«Het kan wél!». Ovvero: «È possibile!». Ha portato bene a Rob Jetten il suo slogan elettorale dal sapore obamiano, perché in Olanda è stato possibile quello che non lo sembrava affatto: passare dai 9 seggi delle elezioni del 2023 ai 26 conquistati domenica (record storico del suo partito), e da quinto partito a primo.
Quest’ultimo dato è in realtà ancora incerto, perché con il 98,9% delle schede conteggiate il suo D66, liberali progressisti ed europeisti, è avanti di soli 15mila voti rispetto ai sovranisti anti-migranti del Pvv di Geert Wilders e soltanto tra lunedì e martedì arriveranno i voti inviati per corrispondenza, dove di solito le destre stentano. Ma poco importa. Perché Wilders ha perso 11 seggi e già prima nessuno voleva allearsi con lui. Mentre Jetten, 38 anni, si è guadagnato il diritto a guidare i negoziati per il nuovo governo. Con l’obiettivo di diventare il premier più giovane, e il primo gay, della storia dei Paesi Bassi.
Nato nel 1987 in una cittadina del sud, lau…
«Het kan wél!». Ovvero: «È possibile!». Ha portato bene a Rob Jetten il suo slogan elettorale dal sapore obamiano, perché in Olanda è stato possibile quello che non lo sembrava affatto: passare dai 9 seggi delle elezioni del 2023 ai 26 conquistati domenica (record storico del suo partito), e da quinto partito a primo.
Quest’ultimo dato è in realtà ancora incerto, perché con il 98,9% delle schede conteggiate il suo D66, liberali progressisti ed europeisti, è avanti di soli 15mila voti rispetto ai sovranisti anti-migranti del Pvv di Geert Wilders e soltanto tra lunedì e martedì arriveranno i voti inviati per corrispondenza, dove di solito le destre stentano. Ma poco importa. Perché Wilders ha perso 11 seggi e già prima nessuno voleva allearsi con lui. Mentre Jetten, 38 anni, si è guadagnato il diritto a guidare i negoziati per il nuovo governo. Con l’obiettivo di diventare il premier più giovane, e il primo gay, della storia dei Paesi Bassi.
Nato nel 1987 in una cittadina del sud, laureato in amministrazione pubblica, ha lavorato per qualche anno come manager prima di darsi alla politica come consulente di D66, formazione che in Europa è nel gruppo macroniano di Renew. Eletto deputato nel 2017, poi capogruppo del partito a soli 31 anni, dal 2022 al 2024 è stato ministro per il Clima e l’Energia del quarto governo di Mark Rutte, mentre dal 2023 è leader del suo partito.
Pro-Ue e filoucraino, Jetten si è battuto per l’aumento delle spese per la Difesa e domenica sera ha ribadito che «L’Europa deve sconfiggere Putin». A Bruxelles, sostiene, l’Olanda dovrebbe usare meno il veto e favorire invece maggiore integrazione europea: «Dobbiamo essere fieri di essere un Paese fondatore e dobbiamo tornare a guidare il futuro della Ue».
Jetten si batte per l’ambiente, sogna di promuovere «la generazione più sana di sempre» e vuole investire di più nell’istruzione e nella cultura, mentre la sua soluzione all’emergenza abitativa — grande tema della campagna elettorale — è la costruzione di dieci nuove cittadine.
Una passione per l’atletica e il calcio, fidanzato con il campione di hockey su prato argentino Nicolas Keenan con cui si sposerà ad agosto in Spagna, Jetten è attento ai diritti civili e anche sull’immigrazione ha posizioni progressiste: la sua ricetta è proteggere chi fugge dalla guerra e vuole integrarsi e deportare le «mele marce». Fascinoso e un po’ nerd — figlio di insegnanti, a 12 anni leggeva due giornali e guardava il tg al mattino, narra la leggenda — ha puntato sulla positività e sull’orgoglio olandese (ha rispolverato da sinistra la bandiera nazionale, perché «siamo un Paese fantastico e possiamo pure migliorarlo»), e la sua popolarità è cresciuta anche grazie alla partecipazione al quiz televisivo The Smartest Person, che era stato registrato prima della campagna elettorale e dove è finito terzo.
«Gli olandesi hanno detto addio alla negatività e alla politica dell’odio», ha detto a Leida domenica, e ieri ha invocato la nascita di un governo «stabile e ambizioso». In un Paese abituato ormai ad almeno sette mesi di negoziati post-elettorali, imbarcherà i cristiano-democratici di Cda e forse sia la sinistra laburista-verde di Frans Timmermans (che si è dimesso dopo la sconfitta) sia il centrodestra Vvd di Dilan Yesilgoz che già ha detto «no, grazie» (ma l’aveva detto anche a Wilders, con cui poi ha messo in piedi un fallimentare governo tecnico). Jetten ha molte opzioni ma dovrà giocare bene le sue carte. Va bene l’idealismo, ma serve scaltrezza per avere la meglio sui bizantinismi e sulle trappole della politica olandese.