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Il piano Usa per convincere il pilota di Maduro a tradirlo: “Consegnacelo e sarai ricco”

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Cinquanta milioni di dollari per dirottare l’aereo con a bordo il presidente venezuelano e darlo in mano agli agenti federali americani
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NEW YORK – Quello che il colonnello Bitner Villegas avrebbe dovuto fare per incassare cinquanta milioni di dollari, era dirottare di nascosto l’aereo con a bordo il presidente venezuelano Nicolás Maduro, e consegnarlo agli agenti federali americani. L’aereo guidato da Villegas, sarebbe dovuto atterrare negli Stati Uniti, seguendo la stessa procedura che aveva portato in passato alla cattura di narcotrafficanti messicani legati al Chapo. Ma l’offerta, presentata al generale da un agente federale americano per conto dell’intelligence, Edwin Lopez, non è andata in porto.

Questa storia, mai raccontata fino ad ora, è un thriller di spionaggio degno della Guerra Fredda: jet privati di lusso, incontri segreti in hangar aeroportuali, diplomazia ad alto rischio e il tentativo di conquistare la fiducia di un luogotenente chiave di Maduro. Il piano rivela anche quanto gli Stati Uniti abbiano, nel corso degli anni, cercato di rovesciare Maduro.

Da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca,…

NEW YORK – Quello che il colonnello Bitner Villegas avrebbe dovuto fare per incassare cinquanta milioni di dollari, era dirottare di nascosto l’aereo con a bordo il presidente venezuelano Nicolás Maduro, e consegnarlo agli agenti federali americani. L’aereo guidato da Villegas, sarebbe dovuto atterrare negli Stati Uniti, seguendo la stessa procedura che aveva portato in passato alla cattura di narcotrafficanti messicani legati al Chapo. Ma l’offerta, presentata al generale da un agente federale americano per conto dell’intelligence, Edwin Lopez, non è andata in porto.

Questa storia, mai raccontata fino ad ora, è un thriller di spionaggio degno della Guerra Fredda: jet privati di lusso, incontri segreti in hangar aeroportuali, diplomazia ad alto rischio e il tentativo di conquistare la fiducia di un luogotenente chiave di Maduro. Il piano rivela anche quanto gli Stati Uniti abbiano, nel corso degli anni, cercato di rovesciare Maduro.

Da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, la politica contro il Venezuela si è fatta più spietata. In tredici operazioni, inclusi alcuni raid nell’Oceano Pacifico orientale, almeno 57 persone sono state uccise. Poche settimane fa Trump ha autorizzato la Cia a condurre operazioni segrete in Venezuela e ha raddoppiato la taglia sulla cattura di Maduro, fissandola a 50 milioni di dollari. Lopez aveva cercato di usare il rialzo della taglia per convincere il pilota. “Sto ancora aspettando la tua risposta”, gli aveva scritto il 7 agosto, allegando il comunicato stampa del dipartimento di Giustizia.

I dettagli del piano sono stati ricostruiti dall’Associated Press grazie a interviste con tre funzionari Usa e un oppositore di Maduro, tutti anonimi per motivi di sicurezza. Il piano aveva preso forma grazie a una soffiata ricevuta all’ambasciata Usa nella Repubblica Dominicana il 24 aprile dell’anno scorso, quando il presidente era Joe Biden. L’informatore sosteneva di avere notizie sugli aerei di Maduro.

L’agente Lopez lavorava come addetto all’ambasciata. Ex Ranger dell’esercito statunitense originario di Porto Rico, Lopez aveva guidato indagini su reti criminali nei Caraibi, e si era attirato le accuse dell’ex presidente venezuelano Hugo Chávez per un’operazione in cui aveva smascherato un giro di cambio illegale di valuta in Florida. L’incarico all’ambasciata doveva essere l’ultimo prima del pensionamento.

Convincere il pilota personale di Maduro a a consegnare agli Stati Uniti il presidente sarebbe stato il colpo di fine carriera. L’agente era riuscito ad agganciare Villegas, colonnello dell’aeronautica, e a fargli la proposta: se avesse consegnato segretamente Maduro agli americani, “sarebbe diventato molto ricco e amato dai suoi connazionali”. A lungo i due hanno mantenuto il contatto, fino a quando il 18 settembre Lopez ha notato su X il post di un utente che stava tracciando i jet di Maduro.

“Dove stai andando?”, aveva scritto Lopez al colonnello, usando un nuovo numero. “Chi è?”, aveva risposto Villegas. Quando Lopez si era rivelato, il pilota di Maduro aveva risposto in modo netto: “Noi venezuelani siamo fatti di un’altra pasta, l’ultima cosa che siamo è traditori”. Lopez aveva risposto, inviandogli una foto di loro due seduti su un divano di pelle rossa, scattato l’anno prima. “Sei pazzo?”, aveva risposto preoccupato Villegas. “Un po’…”, aveva replicato Lopez, che poi aveva aggiunto. “La finestra per decidere si sta chiudendo”.

Capito che il colonnello non si sarebbe unito al piano, gli americani erano passati al contrattacco, pubblicando su X, il giorno del compleanno di Villegas, la stessa foto mostrata da Lopez, ma con il volto dell’agente tagliato. In quello stesso momento era decollato un aereo con a bordo Maduro. Venti minuti dopo, il jet era tornato indietro per motivi di sicurezza. Il messaggio di auguri, visto da quasi tre milioni di persone, aveva fatto tremare i social venezuelani, ma non la fiducia di Maduro nel suo pilota. Definito, poco dopo, dal governo “patriota infallibile e tenace”.

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