dire: mettetevi da parte e potrete ricominciare le vostre attività. O la sospensione diventerà definitiva?

Intanto, visto che l’accordo di associazione tra la Tunisia e l’Ue (all’origine di generosi finanziamenti per il paese maghrebino) prevede il rispetto dei diritti umani, delle libertà pubbliche e del diritto a costituire associazioni, si aspettano critiche da parte dell’Unione europea e delle grandi democrazie del Vecchio continente, come l’Italia. “Non credo che interverranno – conclude Meddeb -. Oggi le relazioni tra l’Europa e Tunisi sono molto opportunistiche. Saied ha bloccato il grosso dei flussi migratori verso Lampedusa. Fa quello che deve fare: denunciare le sue violazioni ai diritti umani potrebbe urtarlo e lui non “ubbidirebbe” più”. Intanto, il 31 ottobre, una nuova manifestazione è prevista a Gabes.

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