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Trump conferma i test atomici: “Li faremo se li fanno gli altri”

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Il presidente dopo l’annuncio in Corea: “Presto vedrete”. Ma il Nevada si sfila: “Non da noi”. Anche i tecnici frenano: costi elevati e tempi lunghi per riattivare i siti per le esplosioni
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NEW YORK – Donald Trump conferma che gli Stati Uniti condurranno nuovi test nucleari, «se altri lo faranno», mentre la Cnn rivela che il Pentagono ha dato via libera alla consegna dei missili Tomahawk all’Ucraina, anche se la decisione finale la prenderà solo il presidente. È difficile prevedere ora quali di queste mosse verranno davvero attuate nel prossimo futuro, ma tutto sembra puntare ad alzare la pressione contro i rivali di Washington, prima la Russia e poi la Cina, affinché rinuncino tanto alla corsa al riarmo quanto a prendere l’Ucraina e Taiwan.

Dopo l’annuncio a sorpresa sui social prima del vertice con Xi Jinping in Corea del Sud, molti hanno insinuato che il capo della Casa Bianca avesse fatto confusione tra i missili a propulsione nucleare lanciati nei giorni scorsi dal rivale del Cremlino e le testate atomiche da far esplodere. Quindi ieri, volando verso Mar a Lago, Trump ha precisato: «Faremo dei test, sì, e altri Paesi lo fanno. Se lo faranno loro, lo faremo noi»…

NEW YORK – Donald Trump conferma che gli Stati Uniti condurranno nuovi test nucleari, «se altri lo faranno», mentre la Cnn rivela che il Pentagono ha dato via libera alla consegna dei missili Tomahawk all’Ucraina, anche se la decisione finale la prenderà solo il presidente. È difficile prevedere ora quali di queste mosse verranno davvero attuate nel prossimo futuro, ma tutto sembra puntare ad alzare la pressione contro i rivali di Washington, prima la Russia e poi la Cina, affinché rinuncino tanto alla corsa al riarmo quanto a prendere l’Ucraina e Taiwan.

Dopo l’annuncio a sorpresa sui social prima del vertice con Xi Jinping in Corea del Sud, molti hanno insinuato che il capo della Casa Bianca avesse fatto confusione tra i missili a propulsione nucleare lanciati nei giorni scorsi dal rivale del Cremlino e le testate atomiche da far esplodere. Quindi ieri, volando verso Mar a Lago, Trump ha precisato: «Faremo dei test, sì, e altri Paesi lo fanno. Se lo faranno loro, lo faremo noi». Quando poi i giornalisti gli hanno chiesto se intende innescare vere e proprie esplosioni, non si è sbilanciato: «Vedrete».

Il segretario del Consiglio di Sicurezza russo Serghei Shoigu ha risposto che «le armi nucleari vengono testate regolarmente, ma vengono utilizzati modelli matematici e non esperimenti fisici». Se però Washington procederà con le esplosioni, anche Mosca seguirà. Messo così sembra un gioco delle parti in cui ognuno batte i pugni sul petto, per riaffermare la propria forza e minacciare, senza necessariamente dare seguito con i fatti. Ma con Trump non si può mai dire. Alcuni consiglieri, come quelli della Heritage Foundation, lo spingono a condurre i test, un po’ per verificare l’efficienza dell’arsenale, un po’ perché in segreto gli altri già lo fanno, e un po’ per lanciare un segnale politico.

Gli esperti del settore rispondono che non serve, perché l’arsenale si controlla con verifiche non fisiche e la costruzione di nuove testate era stata già avviata da Biden, senza la necessità di farle scoppiare. Anche se fosse vero che Russia e Cina hanno condotto test in segreto, non si è trattato di operazioni molto significative perché sarebbero state notate, mentre il messaggio politico di un’esplosione innescata dagli americani sarebbe svantaggioso per gli Usa, perché giustificherebbe e inciterebbe tutti a imitarli, perdendo il vantaggio tecnologico di cui oggi godono.

Poi ci sono i problemi pratici, a partire dal fatto che il Nevada National Security Site non viene usato a questo scopo dal settembre del 1992 e le strutture sono fatiscenti. Come minimo servirebbero sei mesi per riattivarle, forse anche un anno, secondo il fisico nucleare ed ex segretario all’Energia Ernest Moni. E il costo sarebbe di oltre 100 milioni di dollari.

A ciò vanno aggiunti gli ostacoli legali. Nel maggio scorso il Parlamento del Nevada ha approvato all’unanimità la risoluzione AJR 13 per mantenere la moratoria sui test nello Stato, e la deputata Dina Titus ha presentato una legge per vietare l’uso di fondi federali a questo scopo. Non sarà l’ostacolo principale per Trump, ma promette di innescare cause legali che potrebbero ritardare ancora di più i tempi.

Il Financial Times nel frattempo ha rivelato che il vertice di Budapest - inizialmente previsto per la settimana scorsa - è saltato per le richieste esagerate di Vladimir Putin, contenute in un memorandum preparatorio inviato da Mosca a Washington. E tutto questo, sommato alla minaccia di fornire i Tomahawk all’Ucraina, potrebbe avere come primo scopo quello di spingere lo zar a negoziare.

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