NEW YORK – Mentre era a bordo dell’Air Force One, diretto in Florida, alla domanda dei giornalisti se stesse pensando di attaccare il Venezuela, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha risposto con un secco “no”. Ma meno di due ore dopo è arrivata la notizia che l’agenzia federale dell’aviazione, su ordine del Pentagono, ha annunciato il blocco dei voli al largo della costa sudorientale di Porto Rico.
La misura è scattata dalla mezzanotte di ieri e durerà fino al 31 marzo 2026. Riguarda l’area di fronte al Venezuela, dove gli Usa hanno dislocato diecimila soldati, otto navi da guerra, un sommergibile d’attacco nucleare e diretto la Uss Gerald Ford, la più grande portaerei della marina americana. Due bombardieri hanno volato a cinquanta chilometri da Caracas, la capitale del Venezuela, mentre il corpo dei Marines ha pubblicato il video di un’esercitazione ai Caraibi. Segnali di un possibile attacco imminente al presidente venezuelano Nicolas Maduro, accusato dalla Casa Bianca d…
NEW YORK – Mentre era a bordo dell’Air Force One, diretto in Florida, alla domanda dei giornalisti se stesse pensando di attaccare il Venezuela, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha risposto con un secco “no”. Ma meno di due ore dopo è arrivata la notizia che l’agenzia federale dell’aviazione, su ordine del Pentagono, ha annunciato il blocco dei voli al largo della costa sudorientale di Porto Rico.
La misura è scattata dalla mezzanotte di ieri e durerà fino al 31 marzo 2026. Riguarda l’area di fronte al Venezuela, dove gli Usa hanno dislocato diecimila soldati, otto navi da guerra, un sommergibile d’attacco nucleare e diretto la Uss Gerald Ford, la più grande portaerei della marina americana. Due bombardieri hanno volato a cinquanta chilometri da Caracas, la capitale del Venezuela, mentre il corpo dei Marines ha pubblicato il video di un’esercitazione ai Caraibi. Segnali di un possibile attacco imminente al presidente venezuelano Nicolas Maduro, accusato dalla Casa Bianca di essere un «narcoterrorista», a capo di una gang che «esporta droga e criminali» negli Stati Uniti.
Secondo il Wall Street Journal, dopo aver ordinato nei Caraibi raid (definiti «inaccettabili» dall’Onu) contro imbarcazioni di presunti narcotrafficanti, con almeno 62 persone uccise, Trump vuole lanciare l’ultimatum a Maduro: è l’ora di andarsene. Gli obiettivi militari, ha aggiunto il quotidiano, sono stati individuati, manca solo la decisione finale. Washington non esclude l’attacco via terra. Il Miami Herald ha parlato di porti e aeroporti in mano ai militari di Maduro e considerati crocevia del traffico della droga, in grado di esportare negli Usa 500 tonnellate di cocaina all’anno. Washington vorrebbe rimuovere il leader venezuelano senza sparare un solo colpo. Maduro, però, non sembra intenzionato ad arrendersi.
Mentre Caracas ha messo in guardia i Paesi vicini, Colombia e Brasile, dalle conseguenze di una guerra, secondo il Washington Post il presidente venezuelano ha chiesto aiuto a Mosca, Cina e Iran. L’erede di Hugo Chavez ha inviato una lettera al presidente russo Vladimir Putin, chiedendo una revisione dei radar difensivi, la riparazione di aerei militari e missili. Al presidente cinese Xi Jinping, Maduro ha proposto una «cooperazione militare», a Teheran chiesto «sensori di rilevamento passivo», disturbatori Gps» e droni con raggio d’azione di mille chilometri. Non si conosce la risposta dei tre Paesi, ma la Russia resta l’ultima speranza per Maduro: domenica un Ilyushin II-76, uno degli aerei sanzionati dagli Stati Uniti per aver partecipato al commercio di armi e mercenari - è atterrato a Caracas.