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Due secoli di Dottrina Monroe: il pugno duro degli Stati Uniti sul “cortile di casa”

Cuba, aprile 1961. Militari fedeli a Fidel Castro armeggiano con la contraerea dopo aver respinto l’incursione americana alla Baia dei Porci 
Lo scontro con Maduro ha radici antiche: dallo stop agli europei nel XIX secolo al sostegno alle dittature latine della Guerra Fredda
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Nel dicembre 1823, il presidente americano James Monroe dichiara che qualsiasi intervento delle vetuste potenze europee nelle Americhe sarebbe stato considerato «inimico nei confronti degli Stati Uniti» e la Dottrina Monroe diventa manifesto della sovranità a stelle e strisce sull’emisfero occidentale. La guerra tra Usa e Messico (1846-48), con la leggendaria battaglia a Fort Alamo - sugli spalti, cappello di pelliccia e coltello Bowie, Davy Crockett - in cui gli Stati Uniti conquistano Texas, California, Nuovo Messico, è impresa cantata da ballate folk e Hollywood.

Ai primi del Novecento, gli Stati Uniti perfezionano contro l’America Latina la “diplomazia del dollaro e delle navi da guerra”, investimenti, banane raccolte da campesinos affamati per la United Fruit, canali aperti tra paludi malariche come a Panama, cannoni, corazzate, marines in Nicaragua nel 1912 e 1926.

La Guerra Fredda cambia tutto, ogni movimento di sinistra in America Latina fa paventare una Cuba castrista, Washin…

Nel dicembre 1823, il presidente americano James Monroe dichiara che qualsiasi intervento delle vetuste potenze europee nelle Americhe sarebbe stato considerato «inimico nei confronti degli Stati Uniti» e la Dottrina Monroe diventa manifesto della sovranità a stelle e strisce sull’emisfero occidentale. La guerra tra Usa e Messico (1846-48), con la leggendaria battaglia a Fort Alamo - sugli spalti, cappello di pelliccia e coltello Bowie, Davy Crockett - in cui gli Stati Uniti conquistano Texas, California, Nuovo Messico, è impresa cantata da ballate folk e Hollywood.

Ai primi del Novecento, gli Stati Uniti perfezionano contro l’America Latina la “diplomazia del dollaro e delle navi da guerra”, investimenti, banane raccolte da campesinos affamati per la United Fruit, canali aperti tra paludi malariche come a Panama, cannoni, corazzate, marines in Nicaragua nel 1912 e 1926.

La Guerra Fredda cambia tutto, ogni movimento di sinistra in America Latina fa paventare una Cuba castrista, Washington reagisce con aiuti militari, colpi di stato, sostegno a regimi autoritari, guerre per procura. Fallito lo sbarco dei ribelli alla Baia dei Porci, 1961, con Castro ad accusare Mosca di «timidezza contro l’imperialismo», il riluttante presidente Kennedy blocca l’installazione di missili sovietici Icbm e rischia lo scontro nucleare con l’Urss. La guerra atomica viene evitata di un soffio, il saggio Kennedy promuove l’Alleanza per il Progresso, cooperazione economica pacifica per l’America Latina, ma nel 1965 L.B. Johnson, che pure difende i diritti umani dei neri, invia 22.000 soldati nella Repubblica Dominicana ad abbattere il presidente democratico Juan Bosch, seminando odio contro los yanquis per generazioni.

Il colpo di stato in Cile del 1973, immortalato dall’ultimo discorso a Radio Magallanes del socialista Salvador Allende, assediato nel palazzo della Moneda, vede il generale Pinochet tramare con la Cia, e il segretario di Stato Henry Kissinger, tetragono, «Non perderemo il Cile nel lavello!». Nella “guerra sucia”, la sporca guerra dei desaparecidos in Argentina (1976-1983), la giunta stermina migliaia di oppositori politici, con i documenti dell’opposizione ad accusare ancora Kissinger, «Se dovete attaccare, fate presto!».

Henry Kissinger 

Lo struggente diario di Fernando Gabeira “Che ti succede compagno?” (Feltrinelli) ricorda il tormento di chi deve scegliere tra lotta armata e democrazia in Brasile, dopo che nel 1964 il presidente eletto João Goulart subisce un complotto di Washington. Il manuale dei guerriglieri di Carlos Marighela diventa allora lettura dei brigatisti di Curcio, che lo seguono nel terrorismo urbano. In America Centrale, il Nicaragua sandinista (1979) è osteggiato dalla guerra dei Contras (1981-90), finanziati da Ronald Reagan contro Daniel Ortega. Le squadre della morte in Salvador polverizzano il soft power di simpatie pro Usa, i ribelli frugavano i corpi dei caduti cercando nastri di Michael Jackson, prevale purtroppo l’odio. Annota lo storico di Columbia University John Coatsworth: «In meno di un secolo gli Usa intervengono almeno 41 volte in America Latina per ribaltare governi locali». La propaganda ribelle distribuisce volantini con la massima di Kissinger «iI dollaro deve far soffrire la gente, in modo che cambi idea sui governi di sinistra»: apocrifa o no, funziona.

Con l’elezione del democratico Jimmy Carter (1976) si apre un’effimera fase di tolleranza e diritti, il senatore Church denuncia le congiure Cia, il canale torna sotto il controllo di Panama; con Barack Obama (2008), segnali di distensione e perfino diplomazia con Cuba, ma nel XXI secolo il duello con Vladimir Putin, dal Venezuela del dittatore Chávez alla Cuba post Castro, rende l’emisfero sud strategico, in gioco petrolio venezuelano, ubiqua influenza cinese, rotte commerciali. Le minacce di Donald Trump al caudillo di Caracas Nicolás Maduro, con la flotta nei mari dei Caraibi, riecheggiano dunque un passato sanguinoso.

La storia e i grandi scrittori, il colombiano Marquez, il cileno Dorfman, il poeta del Salvador Roque Dalton, dimostrano che l’intervento nord-americano ha provocato più instabilità che democrazia. Le élite locali hanno innescato repressione, pagata dai latinoamericani con dittature, memorie ferite, l’interesse economico a prevalere su valori e indipendenza. Quando gli Usa hanno assunto un approccio rispettoso della sovranità, l’America Latina ha risposto invece rafforzando le istituzioni democratiche. Ma con la portaerei Ford tutta forza avanti e i colectivos - bande di motociclisti al soldo di Maduro a terrorizzare la popolazione - l’aria torna pessima.

In un verso presago il poeta Roque Dalton ammoniva: «Qui la politica costa la vita, e se non lo sai meglio te ne resti zitto» Spese la vita per la libertà comune, fu abbattuto dai terroristi dell’Armata Rivoluzionaria, accusato di essere «spia della Casa Bianca».

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