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Clark: “Solo se resiste ora Kiev potrà sperare in un vero negoziato”

Wesley Clark

 

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L’intervista all’ex comandante Nato: “Gli Usa dovrebbero fornire immediatamente i Tomahawk, ma in aggiunta gli ucraini hanno bisogno di più munizioni per le armi leggere”
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NEW YORK – L’ex comandante della Nato Wesley Clark, che aveva guidato l’Alleanza durante l’intervento riuscito per fermare la guerra in Kosovo, avverte: «Questo è l’ultimo affondo nell’offensiva estiva di Putin, prima che l’inverno lo blocchi. Non sta vincendo, ma è un momento cruciale per il futuro dell’Europa. Insieme agli Usa, dobbiamo dare a Kiev tutti gli strumenti di cui ha bisogno per fermarlo, perché solo così accetterà un vero negoziato diplomatico».

Cosa sta accadendo a Pokrovsk?

«La continuazione della guerra di logoramento, ma gli ucraini rispondono alle infiltrazioni e colpiscono la infrastrutture”.

Mosca dice che si stanno arrendendo.

«Non credo».

Cosa dovrebbero fare gli Usa?

«Fornire immediatamente i Tomahawk, ma in aggiunta gli ucraini hanno bisogno di più munizioni per le armi leggere, 7.62, 5.56, calibro 50, artiglieria da 155. La cosa più importante è che tengano la linea a Pokrovsk e altrove, dove i russi stanno ammassando le forze. Devono resistere perché l’attac…

NEW YORK – L’ex comandante della Nato Wesley Clark, che aveva guidato l’Alleanza durante l’intervento riuscito per fermare la guerra in Kosovo, avverte: «Questo è l’ultimo affondo nell’offensiva estiva di Putin, prima che l’inverno lo blocchi. Non sta vincendo, ma è un momento cruciale per il futuro dell’Europa. Insieme agli Usa, dobbiamo dare a Kiev tutti gli strumenti di cui ha bisogno per fermarlo, perché solo così accetterà un vero negoziato diplomatico».

Cosa sta accadendo a Pokrovsk?

«La continuazione della guerra di logoramento, ma gli ucraini rispondono alle infiltrazioni e colpiscono la infrastrutture”.

Mosca dice che si stanno arrendendo.

«Non credo».

Cosa dovrebbero fare gli Usa?

«Fornire immediatamente i Tomahawk, ma in aggiunta gli ucraini hanno bisogno di più munizioni per le armi leggere, 7.62, 5.56, calibro 50, artiglieria da 155. La cosa più importante è che tengano la linea a Pokrovsk e altrove, dove i russi stanno ammassando le forze. Devono resistere perché l’attacco in profondità richiederà tempo per avere un impatto strategico».

Sono in grado di resistere?

«Questa è la fine dell’offensiva estiva russa, che finora non ha dato grandi risultati. Perciò c’è l’accelerazione. Gli ucraini possono bloccarla. Se ci riescono, il fronte si fermerà fino alla primavera, aprendo nuove strade per la soluzione diplomatica».

Kiev dice che i Tomahawk cambierebbero la dinamica del conflitto e il Pentagono secondo la Cnn ha dato via libera.

«Non penso che deciderebbero la guerra in maniera definitiva, ma avrebbero un impatto significativo. È una delle molte cose di cui hanno bisogno per combattere con successo, perché consentono di colpire le infrastrutture logistiche da cui partono i russi».

Questo aprirebbe la porta ad un negoziato vero con Putin?

«Sì, credo che se l’Ucraina verrà messa in grado di continuare a difendersi ed esercitare una pressione maggiore, muterà anche la dinamica politica. Questa pressione però deve provenire anche dall’Europa e gli Stati Uniti. L’Europa deve smettere di comprare petrolio e gas russi al 100% e potenziare le sue difese. Deve agire contro gli attacchi ibridi in corso e le zone grigie, con regole di ingaggio più robuste e fornendo le risorse in anticipo, dimostrando che le penetrazioni da parte di aerei o droni in cui siete coinvolti possono essere eliminate. Poi bisogna fermare la flotta fantasma che trasporta illegalmente il petrolio russo. Quindi c’è una serie di misure che possono essere prese dall’Europa, intervenendo in qualche modo direttamente nel conflitto, che potrebbero portare ad un esito positivo».

Si discute anche di usare i 300 miliardi di capitali russi congelati, per finanziare l’Ucraina. È necessario?

«Sì, penso che dovreste farlo subito. Sento dire purtroppo che alcune persone, soprattutto in Belgio, sono preoccupate per gli effetti che l’uso di questi capitali avrebbero dopo la guerra e il rischio di essere citati in giudizio dai russi. Francamente sono considerazioni irrilevanti, a questo punto, perché se la guerra non finisce con un successo, non ci saranno cause di cui preoccuparsi. Questo è un momento decisivo per la sicurezza e il futuro dell’Europa, viste le minacce pubbliche di Putin. Preservare la vostra libertà dovrebbe avere la precedenza».

Il vertice fra il presidente Trump e il rivale russo a Budapest è stato cancellato per le richieste inaccettabili di Mosca. Prima di sedersi al tavolo bisogna fermare questa ultima offensiva?

«Ci sono sempre buoni motivi per incontrare un avversario, quindi non direi mai no al dialogo a prescindere. Però credo anche che qualsiasi appuntamento con Putin dovrebbe essere preceduto dalla disponibilità a discutere tutti gli argomenti sul tavolo, senza preclusioni o concessioni fatte in anticipo. Dubito che la Russia accetterà questa impostazione, fino a quando non penserà di correre il rischio di perdere la guerra. Quindi per avere un incontro costruttivo sull’Ucraina con la Russia, coinvolgendo ucraini ed europei, è necessario convincere Putin che sta perdendo. Ciò significa più pressione militare da parte di Kiev contro le forze russe, e quindi più sostegno bellico da parte degli alleati, tanto dal punto di vista militare, quanto da quello economico. Solo così il capo del Cremlino capirà che non può vincere sul terreno, e quindi dovrà accettare un vero negoziato onesto, allo scopo di trovare la soluzione diplomatica al conflitto sollecitata da Trump».

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