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Nel nome di Rabin in ottantamila a Tel Aviv contestano Netanyahu

(reuters)
Yuval, figlio del leader assassinato: “Bibi pensa solo al suo tornaconto personale, di fatto è un sostenitore di Hamas”
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GERUSALEMME – E’ la notte dell’altra Israele, dei “soldati nell’esercito della pace”, ha scritto una ragazza vestita di rosa su un cartellone blu. Sconfitti dall’estremismo, ma determinati a cambiare la Storia. «Aveva ragione lui», ripetono ancora, nonostante tutto. Lui, Yitzhak Rabin, il premier laburista che fece gli accordi di Oslo con i palestinesi, strinse la mano ad Arafat, fu amato e ucciso il 4 novembre di 30 anni fa da un giovane di estrema destra, Yigal Amir.

In ottantamila sono tornati in piazza Rabin, a Tel Aviv, per ricordare. Non succedeva da cinque anni: il memoriale era in ristrutturazione, poi c’è stata la guerra a Gaza. Il movimento “Ritorno alla Piazza” ha deciso di rompere il silenzio e la piazza ha risposto: «Solo la pace porterà sicurezza», «Compriamo fragole invece di altre macchine da guerra». Sul palco sfilano i capi dell’opposizione, Yair Lapid, l’ex capo di stato maggiore delle Idf Gadi Eisenkot, il leader dei Democratici Yair Golan. C’è anche l’ostaggio lib…

GERUSALEMME – E’ la notte dell’altra Israele, dei “soldati nell’esercito della pace”, ha scritto una ragazza vestita di rosa su un cartellone blu. Sconfitti dall’estremismo, ma determinati a cambiare la Storia. «Aveva ragione lui», ripetono ancora, nonostante tutto. Lui, Yitzhak Rabin, il premier laburista che fece gli accordi di Oslo con i palestinesi, strinse la mano ad Arafat, fu amato e ucciso il 4 novembre di 30 anni fa da un giovane di estrema destra, Yigal Amir.

In ottantamila sono tornati in piazza Rabin, a Tel Aviv, per ricordare. Non succedeva da cinque anni: il memoriale era in ristrutturazione, poi c’è stata la guerra a Gaza. Il movimento “Ritorno alla Piazza” ha deciso di rompere il silenzio e la piazza ha risposto: «Solo la pace porterà sicurezza», «Compriamo fragole invece di altre macchine da guerra». Sul palco sfilano i capi dell’opposizione, Yair Lapid, l’ex capo di stato maggiore delle Idf Gadi Eisenkot, il leader dei Democratici Yair Golan. C’è anche l’ostaggio liberato Gadi Mozes. Ma sono le parole del figlio di Rabin, Yuval, a far rumore, in una rara intervista concessa alla tv israeliana Kan 12 da un paesino dell’Europa centrale dove si è ritirato a vivere con la moglie e la famiglia.

Ai funerali del padre, nel 1995, la mamma Leah tentennò prima di stringere controvoglia la mano a Netanyahu, allora capo dell’opposizione di destra, il Likud, che non perdonò mai per le sue violente invettive contro il marito. Yuval invece il premier israeliano l’ha incontrato in passato e il suo giudizio non è meno severo: «È distaccato, non ascolta, non presta attenzione. Pensa solo a quale vantaggio può trarre» per se stesso, ha dichiarato. «È un sostenitore di Hamas, non è più un segreto», questa era «la sua strategia. Qual è il ruolo dello Stato, del governo che guida da anni? Qual è il ruolo in questa faccenda? Dichiarazioni vuote e senza senso. Quante volte ha promesso di sconfiggere Hamas? Perché non lo ha sconfitto? Nel 2009 ha detto: “Chi si occuperà di Hamas?” E quante volte: “Noi lo sconfiggeremo, noi, noi...” Qui c’è uno Stato gestito come un bordello. Chi sono i ministri? Chi può pensare di nominare Smotrich ministro delle Finanze? A meno che non si tratti di interesse personale, per proteggersi».

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