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Feng Yujun: “La guerra dello zar ha danneggiato la Cina, ma non ci sarà rottura”

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L’intervista al professore dell’Università di Pechino: “Gli imprenditori cinesi sanno che il mercato russo è instabile e corrotto, si espanderebbero molto più volentieri in Europa e Stati Uniti se solo potessero”
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Vista da Occidente, l’alleanza tra Cina e Russia appare sempre più stretta. Vista da Pechino non altrettanto, o almeno è ciò che sostiene uno studioso dei rapporti tra i due Paesi, Feng Yujun. «La guerra in Ucraina ha provocato seri danni dalla Cina», dice il professore dell’Università di Pechino nelle ore in cui Donald Trump incontra Xi Jinping, con la speranza che possa fare pressione su Putin per portarlo al tavolo delle trattative.

Oggi l’economia russa dipende dalla Cina, come fornitore di merci e come acquirente di idrocarburi. Non è una vittoria per Pechino?

«Da parte della leadership cinese non c’è stata alcuna spinta sulle aziende per supportare la Russia. L’aumento degli scambi è l’effetto delle sanzioni occidentali contro Mosca e della chiusura alle nostre merci, ma non è sostenibile e sta già diminuendo. Gli imprenditori cinesi sanno che il mercato russo è instabile e corrotto, si espanderebbero molto più volentieri in Europa e Stati Uniti se solo potessero. Per questo è a…

Vista da Occidente, l’alleanza tra Cina e Russia appare sempre più stretta. Vista da Pechino non altrettanto, o almeno è ciò che sostiene uno studioso dei rapporti tra i due Paesi, Feng Yujun. «La guerra in Ucraina ha provocato seri danni dalla Cina», dice il professore dell’Università di Pechino nelle ore in cui Donald Trump incontra Xi Jinping, con la speranza che possa fare pressione su Putin per portarlo al tavolo delle trattative.

Oggi l’economia russa dipende dalla Cina, come fornitore di merci e come acquirente di idrocarburi. Non è una vittoria per Pechino?

«Da parte della leadership cinese non c’è stata alcuna spinta sulle aziende per supportare la Russia. L’aumento degli scambi è l’effetto delle sanzioni occidentali contro Mosca e della chiusura alle nostre merci, ma non è sostenibile e sta già diminuendo. Gli imprenditori cinesi sanno che il mercato russo è instabile e corrotto, si espanderebbero molto più volentieri in Europa e Stati Uniti se solo potessero. Per questo è assurdo usare la pressione economica per spingere la Cina a rompere le relazioni».

Trump potrebbe chiedere a Xi di ridurre le importazioni di petrolio russo, minacciando in caso contrario di punirla. La Cina rinuncerà mai a quel greggio a basso costo?

«Non credo che Trump applicherà tariffe alla Cina per questo e d’altra parte per la Cina il petrolio russo è insostituibile. È possibile che alcune aziende, temendo le sanzioni, riducano lentamente gli acquisti».

Quali danni avrebbe subito la Cina dalla guerra in Ucraina?

«In primo luogo danni economici dovuti al deterioramento del contesto internazionale. Ma soprattutto negli ultimi tre anni molti Paesi sviluppati si sono convinti – a torto – che la Cina sia schierata dalla parte della Russia, danneggiando le nostre relazioni. Questa è un’arma “indiretta” che la stessa Russia usa per fermare l’ascesa pacifica della Cina».

La Cina non sarebbe schierata con la Russia? Xi ha più volte dichiarato a Putin amicizia eterna...

«Le relazioni tra Cina e Russia non si possono leggere con la sola lente della guerra in Ucraina. I nostri due Paesi condividono un confine di 4 mila chilometri».

Sta dicendo che se l’Occidente fosse meno aggressivo, Xi potrebbe davvero fare pressioni su Putin?

«La Cina ha sempre sostenuto una risoluzione pacifica della guerra. È Trump che ha steso un tappeto rosso davanti a Putin e spinto l’Ucraina a cedere dei territori. Di sicuro se i mercati americano ed europeo fossero più aperti ci sarebbe una diminuzione naturale dei legami tra Cina e Russia. Non significa però che la Cina farà pressioni: agli Stati Uniti può sembrare normale ma ai nostri occhi è molto meno appropriato».

Intanto l’incontro tra Xi e Trump si svolge in un clima molto più positivo, si aspetta una distensione duratura?

«La guerra commerciale si tranquillizzerà, entrambi i Paesi sanno di non poter sopportare i costi di un divorzio. Le contraddizioni strutturali però restano e la relazione continuerà ad essere tumultuosa».

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