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Russia, il tempo della disillusione: “L’80% è stanco del conflitto”

(reuters)

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Un sondaggio rivela il pessimismo a causa della crisi economica e del flop dei negoziati. “Ma resta alto il sostegno ai militari”
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È iniziato quello che una sociologa ha battezzato il “tempo della disillusione”. I russi, rivelano sondaggi di diversi istituti, sono sempre più stanchi del conflitto in Ucraina, o meglio dei “sacrifici” che comporta, e sempre più pessimisti sul futuro. Ma restano incapaci d’influenzare il Cremlino.

Per la prima volta oltre la metà degli interpellati ha dichiarato di essere “molto stanca” dell’offensiva russa, ha rilevato un sondaggio commissionato dal Cremlino al Centro Vtsiom. Lo studio esaminato dal media Vot Tak faceva parte di una ricerca del capo dell’Amministrazione presidenziale per il monitoraggio e l’analisi dei processi sociali Aleksandr Kharichev, distribuita ai governatori regionali in vista delle parlamentari del 2026. Il 56% dei russi ha ammesso di essere “molto stanco dell’Operazione militare speciale” in Ucraina, il 9% in più rispetto al 2024, mentre un altro 27% ha dichiarato di essere “parzialmente d’accordo” con quest’affermazione contro il 21% di un anno fa. …

È iniziato quello che una sociologa ha battezzato il “tempo della disillusione”. I russi, rivelano sondaggi di diversi istituti, sono sempre più stanchi del conflitto in Ucraina, o meglio dei “sacrifici” che comporta, e sempre più pessimisti sul futuro. Ma restano incapaci d’influenzare il Cremlino.

Per la prima volta oltre la metà degli interpellati ha dichiarato di essere “molto stanca” dell’offensiva russa, ha rilevato un sondaggio commissionato dal Cremlino al Centro Vtsiom. Lo studio esaminato dal media Vot Tak faceva parte di una ricerca del capo dell’Amministrazione presidenziale per il monitoraggio e l’analisi dei processi sociali Aleksandr Kharichev, distribuita ai governatori regionali in vista delle parlamentari del 2026. Il 56% dei russi ha ammesso di essere “molto stanco dell’Operazione militare speciale” in Ucraina, il 9% in più rispetto al 2024, mentre un altro 27% ha dichiarato di essere “parzialmente d’accordo” con quest’affermazione contro il 21% di un anno fa. In totale l’83% dei russi ha manifestato stanchezza per il protrarsi del conflitto.

Per la sociologa Elena Koneva, responsabile della società di ricerca Komkon, è iniziata una «fase di grave disillusione»: in tanti avevano sperato che il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca avrebbe portato una rapida conclusione delle ostilità, ma si sono dovuti ricredere. «Ciò che i russi stanno vivendo non è paragonabile a ciò che stanno vivendo gli ucraini. Ma sta influenzando il sostegno all’Operazione militare speciale». La popolazione, ha detto, è sempre più preoccupata dal deteriorarsi della situazione finanziaria: il 35% contro il 15% di due anni fa. È proprio la crisi economica ad alimentare il pessimismo. Per l’istituto filogovernativo Fom, da quando è iniziato il conflitto nel febbraio 2022, non si era mai registrata una percentuale così alta di russi convinti che la vita in Russia «non cambierà». Gli ottimisti sono scesi al 27%, il dato più basso dal 2021. Anche l’indipendente Centro Levada, bollato come “agente straniero”, è giunto alla stessa conclusione: «L’ottimismo è diminuito negli ultimi sei mesi». Da marzo a oggi chi prevede un miglioramento sul piano politica è sceso dal 71% al 56% e chi invece sul piano economico dal 58% al 51%. Due i fattori decisivi: il fallimento dei colloqui tra Vladimir Putin e Trump e la crisi economica. Ma, va precisato, il sostegno alle truppe resta alto, al 78%.

I sociologi Vladimir Zvonovskij e Aleksandr Khodykin avvertono che resiste «una visibile “maggioranza pro-guerra”» e che «un cambiamento nell’opinione pubblica sarà possibile quando i russi considereranno le difficoltà un prezzo ingiustificatamente alto da pagare per il proseguimento delle operazioni militari». L’analista Sergej Shelin concorda: «I russi pacifisti sono in crescita, ma confusi e timidi. E incapaci di influenzare le decisioni del regime. Putin però non è indifferente all’umore del “fronte interno”. Esige che i sudditi siano soddisfatti delle privazioni. La sociologia di corte gli fornisce ciò che pretende, ma in realtà i soggetti sono stanchi di sacrifici. Non escludo che, col tempo, questa stanchezza si manifesti, anche se in modi che al momento non ci sono chiari».

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