PECHINO – Una tregua, fragile. Una pausa delle ostilità su dazi, export di terre rare, sanzioni: di un anno e poi chissà. La volontà di continuare a parlarsi c’è, assicurano cinesi e americani, per continuare a frenare questa guerra commerciale. Donald Trump che annuncia che ad aprile del prossimo anno verrà in visita in Cina, Xi Jinping che dovrebbe ricambiare andando in America subito dopo. I leader delle due superpotenze mondiali hanno provato ieri a mettere le basi di questa de-escalation. Un’ora e quaranta minuti di colloqui a Busan, il primo faccia a faccia dal 2019, dentro un anonimo edificio grigio dal tetto con le tegole blu in una base militare accanto all’aeroporto della città sudcoreana.
Grandi sorrisi di Trump e pacche sulla spalla dell’americano a Xi il quale, data l’espressione sul suo volto, non deve aver gradito molto. Il leader Usa è il primo ad arrivare, il segretario comunista si fa attendere per qualche secondo: segnale che The Donald è impaziente di cominciare …
PECHINO – Una tregua, fragile. Una pausa delle ostilità su dazi, export di terre rare, sanzioni: di un anno e poi chissà. La volontà di continuare a parlarsi c’è, assicurano cinesi e americani, per continuare a frenare questa guerra commerciale. Donald Trump che annuncia che ad aprile del prossimo anno verrà in visita in Cina, Xi Jinping che dovrebbe ricambiare andando in America subito dopo. I leader delle due superpotenze mondiali hanno provato ieri a mettere le basi di questa de-escalation. Un’ora e quaranta minuti di colloqui a Busan, il primo faccia a faccia dal 2019, dentro un anonimo edificio grigio dal tetto con le tegole blu in una base militare accanto all’aeroporto della città sudcoreana.
Grandi sorrisi di Trump e pacche sulla spalla dell’americano a Xi il quale, data l’espressione sul suo volto, non deve aver gradito molto. Il leader Usa è il primo ad arrivare, il segretario comunista si fa attendere per qualche secondo: segnale che The Donald è impaziente di cominciare il vertice e sbandierare il prima possibile qualche vittoria, e che invece il Nuovo Timoniere sa che questa partita se la porta a casa lui.
Passano pochi minuti dalla fine dell’incontro ed è Trump, a bordo dell’Air Force One che lo riporterà a Washington, ad esultare: «L’incontro con Xi è stato fantastico. Sono state prese molte decisioni. Gli acquisti di soia da parte dei cinesi inizieranno immediatamente. Xi si impegnerà per fermare il traffico di fentanyl. La questione delle terre rare è stata risolta. Avremo un accordo. Da 1 a 10, a questo incontro, darei come voto 12». «Cina e Stati Uniti hanno raggiunto un consenso sulle soluzioni ai problemi», dice Xi, aggiungendo che le due parti dovrebbero perfezionare e finalizzare i dettagli, lasciando dunque intendere che c’è ancora del lavoro da fare.
Gli Stati Uniti hanno deciso di abbassare dal 20% al 10% i dazi relativi alla questione fentanyl: i dazi statunitensi contro la Cina scenderanno dal 57% al 47%. Pechino ricomincerà a comprare soia americana (Trump fa così felici gli agricoltori americani, bacino importante di voti) e metterà in pausa i controlli sulle esportazioni di terre rare annunciate ad ottobre (anche se quelle di aprile invece dovrebbero rimanere in vigore), ottenendo il rinvio di una nuova norma Usa che avrebbe ampliato notevolmente il numero di aziende cinesi soggette alle restrizioni commerciali statunitensi e la sospensione dell’indagine sull’industria navale cinese. Sfruttando terre rare, soia e promettendo impegno sul fentanyl, Xi ha ottenuto concessioni importanti.
Si è discusso anche dell’accesso della Cina ai chip prodotti negli Stati Uniti. Nessun nuovo dettaglio su TikTok. Trump assicura che Pechino comprerà energia americana ma un accordo è ancora da definire. C’è ancora un enorme divario tra ciò che Washington vuole e ciò Pechino è disposta ad offrire. E Xi ha un grande arsenale, in primis le terre rare: un rubinetto che può aprire e chiudere per costringere Trump a trattare. «L’approccio a lungo termine della Cina non è cambiato di una virgola. Pechino continua a considerare Washington un partner inaffidabile e raddoppierà gli sforzi per raggiungere l’autosufficienza tecnologica», affermano gli analisti di Trivium.
«L’Ucraina è stata affrontata in modo molto deciso. Ne abbiamo parlato a lungo e lavoreremo insieme per vedere se riusciremo a ottenere qualcosa», ha dichiarato Trump. Silenzio cinese. Non si è parlato invece di Taiwan, «ma sarà un tema che ritornerà presto nelle discussioni», afferma una fonte a Repubblica.
«Le relazioni economiche e commerciali tra Cina e Stati Uniti hanno recentemente attraversato alti e bassi, e questo ha anche fornito alle due parti alcuni spunti di riflessione», dice Xi. Il messaggio è che Pechino ha dimostrato di saper tener testa a Washington e che l’America farebbe bene a ricordarselo. Da qui al viaggio di Trump in aprile in Cina, vedremo quanto l’armistizio di Busan reggerà.