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Gaza, un salvacondotto per la fuga: l’offerta Usa ai miliziani di Hamas

(reuters)

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La proposta alle decine di islamisti ancora nascosti nei tunnel nella zona gialla controllata da Israele. Ieri uccisi altri tre palestinesi
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GERUSALEMME – Tre giorni fa gli americani hanno contattato i mediatori di Egitto e Qatar con un’offerta urgente che suona più come un ultimatum: un passaggio sicuro per i miliziani di Hamas che ancora restano nella zona gialla controllata dall’Idf per spostarsi verso ovest, altrimenti Israele sarà autorizzato a colpire, com’è successo ancora ieri con due raid a Khan Younis che hanno ucciso tre palestinesi.

Per due volte in dieci giorni il cessate il fuoco a Gaza è saltato dopo che miliziani armati hanno ucciso soldati israeliani. È successo in entrambi i casi a Rafah, nel sud, il 19 ottobre e poi il 28, nella zona occupata dagli israeliani: uomini armati sono sbucati probabilmente dai tunnel e hanno fatto fuoco contro i soldati del genio militare israeliano che stavano operando per smantellarli. Hamas ha preso le distanze dagli “incidenti” sostenendo che con i suoi a Rafah non comunica da mesi, e anzi chissà «se sono ancora vivi». Fonti dell’Idf che hanno parlato con i media isra…

GERUSALEMME – Tre giorni fa gli americani hanno contattato i mediatori di Egitto e Qatar con un’offerta urgente che suona più come un ultimatum: un passaggio sicuro per i miliziani di Hamas che ancora restano nella zona gialla controllata dall’Idf per spostarsi verso ovest, altrimenti Israele sarà autorizzato a colpire, com’è successo ancora ieri con due raid a Khan Younis che hanno ucciso tre palestinesi.

Per due volte in dieci giorni il cessate il fuoco a Gaza è saltato dopo che miliziani armati hanno ucciso soldati israeliani. È successo in entrambi i casi a Rafah, nel sud, il 19 ottobre e poi il 28, nella zona occupata dagli israeliani: uomini armati sono sbucati probabilmente dai tunnel e hanno fatto fuoco contro i soldati del genio militare israeliano che stavano operando per smantellarli. Hamas ha preso le distanze dagli “incidenti” sostenendo che con i suoi a Rafah non comunica da mesi, e anzi chissà «se sono ancora vivi». Fonti dell’Idf che hanno parlato con i media israeliani affermano che ci sarebbero ancora decine di miliziani nascosti a est della “linea gialla”, che separa Gaza in due, in particolare a Khan Younis e Rafah. Brigate forse autonome, che contestano i negoziati o che non hanno visibilità sulla situazione in superficie. «Man mano che stringiamo il controllo, escono dai tunnel e attaccano le nostre forze, provocando una risposta da parte nostra che porta a un’escalation», hanno spiegato le fonti.

La Gaza di sotto è una mina piazzata sulla tregua, le rappresaglie israeliane sono già costate la vita a più di 140 palestinesi, e questo spiega perché gli americani provano a stabilizzare il cessate il fuoco con un’offerta che dovrebbe “ripulire” la zona gialla e nello stesso accelerando sul recupero dei corpi degli ostaggi. Uomini di Hamas stanno lavorando con la Croce Rossa nelle zone sotto controllo israeliano, in particolare a Khan Yunis, per cercare i resti degli altri 11 israeliani rapiti e uccisi. Israele nel frattempo ha restituito i corpi di altri trenta palestinesi, Hamas sostiene che ci sarebbero segni di torture su alcuni cadaveri.

Mentre procede lo scambio delle salme, gli Usa cercando di trovare una quadra sulla forza di stabilizzazione internazionale che è cruciale per far avanzare il piano di Trump. Del mandato e della possibile composizione della Isf si discuterà lunedì a Istanbul dove si riuniranno i ministri degli esteri dei Paesi musulmani e alcuni funzionari americani.

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